IL GATTO DI RAZZA

Lo scopo di questa pagina non è la metodica descrizione delle diverse razze di gatti, né si intende trattare in maniera scientifica l'argomento "gatti di razza"; per queste cose ci sono siti specializzati, dove chi è interessato troverà senza dubbio informazioni complete e pertinenti; questa pagina ha il solo scopo di fornire qualche sommaria indicazione di base.

Oggi i gatti di razza di tutto il mondo, a seguito di studi dedicati, possono essere geneticamente divisi in quattro grandi gruppi: Europa Occidentale, bacino del Mediterraneo, Africa Orientale ed Asia.
Uno dei risultati di tali studi smentisce la presunta origine del gatto Abissino, che si riteneva fosse stato introdotto in Inghilterra nel 1860 dai soldati di ritorno dalla guerra d'Abissinia; in realtà gli antenati di questa razza provenivano dall'Europa e dal Sud Est asiatico.
Anche i gatti italiani e tunisini sono una miscela genetica fra gatti dell'Europa occidentale e del bacino del Mediterraneo, probabilmente in conseguenza dello stretto legame che da sempre è intercorso fra queste aree geografiche.

Quando si parla di gatti di razza, alla maggior parte delle persone viene spontaneo pensare a quelle tipologie chiaramente differenti dai "soliti" gatti di casa o da quelli che si è abituati a vedere nei cortili, nelle strade, nelle campagne, animali generalmente a pelo corto, dal musetto più o meno lungo, con il mantello dei colori più disparati e con altrettanta varietà di disegni: gatti tigrati, a macchie, monocolori, bicolori, tricolori, ecc.
Chiedendo ad una qualsiasi persona di descrivere un gatto (ma succede la stessa cosa per il cane) quasi sempre risponderà riferendosi ad un animale con le caratteristiche di quelli che è abituato a vedere e che oggi sono chiamati "meticci"; qualcuno parlerà anche di gatti di razza, e sarà in grado di elencarne.
In ogni caso si tratta di animali di cui non si conoscono con certezza i genitori e tanto meno i nonni, i bisnonni e gli altri antenati più lontani.

Se vengono poste domande relative ai gatti di razza, la persona-tipo farà riferimento a quelle più conosciute da tempo, come ad esempio il Persiano, il Siamese, il Certosino, ecc., per arrivare a citare anche le razze di più recente riconoscimento e quelle attualmente molto richieste, a pelo lungo o semilungo, come il Norvegese delle Foreste, il Maine Coon, il Siberiano.

Non tutti però sanno che per poter essere definito "di razza" non è sufficiente che l'aspetto del gatto sia quello tipico di una certa razza.
Giusto per fare qualche esempio, è frequentissimo che chi ha un gatto tutto grigio affermi di avere un certosino.
Quello che sembra una palla di pelo lungo e morbidissimo, col musetto appiattito e il naso cortissimo viene comunemente definito persiano, se invece ha le tipiche caratteristiche riscontrabili nel mantello del siamese, si pensa di essere in presenza di un siamese, e così via.

Un tempo un gatto a pelo lungo era semplicemente...un gatto a pelo lungo, a meno che non fosse totalmente candido, nel qual caso lo si definiva d'Angora.

In alcune zone d'Italia il gatto a pelo lungo, ma non bianco, prendeva generici nomi locali; per esempio in alcune aree del Piemonte era chiamato dialettalmente "gat mamùn" (gatto mammone).

Attualmente invece, con la facilità di accedere alle informazioni, quasi tutti conoscono i nomi delle più note razze di gatti a pelo lungo o semilungo.
Ecco quindi che oggi nessuno ha più un semplice gatto a pelo lungo, ma sono diventati tutti, o quasi, Maine Coon, Norvegesi, Siberiani, ecc.


Come però già detto per sommi capi QUI per poter definire l'animale come "di razza" è necessario che sia di comprovata genealogia e queste informazioni sono riportate nel documento chiamato "pedigree".
Pertanto è evidente che, non essendo possibile stabilire la genealogia dei bei gattoni a pelo lungo che si incontrano qua e là, essendo impossibile conoscerne gli ascendenti, per legge non possono essere definiti "di razza", ma attenzione, questo divieto si applica solamente a chi intende venderli come "gatti di razza" e a chi li fa riprodurre per poterne vendere la prole dichiarandola "di razza".
Non c'è legge alcuna che vieti, a qualsiasi persona che abbia dei gatti e che non ne faccia commercio o riproduzione con l'intento di spacciarli come "di razza", di affermare che il proprio animale di casa sia...un persiano, un maine coon, un siberiano, un siamese, ecc. perché ne presenta le tipiche caratteristiche fisiche.
E' però ovvio che parlando con persone che hanno un gatto col pedigree, affermare di averne uno di razza...ma senza il pedigree, produrrà il solo effetto di innescare reciproci, quando sterili battibecchi; i primi faranno riferimento alla legale definizione di razza, i secondi diranno che non gliene importa nulla del pedigree e continueranno a definire siamese, persiano o che dir si voglia il proprio animale, bastando loro che il micio in questione abbia determinati caratteri fisici.

Gli addetti ai lavori e i possessori di animali di razza talvolta definiscono quelli senza pedigree col termine generico di "bastardini" (vocabolo che ha in sè una connotazione un po' dispregiativa) o, come si preferisce dire oggigiorno, "meticci"; talora invece, quando in apparenza hanno le caratteristiche tipiche di una razza, li definiscono simil-norvegesi, simil-angora, simil-maine coon, simil-siberiani, simil-siamesi e via dicendo, semplicemente perché "sembrano" e non c'è il pedigree che lo confermi.

Cosa ne discende da tutto questo?
Indubbiamente che un gatto col pedigree è certamente di razza, però un gatto senza pedigree non è detto che non possa anche essere di razza; non lo si può escludere a priori, ma per averne la certezza sarebbe necessario sottoporlo a particolari e complessi test genetici, solo che generalmente chi ha uno di questi gatti senza pedigree, ben raramente, per non dire mai, è interessato a sapere se è davvero di razza; è semplicemente il suo compagno peloso con il quale si è creato un rapporto di reciproco amore. Punto.
Ben diverso è il discorso per chi desidera far riprodurre il gatto per avere dei cuccioli di razza, generalmente poi destinati alla vendita; è più che ovvio che in questi casi il proprietario deve essere certo che i suoi riproduttori siano effettivamente di razza, altrimenti i cuccioli non potranno ottenere il pedigree ed essere definiti di razza.

COME NASCE UNA RAZZA?
Togliamoci dalla mente l'idea che un gatto di razza sia tale da generazioni che si perdono nella notte dei tempi.
La maggior parte delle razze attualmente note deriva da selezioni e incroci effettuati dall'uomo, per poter arrivare ad avere animali che rispondano a caratteristiche ben definite; sono gatti che così come li vediamo oggi non sono mai esistiti in natura, allo stato selvatico.

Tipico esempio è il PERSIANO, sulle cui origini ci sono diverse teorie.
Una di esse riguarda il ruolo ricoperto da Pietro della Valle (1586-1652) personaggio eclettico e versato nelle più disparate discipline e grande appassionato di viaggi; di particolare rilievo fu quello da lui compiuto verso oriente fra il 1614 e il 1626; i suoi scritti consentirono agli europei di acquisire nuove e importanti conoscenze su quei Paesi.
Della Valle portò in Europa alcuni esemplari di una razza locale di gatti a pelo bianco e lungo, dai quali avrebbe poi avuto origine il Persiano.

Un'altra teoria sostiene che il vero antenato dell'attuale Persiano provenisse dalla Turchia, più precisamente dalla regione di Ankara, da cui il nome Gatto d'Angora, attribuendo al naturalista francese Nicolas-Claude Fabri De Peiresc l'introduzione in Europa, verso il 1630, del primo gatto d'angora turco.

Una terza teoria attribuisce le origini del Persiano ad un piccolo gatto tipico degli sterminati altopiani dell'Asia centrale.

La prima dettagliata descrizione di un gatto persiano è contenuta nel libro di storia naturale di Georges Louis Leclerc Buffon (1707-1788), dove si parla di "...un Persiano azzurro, dal fine pelo lucido e setoso, con una splendida coda a pennacchio coperta di peli lunghi cinque o sei dita...".

E' bene tener presente che l'Angora e il Persiano, come li conosciamo oggi, sono il frutto di un pesante intervento umano di selezione e hanno ben poco del comune antenato.

Inoltre il Persiano "moderno" non ha avuto origine in Persia, ma molto più verosimilmente nell'Europa Occidentale.
A conferma ci sono i risultati di un accurato studio sull'evoluzione genetica delle razze feline, nel corso del quale sono state studiate 22 distinte razze provenienti da Corea, Cina, Turchia, Israele, Germania, Finlandia, Brasile e Stati Uniti.
...descrizione foto..... Queste razze provengono da un'area chiamata dagli studiosi "Fertile Crescent", cioè "Mezzaluna Fertile" che si può identificare con la zona del Medio Oriente, approssimativamente a forma di quarto di luna, che si estende dal Golfo Persico, passando per il sud dell'Iraq, la Siria, il Libano, la Giordania, Israele e l'Egitto settentrionale.
Studiando il DNA del gatto persiano, una ricerca dell'Università della California ne ha identificato antenati europei, di origine finnico-tedesca.

La selezione vera e propria del Persiano iniziò nella seconda metà del 1800 e questa nuova razza ottenne un grandissimo successo alla mostra felina che si tenne a Londra nel 1871.
Nella selezione si puntava ad ottenere soggetti di taglia massiccia e dal pelo sempre più lungo, folto e soffice.

...descrizione foto.....
Il Persiano non era caratteristico solo per il pelo, ma anche per il tipico musetto da bambola, corto e con gli occhi rotondi.
Sul finire del 1800 vennero definiti i primi standard di razza e successivamente sorsero i primi Club di amanti del gatto Persiano.
La regina Vittoria, proprietaria di una coppia di persiani blu, è annoverata fra i più noti allevatori del tempo.

Terminata la prima guerra mondiale, la continua e sempre crescente richiesta di gatti persiani portò gli allevatori inglesi a dedicarsi in modo assiduo alla loro riproduzione e selezione, trascurando però di evitare una eccessiva consanguineità, il che portò inevitabilmente all'indebolimento della razza.

A partire dalla metà del 1900 gli allevatori puntarono, mediante una selezione davvero spinta all'inverosimile, ad ottenere soggetti con caratteristiche somatiche portate all'eccesso, enfatizzando quella che era la più evidente caratteristica del Persiano: la tipica canna nasale corta.

...descrizione foto.....
Il Persiano cosiddetto "normotipo" (quello della foto più sopra) venne pertanto progressivamente messo da parte, per giungere a quello "ipertipico" (qui a lato), che corrisponde agli odierni standard di razza.
Il muso molto schiacciato e la canna nasale cortissima e ripiegata verso l'alto, con la punta che arriva all'altezza degli occhi, come vuole lo standard di razza attuale, non sono altro che malformazioni indotte appositamente mediante processi di selezione da parte degli allevatori e sovente sono causa di riniti e congiuntiviti, non potendo avvenire il normale scarico nasale; anche i problemi di respirazione sono tutt'altro che infrequenti.

Un animale è, prima di ogni altra considerazione, un essere vivente e va rispettato anche nel suo benessere fisico; non si dovrebbero "creare" animali semplicemente per soddisfare i capricci estetici degli umani, senza tener conto dei problemi di salute che certe aberrazioni fisiche finiranno per provocare quasi inevitabilmente.

Il Persiano normotipo attualmente non è accettato nelle esposizioni feline che si basano sullo standard di razza ora vigente.
C'è anche un Persiano detto "di vecchio tipo" con il muso normalmente lungo, ma anche questo non è ammesso nelle esposizioni basate sull'attuale standard.

...descrizione foto.....
Il Persiano è quindi un gatto creato dagli allevatori, partendo dai gatti d'angora, che erano notevolmenti differenti dal tipo di animale che si ottenne; infatti i veri Angora erano di corporatura snella, slanciata, con il muso per nulla schiacciato.
Nonostante oggi il gatto ANGORA (foto a fianco) sia quello dal manto bianco, una volta esistevano gatti di questa razza in tutt e le colorazioni del mantello.
Non si sa bene per quale motivo ad un certo punto furono banditi tutti gli altri colori.
Proprio nel periodo del bando questa razza fu pericolosamente prossima all'estinzione, anche perché si prese a preferire la razza persiana, considerata esteticamente più bella e caratterialmente più docile.
In seguito l'Angora venne rivalutato per merito del governo turco che affidò allo zoo di Ankara il compito di preservare la razza, anche se esclusivamente nel colore bianco.
Tuttavia la presunzione umana di decidere di privilegiare un colore rispetto agli altri si è tradotta, per il gatto d'Angora, in uno stress selettivo non indifferente, che ha contribuito ad indebolire anche questa razza.
Negli Stati Uniti, nel 1970, il gatto d'Angora bianco tornò in auge e qualche anno dopo si diffusero anche gli altri colori.
Tuttavia ancora oggi allevatori "puristi" rifiutano di far procreare gli esemplari colorati, misteri della mente umana...

LE RAZZE NATURALI
Sono davvero poche le razze di gatti che possono essere definite naturali e sono quelle dove l'intervento umano volontario è stato pressoché assente e che si sono venute a formare spontaneamente attraverso accoppiamenti casuali tra tipologie di gatti che si sono trovate a condividere le stesse zone e che sono rimaste isolate, per motivi vari, come ad esempio la vastità dei territori e la scarsa interazione degli esseri umani che le abitavano, con quelli di altre terre; queste condizioni hanno diminuito in modo drastico la possibilità che venissero introdotti gatti tipici di altre zone, così che non si sono avute o si sono avute in misura estremamente ridotta, mescolanze con altre popolazioni di gatti.
Tipici esempi di razze a pelo lungo sono il Maine Coon scoperto nell'omonimo stato degli U.S.A. e da cui ha preso il nome questa razza e il Norvegese delle Foreste.

...descrizione foto..... La razza a pelo semilungo di più recente riconoscimento, che è ufficialmente avvenuto solo nel 1990, è il Siberiano, il tipico "gatto di fattoria" diffuso in Russia e che è stato conosciuto nel resto d'Europa praticamente solo dopo la caduta del muro di Berlino e la conseguente disgregazione della vecchia URSS.

Se ti interessa conoscere origini e caratteristiche del Gatto Siberiano clicca QUI






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Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Siamese


Certosino




Siberiano


Norvegese delle Foreste


Maine Coon


Siberiano, Norvegese e Maine Coon: il tipico profilo di ognuna di queste tre razze.
L'osservazione di queste specifiche caratteristiche è utile utili ai fini del riconoscimento.



Il "gatto mammone"
Gatto mammone..., ma come ha avuto origine questa denominazione?
Il gatto mammone è una creatura magica della tradizione popolare, con le caratteristiche di un enorme gatto, terrificante a causa delle movenze e dell'aspetto demoniaco.
In un passato neanche troppo lontano era fortemente radicata la credenza che il gatto mammone si divertisse a terrorizzare le mandrie al pascolo, provocandone di conseguenza la fuga scomposta, con il risultato che qualche animale moriva precipitando nei dirupi.

Questa superstizione affonda le sue radici nel Medioevo, quando il gatto era ritenuto una creatura malefica e demoniaca, mentre Mammona è un vocabolo utilizzato nella lingua aramaica, in riferimento al demonio.

La figura del Gatto Mammone avrebbe però origini ben più indietro nel tempo, risalendo al dio Maimone dei Fenici e al dio Amon degli antichi Egizi.
Presso questi popoli il gatto era un animale sacro, amato e rispettato per l'enorme contributo nel tener controllata la popolazione di topi, che mettevano a rischio i cereali stoccati nei depositi.
Questo felino era anche simbolo di fertilità; tipico esempio ne è la dea Bastet degli Egizi, rappresentata con la testa di gatto.
E naturalmente si celebravano riti in onore di queste divinità.

Con l'avvento del Cristianesimo, dopo la caduta dell'Impero Romano questi antichi rituali pagani vennero demonizzati e persero il loro significato positivo di protezione degli umani e di conseguenza anche il gatto venne assimilato alle forze del male e perseguitato per secoli e secoli, e anche oggigiorno non si può certo dire che goda di molta simpatia in certi...ambienti.
I quadri e gli affreschi che adornano le chiese del nostro Paese spessissimo presentano raffigurazioni del gatto come manifestazione del demonio.


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