Allevamenti avicoli: VITA DA OVAIOLA




Il primo numero da sinistra che per legge è stampigliato sulle uova, indica anche il tipo di allevamento da cui provengono.
La maggior produzione di uova è del tipo contrassegnato dal codice 3.






Codice 3-Allevamento in gabbia (detto anche "in batteria")

Negli allevamenti di questo tipo le povere pennute trascorrono la loro intera vita rinchiuse in enormi capannoni illuminati giorno e notte, con l'aria appestata dal tanfo del mangime e delle feci.
In questi lager vi sono diversi piani di minuscole gabbie metalliche, nelle quali perdono presto molte penne, restando mezze nude; non riescono neppure a rigirarsi o a sgranchirsi le ali e sovente le zampe si ulcerano a contatto del grigliato delle gabbie.
Restano pressoché immobili, muovendo solo il collo, per raggiungere cibo e acqua davanti a loro.


L'uovo che depongono non lo potranno "coccolare" nemmeno per un attimo, perché subito dopo l'emissione scivolerà via rotolando in un'apposita sede esterna, finendo sul davanti delle gabbie, dove verrà raccolto dagli operatori; ogni gallina semplicemente vedrà il proprio uovo fuori dalla gabbia, davanti a se, vicino, ma irraggiungibile...




La densità abitativa nelle batterie è di 25 galline per metro quadrato.
L'enorme stress che domina l'intera esistenza di queste povere recluse le porta a sviluppare ben presto atteggiamenti aggressivi nei confronti delle prigioniere attigue, tanto che cercano di beccarsi fra di loro, mentre altre volte ci sono comportamenti autolesionisti che consistono nello strapparsi da sole le poche penne che riescono a raggiungere.








L'industria alimentare nella maggior parte dei casi utilizza proprio questo tipo di uova di basso costo per confezionare i vari prodotti, come pasta all'uovo, maionese, merendine, gelati, creme e dolciumi in genere.







La stessa cosa succede per il settore della ristorazione: mense, fast food e ristoranti.
Anche la maggioranza degli stessi consumatori, purtroppo, acquista uova di questo tipo, sia per disinformazione, sia perché la sola cosa che a molti interessa è spendere poco.






Codice 2-Allevamento "a terra"

Ci sono poi le uova di galline allevate "a terra" e sono contrassegnate dal codice 2.
La denominazione di questo tipo di allevamento non deve trarre in inganno.


Le galline sono allevate in enormi capannoni, dove vengono ospitate fino a venti-trentamila ovaiole tutte insieme; vivono strette le une alle altre; qua e là, inframmezzo a quel brulicante esercito pennuto...e ben presto anche spennacchiato...si possono scorgere i dispenser per il cibo e l'acqua.
Lo spazio a disposizione di ognuna è grande all'incirca quanto un foglio di carta formato A4.

Anche qui l'illuminazione è artificiale e la luce è accesa giorno e notte.



L'aria è piena della voce delle povere galline, nonché del puzzo dell'accoppiata mangime-feci, né più né meno come nelle batterie.
Già, le feci, che non vengono mai rimosse fino al momento nel quale l'allevatore deciderà che la produzione di uova non raggiunge più livelli soddisfacenti, ragion per cui le galline verranno uccise tutte, per finire sui banchi delle macellerie e dei supermercati, al raggiungimento dei 15-18 mesi di età al massimo.





All'uccisione di tutte le galline seguono la pulizia e la disinfezione dell'ambiente, in attesa che altre decine di migliaia di sventurate creature condannate senza colpa a quella vita d'inferno prendano il posto di quelle ammazzate; questo viene elegantemente ed asetticamente definito "vuoto sanitario"...



Le uova nel caso di questi allevamenti vengono deposte sul pavimento o nei nidi posti ai lati del capannone; sovente sono tanto sporche che devono per forza di cose venir lavate.


Codice 1-Allevamento "all'aperto"

Se sull'uovo leggiamo il codice 1 si tratta ancora di galline allevate a terra nei capannoni, che per un certo numero di ore al giorno vengono lasciate uscire all'aperto a turno.
Non pensate però a galline che razzolano in un bel prato verde; il capannone è sempre il solito lager, mentre il recinto esterno è coperto da reti antipassero e reti ombreggianti; qui la densità delle pennute è di 2-3 capi per metro quadrato di spazio, ma il terreno, soggetto ad intenso calpestio, defecazione e razzolamento, è brullo e puzzolente né più né meno del capannone.
Anche queste galline per lo stress sono soggette a sviluppare comportamenti aggressivi con le compagne e quindi anche loro hanno subito il debeccaggio.
Rispetto a quelle allevate sempre al coperto il miglioramento è davvero ben poco apprezzabile.


Codice 0-Allevamento "biologico"

Quando invece sull'uovo leggiamo il codice 0 la provenienza è da allevamento biologico.


Le galline sono allevate all'aperto, in ampi spazi che permettono di vivere in maniera più conforme alla loro natura di animali che amano vagare nei prati, sotto il sole o la pioggia, razzolando alla ricerca di cibo; durante la notte entrano nei ricoveri al chiuso.
Queste galline per legge non possono subire la mutilazione del becco.
Vengono alimentate con cibi vegetali, come granaglie e verdure fresche.
Per le galline l'unica nota positiva dell'allevamento "bio" è che per lo meno fanno una vita più decente e non sono stressate come quelle degli altri tipi di allevamento.
Per il consumatore ciò significa avere uova migliori dal punto di vista nutrizionale ed organolettico, sia per la qualità del cibo fornito alle ovaiole, sia per la vità meno stressante che conducono, checché ne dicano i soliti pseudo esperti-tuttologi che in televisione si premurano di informare i telespettatori che le uova "sono tutte uguali".



Alla fine della loro sempre breve carriera di "macchine da uova" tutte le galline, anche quelle degli allevamenti "bio" vengono uccise.
Quando le galline si ammalano non vengono curate, ma anche in questi casi vengono uccise; agli allevatori costa meno acquistarne di nuove, piuttosto che curare le malate.




La strage degli innocenti

Dalle uova di razze ovaiole nascono sia femmine che maschi.
In qualsiasi allevamento per la produzione di uova, anche in quelli "bio", si vogliono solo le femmine.
I maschi, purtroppo per loro, sono ritenuti solo "scarto", perché in queste razze vocate alla produzione di uova lo sviluppo muscolare resta modesto e non risponde agli standard richiesti dai consumatori, che vorrebbero polli "tutto-petto".
Avete mai notato quanto siano oramai spropositate le dimensioni di un qualsiasi petto di pollo in vendita?
Ecco dunque che l'uomo ha inventato sistemi sbrigativi per disfarsi di questi "inutili" maschietti, uccidendoli subito dopo la nascita, appena effettuato il sessaggio.

A volte vengono semplicemente gettati in mucchio gli uni sugli altri, morendo schiacciati dal loro stesso peso; altre volte vengono buttati su piastre elettrificate, dove restano folgorati, ma il sistema maggiormente in uso è il tritacarne.
Come potete vedere dal filmato, i piccoli finiscono tra le lame che li stritolano.
Cosa diventino in seguito...mah!
Concime organico? Cibo per altri animali? O che altro ancora?


Ogni tanto vedrete un pulcino letteralmente "appeso": è la parte del macchinario che provvede al taglio del becco.
Efficienti come ad Auschwitz...

La mutilazione del becco



Gli allevatori utilizzano la crudele tecnica del "debeccaggio" per far sì che le galline non possano utilizzare il becco, se non per mangiare e bere.
Oltre ad essere doloroso e a causare un'irreversibile ipersensibilità del moncone, questa pratica aumenta il rischio di gravi infezioni e naturalmente non consente più al becco di ricrescere, tranne isolati ed eccezionali casi, quando l'animale si era mosso durante l'amputazione e la cesoia meccanica aveva tagliato via una porzione di becco ridotta.





Una gallina con il becco mutilato avrà grande difficoltà a raccogliere il cibo qualora si trovasse in natura; non riuscirebbe nemmeno a strappare qualche filo d'erba o ad afferrare un vermetto, perché la parte superiore e quella inferiore non avranno più le caratteristiche indispensabili che aveva dato madre natura.
Riusciranno semplicemente a ingerire le schifose miscele industriali pellettate o sbriciolate.




La forzata convivenza e l'eccessiva densità abitativa portano le galline a sviluppare un grave disturbo comportamentale detto pica che fa sì che si becchino l'una con l'altra, arrivando addirittura al cannibalismo vero e proprio, estraendo le viscere delle compagne a furia di beccarne la zona anale, senza che le poverette si ribellino.

Per evitare ciò, che per l'allevatore è solo una perdita finanziaria, un tempo si utilizzavano degli speciali occhiali "ciechi" che non permettevano alle galline di vedere davanti a loro; oramai da anni però si preferisce tagliare loro il becco, utilizzando una cesoia meccanica; l'operazione ovviamente viene fatta senza anestesia...


Attualmente è vietato per legge il taglio del becco; pensate allora che questa pratica sia stata abbandonata? Niente affatto!
Infatti il legislatore ha posto il divieto al debeccaggio solamente per gli animali di età superiore ai 10 giorni di vita, il che significa semplicemente che tale pratica continua ad essere fatta praticamente sui neonati...



Ora che a seguito della pressione di quanti hanno a cuore la sorte degli animali si profila all'orizzonte la possibilità che tale divieto divenga assoluto, gli allevatori sono in fibrillazione, preoccupatissimi perché le galline riprenderanno a beccarsi fino ad uccidersi.
Preoccupazione dettata dall' essere persone sensibili alle sofferenze dei poveri animali?
No di certo; l'unica sensibilità è legata alla sofferenza del proprio portafoglio.

Non si creda però che il taglio del becco sia una pratica "moderna".
Osservate questa fotografia scattata in Toscana nei primi anni del 1900: il contadino con la mano sinistra trattiene per il becco un'anatra e nella mano destra brandisce un falcetto che sta per abbattersi sul becco della povera pennuta.
Il bimbo che sta osservando la scena la riterrà normale pratica e una volta cresciuto con tutta probabilità perpetuerà la barbara tradizione.
Sapete per quale motivo veniva tagliato il becco alle anatre e alle oche?
No?! Mai sentito parlare di paté de fois gras?






Adotta una gallina

Chi ha la possibilità di avere un pezzetto di terra dove predisporre un ricovero per la notte protetto dalle intemperie e un'area esterna sufficientemente ampia può recarsi in uno di questi allevamenti industriali per acquistare una o più galline; dovrà però occuparsi di loro, fornendo buon cibo e cure in caso di malattia; le galline lo ricompenseranno producendo molte uova ogni anno.

Sì, avete capito bene, proprio ogni anno, perché non è vero che le galline dopo poco più di un anno non faranno più uova.
Semplicemente dopo tutta una stagione di deposizione, con l'arrivo dell'autunno andranno a riposo, per riprendere la produzione l'anno seguente, con il ritorno della primavera.
Tutti i lavoratori hanno diritto alle ferie, non vi sembra?

Ed ecco ora Caterina, gallina salvata da un allevamento-lager.


Una gallina arriva a vivere mediamente 12-15 anni, producendo uova ogni anno; alcune particolarmente longeve sono giunte anche a 20 anni di età.
Non sono per niente animali stupidi, riconoscono benissimo chi si occupa di loro, si affezionano e stringono un rapporto affettivo.
Sta a noi umani comprenderle e mettere da parte i pregiudizi e i luoghi comuni che indicano la gallina come "stupida".



C'è adozione e adozione

In internet ci sono tantissime offerte di adozione, non solo per le galline, ma per altri animali come pecore, mucche, conigli, ecc.
Tutti animali di cui normalmente l'uomo si ciba, però leggendo la parola "adozione" tutto viene in mente fuorché l'idea di mangiarsi l'animale, e invece...

Molte aziende agricole danno in "adozione" a chi lo desidera uno o più animali, dietro pagamento di una quota generalmente semestrale o annuale.
In cambio si avrà diritto ad una percentuale di quanto producono: uova, formaggi, ecc.

Alla fine si potrà avere anche parte o tutto il loro corpo.
Magari già pronto per essere cucinato, come spiega in questo volantino una delle tante aziende che pubblicizzano questo tipo di adozione.
Sono stati volutamente oscurati nome e logo dell'azienda, per non rischiare di farle involontaria pubblicità.






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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Dall'allevamento...al piatto

















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