RICHIAMI VIVI

Il giorno 8 novembre 2012 l'eurodeputato Andrea Zanoni ha depositato un'interrogazione denuncia alla Commissione Europea, in merito alla cattura di uccelli selvatici per mezzo di impianti che utilizzano reti, i cosiddetti roccoli.
Il Commissario UE all’Ambiente, Janez Potočnik, in risposta, il 15 gennaio 2013 ha sottolineato che “ai sensi della direttiva 2009/147/CE (direttiva «Uccelli selvatici») per tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nell’UE, gli Stati membri vietano la cattura deliberata e la vendita, il trasporto per la vendita, la detenzione per la vendita, nonché l’offerta in vendita di uccelli vivi e di uccelli morti” ed ha ricordato che “è pertanto un chiaro obbligo per le autorità degli Stati membri istituire un sistema opportuno di attuazione e applicazione dei divieti summenzionati e delle relative disposizioni”.
Da notare come il divieto riguardi espressamente la vendita.

Come mai allora in Italia si continuano ad utilizzare i roccoli e si continuano a catturare migliaia e migliaia e migliaia di uccelli ogni anno?
Semplice: gli impianti sono regolarmente autorizzati dalle Regioni, nello specifico Marche, Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia, che li hanno dati in gestione alle rispettive Province.
Naturalmente "fatta la legge, trovato l'inganno" e quindi gli uccelli così catturati non vengono venduti, ma regalati.
A chi? Naturalmente ai cacciatori che ne fanno richiesta e che arrivano addirittura alle mani per accaparrarsi gli esemplari migliori all'atto della distribuzione.
In questo modo, regalando, non si vìolano le Direttive UE.

Se poi vengano davvero tutti ceduti gratuitamente, oppure ci sia anche uno sporco traffico clandestino, sorge legittimo qualche (più che fondato) dubbio.
Basta leggere le cronache giudiziarie per rendersi conto che esiste un "mercato nero" dove sono implicati funzionari e guardie provinciali; d'altra parte si sa che le "mele marce" sono un po' come il classico prezzemolo...
Giusto per portare un esempio, nel febbraio 2012 a Treviso è iniziato un processo in merito all'uso delle reti e al maltrattamento grave degli uccelli catturati, processo che attualmente vede imputate 10 persone, tra le quali anche pubblici dipendenti, guardie e funzionari provinciali; altri imputati hanno patteggiato e per loro il procedimento penale si è concluso.

Naturalmente a causa delle lungaggini del nostro sistema giudiziario sono andati in prescrizione i reati relativi all'accusa di bracconaggio, mentre sono ancora perseguibili quelli di maltrattamento di animali, abuso d’ufficio e furto aggravato.
L’inchiesta era partita nel 2008 quando la Forestale mise sotto sequestro il Centro di Cattura di Cordignano.
Secondo l’accusa, il responsabile del Centro, protetto da alcuni dipendenti della Provincia, avrebbe avuto a sua disposizione una quantità illecita di uccelli che poi vendeva sul mercato clandestino in violazione della Direttiva 2009/147/CE e delle Leggi dello Stato Italiano.
La prossima udienza del processo è fissata per il dicembre 2013.

Seguite questo filmato, nel quale l'Europarlamentare Zanoni spiega i motivi che lo hanno spinto a presentare l'interrogazione a Bruxelles e vengono mostrate le condizioni in cui vengono tenuti i poveri pennuti, generalmente merli, tordi e cesene.


I poveri uccelli per poter diventare "richiami vivi ad uso caccia" vengono sottoposti a vere e proprie torture fisiche e psichiche da parte di esseri ignobili e vigliacchi.
Non meno ignobili e vigliacchi sono anche tutti coloro che, in un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente, anche senza sporcarsi materialmente le mani, partecipano e lucrano su tutta questa sofferenza.


Un video che mostra l'inanellamento illegale di uccelli selvatici, pratica clandestina molto più diffusa di quanto non si creda.




La barbarie dei richiami vivi







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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Sessaggio dei "richiami vivi"

Alcuni degli imputati al processo di Treviso sono accusati di maltrattamento di animali per aver effettuato la cruenta pratica del sessaggio dei tordi, un terribile metodo di vivisezione artigianale, utile a definire il sesso di questi uccelli migratori.
Questa pratica viene effettuata perché risulta quasi impossibile distinguere il maschio dalla femmina, perché sono simili per piumaggio e dimensioni ed essendo utilizzabile nella caccia e perciò vendibile come richiamo vivo soloil maschio, queste povere bestiole vengono sottoposte ad una operazione chirurgica dolorosissima, in condizioni igieniche raccapriccianti e senza anestesia, per definirne appunto il sesso.
Per il sessaggio viene effettuato un taglio nel basso ventre e spostando le interiora viene ispezionata la parte sottostante la spina dorsale, dove sono collocati i piccolissimi testicoli del tordo.
I maschi vengono poi ricuciti alla buona, o addirittura la ferita viene incollata.
La mortalità è superiore al 50-70 per cento.
Le femmine, inutili per i cacciatori poiché non cantano, di norma vengono uccise immediatamente mediante schiacciamento della testa.


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