PERCHE' UN LAGO MUORE

Questo, purtroppo, è fenomeno che si riscontra in parecchi dei grandi e piccoli laghi del nord Italia.
Prendiamo in considerazione ad esempio il Lario ovvero il Lago di Como, che trent'anni fa era un bacino pescoso dove erano presenti molte specie di pesci; esisteva la pesca professionale e nonostante ciò questa attività sembrava non incidere troppo sulla fauna ittica, in quanto il pescato era abbondante e arricchiva i molti pescatori professionisti della zona.
Ma già quindici anni fa la situazione si presentava decisamente diversa e si cominciava a notare il calo delle specie ittiche più pregiate, quindi le più richieste e di conseguenza le più pescate e cioè Coregone, Persico reale, Agone.
Per l'Alborella si notava un calo lieve ma costante.

Tutto ciò era stato fatto presente da più parti con la speranza che venisse posto un rimedio per evitare che la situazione peggiorasse ulteriormente.
Purtroppo però veniva sistematicamente e drasticamente negata l'esistenza del problema, anzi addirittura furono varate norme per modificare le caratteristiche delle reti da pesca.
Fu infatti introdotto l'uso del monofilo per le reti dei Coregoni, riducendo però la lunghezza massima consentita per ogni rete, in quanto proprio a ragione dell'uso del monofilo erano più pescose delle vecchie reti.
Tuttavia ben presto, sotto la pressione dei pescatori professionisti, si concesse anche per le reti in monofilo la stessa lunghezza di quelle di vecchio tipo.
Poi, perchè potessero utilizzarne ancora di più, si diede la facoltà alle mogli dei pescatori di avere la licenza di pesca professionale e così facendo si dava la possibilità al pescatore di usufruire di un metraggio doppio di reti.
Infatti non si vide nessuna di queste consorti solcare il lago con la barca da pesca e calare o salpare le reti...e per evitare cha qualche Guardia solerte potesse sanzionare il pescatore che utilizzava le reti della moglie, fu introdotta una norma che lo autorizzava a farlo!



La rarefazione dell'Alborella
Per fortuna se non altro venne introdotto il fermo pesca dell'Alborella, ma purtroppo dopo pochi anni, proprio quando se ne stava registrando un lieve incremento numerico, la pesca di questa specie fu di nuovo autorizzata, seppur con qualche limitazione riguardante i giorni della settimana in cui era consentita.

Pertanto l'Alborella che stava lentamente tornando a crescere numericamente, in un momento così delicato e decisivo fu di nuovo sottoposta alla pressione di pesca, sia dilettantistica che professionale, ma non solo.
Infatti oltre alla pesca anche altri fattori contribuirono a rendere pressoché nullo l'effetto del fermo pesca degli anni precedenti.
Alcuni mezzi pubblici della Navigazione Lago di Como, soprattutto il catamarano di recente acquisto, nonché il notevole aumento del numero dei motoscafi da diporto, causavano un forte e continuo moto ondoso che interessava la zona costiera dove soprattutto Alborella e Cavedano depongono le uova, con la conseguenza di spazzare via intere deposizioni.

A tutto ciò si deve unire un altro danno causato dalla presenza di sbarramenti artificiali nel fiume emissario del lago.
Il forte prelievo di acqua su richiesta degli agricoltori della pianura durante la stagione delle coltivazioni ed il conseguente parziale svuotamento di questi bacini artificiali aveva l'effetto di provocare un consistente abbassamento delle acque lacustri proprio in coincidenza con il periodo di frega di Alborella e Cavedano, i quali depongono le uova a riva in poca acqua.
Con l'improvviso calo del livello delle acque ogni anno puntualmente miliardi di uova andavano in secca rendendo vane le deposizioni.

Da dieci anni a questa parte il calo di presenza dell'Alborella è stato drastico, al punto che questa specie ittica è oramai presente solamente in pochi branchi sparsi, poco significativi.
Sono state fatte nuovamente pressioni perché venissero presi provvedimenti di restrizione sulla pesca, ma risultarono parole al vento.

Finalmente nel 2011 si prese in considerazione di regolamentare nuovamente la pesca all'Alborella chiudendola al prelievo professionale, consentendola però per la pesca dilettantistica nel numero massimo di venti esemplari al giorno da utilizzare per la pesca con il vivo e lasciando libero l'uso dello scoubidou per la pesca al Persico reale...e così molti pescatori si portano a casa le alborelle regolarmente pescate e ancora vive, per utilizzarle poi con comodo, o almeno così dicono...
Tutto regolare, le norme lo consentono, se non che...fatta la legge, trovato l'inganno.
Infatti è consentito acquistarne come esca nei negozi di articoli per la pesca in numero illimitato e pertanto in riva al lago potrà capitare di vedere un pescatore con moltissime alborelle vive, ma non avendolo visto nell'atto di allamarle, un Guardiapesca non potrà fargli osservazione, altrimenti si sentirà rispondere che sono state acquistate o portate da casa e men che meno potrà redigere un verbale di accertamento e contestazione...una vera "presa per...", ma d'altra parte, quando certi Enti hanno la vista corta, non può succedere che questo...
Per poter effettuare un efficace controllo sarebbe necessario mettere un Guardiapesca alle costole di ogni pescatore, mentre invece l'organico è decisamente sottodimensionato e le Guardie che si occupavanoo di questo, all'atto pratico erano Volontarie e non retribuite; addirittura erano solo due sulla sponda est del lago, perché quelle stipendiate dall'Ente erano e sono impegnate prevalentemente in altri compiti.
Altre Guardie volontarie, tranne rare "incursioni" lacustri concentrate all'epoca del divieto di pesca di agone e lavarello, erano e sono pressoché inesistenti.

E questi pescatori furbacchioni, con la scusa delle alborelle da usare per il vivo e della giustificazione di averle acquistate o portate da casa, in effetti si stanno solo facendo una bella pescata a scopo di...frittura! Infatti c'è chi pesca i 20 esemplari consentiti, li porta a casa (c'è chi abita in loco) o semplicemente li mette nel contenitore frigo che tiene in macchina e poi torna a pescarne altre 20 e così via; l'importante è che non incappi in un Guardiapesca che lo veda pescare alborelle a varie riprese nello stesso giorno, visto che appunto non devono superare il numero complessivo di 20.
E dato che come appena detto più sopra l'organico è quello che è...i furbacchioni hanno vita facile.
Alla fine anche quei Guardiapesca efficienti si sono stancati di essere "presi per..." da una parte e dall'altra e hanno dato le dimissioni.
Vorrà dire che quando le alborelle saranno sparite del tutto, forse a qualcuno balenerà nel cervello di non aver fatto ciò che sarebbe stato da fare e a qualcun altro di non aver messo giudizio a tempo ed ora, anche se è improbabile che venga loro in mente...



Persico reale, scoubibou e Alborelle
Il Persico reale è sì presente nel Lario, ma oramai tendenzialmente in esemplari di piccola taglia cioè al di sotto della misura minima consentita per la cattura.
L'utilizzo dello scoubidou per la sua cattura comporta un inevitabile prelievo di alborelle.
Il danno però non è legato solo al gran numero di alborelle che vengono in tal modo uccise, ma anche al notevole numero di esemplari di Persico reale che essendo di lunghezza inferiore al minimo consentito, devono essere rilasciati vivi in acqua.
Purtroppo questo pesce ingoia l'esca in profondità e sovente le operazioni di slamatura gli comportano danni gravi che ne causano poi la morte; stessa cosa per quegli esemplari che portati velocemente in superficie dalle zone d'acqua profonde in cui vengono pescati subiscono danni irreparabili a quel delicato organo che è la vescica natatoria.

L'uso dello scoubidou è tuttora consentito in quanto legato a vecchissime tradizioni locali, ma il suo uso si dimostra largamente dannoso per le due specie ittiche coinvolte in questo tipo di pesca, e cioè Alborella e Pesce persico, rompendo l'equilibrio della popolazione ittica e rendendo difficle ripristinarlo.
Si fosse almeno evitato di portare al punto di non ritorno l'alborella, visto che è il primo anello dell'alimentazione dei pesci predatori!

Anche per il Coregone le cose non sono andate meglio; addirittura in certi periodi dell'anno è stata concessa la rete con maglia più stretta perché a detta dei professionisti questi pesci erano...troppo magri!!!... e il pescato era diventato scarso.
Da notare che veniva già fatta una forte pesca accidentale di Coregoni di piccola taglia in un certo periodo, con la rete per Agoni che ha una maglia assai più stretta, e già questo danno si ripercuoteva sul buon andamento del mantenimento della popolazione di questo pesce.

Ma da questo orecchio non ci si sente...o meglio, non si vuol sentire, anzi si ripopola il lago di lucci e trote, predatori che si aggiungono a predatori e scombinano ancora di più un equilibrio già ampiamente compromesso.



A chi giova tutto questo?
L'ecosistema lacustre è un bene dell'intera comunità, la quale ha il diritto di usufruirne, ma che va tutelato in modo da non impoverire e non distruggere questa risorsa.
Si è però rivelato inutile discutere dei vari regolamenti, perché non solo questo non viene accettato, ma a volte viene addirittura considerato offensivo; i "professoroni" di turno non tollerano di essere contraddetti o che si metta in discussione il loro operato e a nulla vale mettere sotto il naso gli scarsi, quando additittura pressochè nulli risultati ottenuti finora.



Di chi è dunque la responsabilità?
Un solo dato è certo e indiscutibile: il drastico calo della popolazione ittica in generale.
Alla domanda se siano state adottate per tempo misure veramente efficaci e idonee per contrastare questa tendenza negativa...beh, visti i risultati e lo stato pietoso in cui si trova il lago, non si può che rispondere in modo negativo.
Sorge quindi spontanea una domanda: ma allora chi è stato, chi è, almeno principalmente, il colpevole?

Non certo gli uccelli ittiofagi come qualcuno vorrebbe far credere.
Infatti se il lago fosse stato gestito senza subordinare le scelte gestionali alla politica del non scontentare qualcuno o dell'accontentare qualcun altro, l'impatto degli uccelli ittiofagi sarebbe stato di gran lunga meno pesante.
Purtroppo però quando si raggiungono i limiti minimi di popolazione ittica, basta poco per creare uno sbilanciamento pressoché irreversibile.

Tutti colpevoli pertanto: la gestione, la pesca indiscriminata dei pescatori professionisti, i quali dovevano semplicemente mettere il cervello dove altri non l'hanno messo, i pescatori dilettanti perché pur di dimostrare di essere abili, sovente molti di loro non hanno saputo limitarsi al divertimento e hanno anche sprecato il pescato, mentre altri ne hanno addirittura fatto commercio.
Il risultato ben si vede, ormai siamo costretti a guardare il lago nella speranza di vedere qualche raro pesce muoversi su un fondale brullo e disabitato.



La crudele pesca con il vivo

Innesco di un pesce per pescare con il vivo

La pesca con il vivo consiste nel prendere il pesce da usare come esca ed infilzargli il corpo con l'amo; solitamente gli viene fatta entrare la punta da una narice e viene fatta uscire dall'altra, oppure entra dalla bocca ed esce dalla narice o la stessa cosa viene fatta infilzandolo per la schiena, in modo da non ucciderlo; tuttavia egli cercherà di fuggire e si agiterà e nuoterà; naturalmente essendo attaccato alla lenza non potrà mai liberarsi.
Il suo destino sarà quello di essere inghiottito da un altro pesce e così il pescatore potrà catturare quest'ultimo.
Se non viene ingoiato da un suo simile, il pesce innescato vivrà e si agiterà nell'inutile tentativo di liberarsi, per molti e molti interminabili minuti, anche decine, fino al momento in cui morirà, oppure quando non si agiterà più come vorrebbe il pescatore, quest'ultimo lo strapperà via dall'amo e lo getterà dove capita: in acqua o anche semplicemente al suolo.
Quelli gettati in acqua moriranno ugualmente e alla fine della battuta di pesca le acque intorno al pescatore saranno disseminate da tanti piccoli cadaverini tristemente galleggianti...
Questi amanti sfegatati della pesca con il vivo meriterebbero di subire la stessa sorte: infilzati con un uncino e così legati ad una corda e gettati in acqua per farsi una bella nuotata, tentando (inutilmente) di sfuggire al supplizio e...buon bagno!
Naturalmente, per essere più simili al pesce che non ha mani, dovrebbero avere le loro legate!
Inutile giustificare queste crudeltà con la scusa delle "tradizioni".
Siamo nel terzo millennio e l'essere umano potrebbe cercare di evolversi un tantino rispetto al passato!
E meno male che non si fanno ancora sacrifici umani con la stessa scusa, visto che un tempo presso alcuni popoli si faceva anche questo!







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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Pescatori professionisti


Pesca dilettantistica sul fiume Adda


Il catamarano della
Navigazione Lago Como


L'inevitabile moto ondoso
causato dal catamarano


Fara Gera d'Adda:
diga di S. Anna


Dervio: pesca dilettantistica dell'agone


Lecco: pesca dilettantistica
al ponte Kennedy


La diga di Olginate,
fra il lago di Garlate e il fiume Adda



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