IL CONCETTO DI "RAZZA"

Il concetto di razza è sicuramente uno dei più controversi.
Fu introdotto nel 1700 per definire un gruppo di individui della stessa specie (esseri umani o animali), distinguibili dagli altri della medesima specie per alcune caratteristiche tipiche, come per esempio la forma della testa, il taglio degli occhi, il colore della pelle, del pelo, del piumaggio, ecc.

Tralasciando il concetto di razza riferito agli umani, prendiamo invece in considerazione solamente la sua applicazione agli animali.
Dal 1800 e fino ai primi anni del 1900 si riteneva che le razze animali, lasciate a se stesse in un ambiente naturale, non subissero mutamenti delle loro caratteristiche tipiche.
Tuttavia, nel tempo, i risultati di osservazioni in ambito zootecnico e gli studi sulla genetica e sull'evoluzione dimostrarono che ciò non era affatto vero.
Infatti se gli animali domestici tornano allo stato brado, si affermano e vengono mantenute solo quelle caratteristiche utili alla sopravvivenza in quel determinato ambiente naturale; questo avviene anche in assenza di accoppiamenti e conseguenti incroci con animali selvatici della medesima specie.

La genetica e lo studio dell'evoluzione hanno ampiamente chiarito che il fenomeno della diversità di caratteri morfologici all'interno di una specie è dovuto al fatto che la maggior parte delle specie è in costante evoluzione e che, in genere, si tratta di specie che presentano un'ampia variabilità di tipi morfologici nell'ambito dell'intera popolazione.

Questa realtà così articolata ed in costante mutamento è alla base delle diversità che ancor oggi rendono difficile una classificazione rigida e incontrovertibile.
A seconda delle caratteristiche che si prendono in considerazione è sovente possibile individuare altre sottospecie, razze e varietà.
Alcune di quelle che un tempo erano state classificate come sottospecie, in seguito a studi più approfonditi sono state classificate come vere e proprie razze, mentre talune di quelle che erano ritenute vere e proprie razze sono state invece ridefinite come sottospecie oppure sono state inserite in specie diverse.

Alla luce delle moderne conoscenze, il termine "razza" appare definibile solo in termini biologici generali, nel senso che è possibile individuare, all'interno di qualsiasi specie, dei gruppi che presentano caratteristiche diverse rispetto alla popolazione globale di quella particolare specie.
Questi gruppi con caratteristiche così diverse, diffondendo i propri caratteri tipici, contribuiscono a determinare la variabilità all'interno della stessa specie.
Con il tempo, in seguito al sovrapporsi di fattori genetici e ambientali in grado di determinare una selezione naturale, hanno avuto origine delle sottospecie che, in caso di isolamento geografico o di particolari adattamenti all'ambiente, si sono evolute in specie nuove.

In breve, cosa si intende oggi per razza?
Si tiene in considerazione la definizione data nel 1985 dal professor Elvio Borgioli, autorevole studioso specializzato nella genetica in ambito zootecnico, che scrisse: "Una razza è un complesso di individui della stessa specie, che si distinguono per caratteristiche somatiche e funzionali proprie, trasmissibili ai discendenti per ereditarietà".

Affinché possa essere definita "razza", questi caratteri trasmissibili devono possedere un'alta percentuale di stabilità, solitamente indicata come non inferiore al 75%.
La stabilità deve essere riscontrabile per un minimo di 3 generazioni consecutive.

Oltre alla definizione di "razza" data dal professor Borgioli, è ugualmente tenuta in considerazione la definizione espressa dalla FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) nel 1999, che indica come "razza" "Ciascun sottogruppo specifico di animali di interesse zootecnico con caratteristiche esteriori definibili e identificabili che può essere separato dagli altri gruppi definiti in modo simile all'interno della stessa specie mediante stima visiva, o un gruppo per il quale la separazione geografica o culturale da gruppi fenotipicamente differenti ha indotto ad accettare la propria identità separata".


Per ciò che riguarda gli animali domestici "di razza", sia quelli definiti "da reddito" (es: bovini, suini, ovi-caprini, equini, avicoli, ecc.), o impiegati in attività di tipo "sportivo" (es: i cavalli dei concorsi ippici), o i cosiddetti animali "da compagnia" che si possono trovare nelle nostre case, o quelli presenti negli allevamenti specializzati nella riproduzione di razze specifiche generalmente a scopo di vendita di esemplari di varie categorie (da riproduzione, da compgnia, da esposizione, ecc., come ad esempio cani e gatti), l'attuale definizione di "razza" è accettata dalle rispettive associazioni nazionali degli allevatori, per l'Italia ad esempio l'ANFI (Associazione Nazionale Felina Italiana) per il gatto; l'ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) per il cane, e via dicendo.

L'Italia negli anni '90 ha recepito e dato corso all'attuazione della direttiva 91/74/CEE, concludendo l'iter con la promulgazione del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n°529 relativo alle condizioni zootecniche e genealogiche che disciplinano la commercializzazione degli animali di razza.

Il testo del Decreto Legislativo di cui sopra è stato pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" n°7 dell'11 gennaio 1993 - Serie Generale, Supplemento Ordinario n°5 ed è consultabile alle pagine 11 e 12.








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Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
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Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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