S.O.S. animali selvatici


Precauzioni per non far danno a loro e a noi stessi


Innanzitutto c'è da dire che per l'occhio distratto o poco pratico di molti umani è difficile distinguere un animale selvatico veramente in difficoltà, da uno che non lo è.
Certamente in presenza di ferite, incapacità di muoversi, di camminare, di volare, di nuotare, insomma quando un animale non si comporta come sarebbe logico aspettarsi, nessuno avrebbe dubbi circa il suo stato di necessità e molti gli presterebbero aiuto.
Per contro ci sono anche coloro che preferiscono lavarsene le mani, con la scusa che se la caverà da solo...ci penserà la natura...
Altri invece vorrebbero davvero aiutare l'animale, ma vengono assaliti da tutta una serie di dubbi, semplicemente perché non sanno come agire nell'immediato, non sanno se sia opportuno portarlo a casa, non sanno come prendersene cura o temono di non essere all'altezza del compito che li attende.

Può anche succedere che qualcuno raccolga un animale credendolo in difficoltà, mentre non lo è.
Tipico esempio è quello del cucciolo di capriolo che se ne sta tutto solo, accucciato fra l'erba; viene scambiato per un orfano, mentre invece è il normale comportamento di questa specie; il piccolo se ne sta lì, fermo e muto per non attirare l'attenzione dei predatori, in attesa che torni la mamma per allattarlo.
Non bisogna mai toccare questi cuccioli, perché quando la madre tornerà e sentirà che il figlio "puzza d'uomo" lo abbandonerà e lui morirà di sicuro e solo perché qualcuno non ha resistito al pur comprensibile impulso di accarezzarlo.

Il primo meccanismo di difesa che un animale selvatico mette in atto quando viene avvicinato da un essere umano è la fuga.
Pensiamo ora ad un animale che prova dolore e che sta tanto male da essere incapace di fuggire via da noi; immedesimiamoci per un momento in lui che si vede avvicinare sempre più, che sente la nostra voce, che percepisce il nostro intenso odore, che vede addirittura le nostre mani che si protendono per toccarlo, per afferrarlo.
Se non è già più morto che vivo, dobbiamo aspettarci che tenti di difendersi in ogni modo, quindi beccando, graffiando, mordendo.
Alla luce di tutto questo ricordiamo sempre che l'animale non ci sta aggredendo, si sta solo difendendo e per evitare che nel difendersi ci possa fare qualche danno è opportuno che noi prendiamo le nostre brave precauzioni, come ad esempio utilizzare guanti robusti o proteggerci il volto e soprattutto gli occhi.

In caso di soccorso ad uccelli come aironi o gabbiani, teniamo presente che il loro becco, appuntito e dal bordo tagliente come una lama, potrebbe provocarci seri danni agli occhi e alle mani.
Dei rapaci non dobbiamo temere il grosso e ricurvo becco, perché non viene usato per aggredire, ma per lacerare il cibo prima di ingerirlo.
Guardiamoci invece dai loro artigli: hanno una presa potente ed è con questi che aggrediscono, pertanto indossiamo guanti di cuoio che, possibilmente, proteggano anche l'avambraccio.
Attenzione quando si utilizzano i guanti, perché è vero che proteggono, ma tolgono sensibilità alle mani e si rischia di stringere troppo l'animale e provocargli danni più seri di quanti già non ne avesse, oppure di non riuscire a tenerlo fermo con il risultato che divincolandosi si potrebbe far più male o che potrebbe addirittura fuggire.
I guanti sono da evitare del tutto quando si soccorrono uccelli di piccole dimensioni: un merlo, un passero o altri uccelletti useranno il becco per difendersi, ma noi sentiremo solo un bel pizzico.

Quando prestiamo aiuto ad animali come volpi o faine, dobbiamo fare molta attenzione ai morsi, quindi, se non siamo pratici di come trattarli, utilizzeremo senz'altro un bel paio di guanti robusti.
Un topo, una talpa o un coniglio, nonostante non siano dei giganti, hanno denti taglienti come scalpelli da falegname , quindi è bene prendere le dovute precauzioni.
C'è anche da dire che gli animali odiano essere toccati con i guanti e spesso sono più aggressivi verso il soccorritore che li indossa, rispetto a quello che va a mani nude.
Ho sperimentato di persona questi comportamenti senza però trovare una spiegazione e da un bel pezzo ho rinunciato ai guanti; tuttavia per poter fare così bisogna anche sapere molto bene come e in che punto afferrare l'animale, essere rapidi, decisi e tenere una presa forte, ma allo stesso tempo delicata.

Prima di raccogliere un animale è sempre bene spendere qualche minuto per osservarlo a distanza, per cercare di capire, se possibile, qual è il suo problema, in modo da evitare di fare ulteriori danni nel corso delle operazioni di cattura.
Nel caso di un volatile se ad esempio vediamo che ha un'ala ferita o la tiene in posizione anomala, si dovrà tener conto di questo evitando di afferrarlo in modo maldestro, che possa aggravare la lesione.



S.O.S. non solo selvatici

Non sempre gli animali in difficoltà sono dei selvatici; succede di trovarsi a dover soccorrere un gatto o un cane e anche se hanno un "padrone" non dimentichiamo che ognuno di loro ha il proprio carattere, le proprie esperienze alle spalle e possono essere estremamente diffidenti e restii a farsi toccare da sconosciuti.
Alcuni accettano il contatto solo dal proprio compagno umano e con gli estranei si dimostrano quasi più selvatici di un selvatico, quindi anche con loro valutiamo se sia il caso di adottare determinate precauzioni.







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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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