IL COLLARE DI ROCKY

Il cane Rocky Rocky davvero non capiva.
Ogni volta che abbaiava sentiva un dolore fastidiosissimo sulla nuca, proprio dove percepiva i due poli di ferro del collare: positivo e negativo.
Per forza non capiva: Rocky è un bel setter, un giovane maschio. Vaglielo a spiegare che quello che gli cinge la gola è un collare elettrico, frutto della tecnologia moderna. Di libera vendita, anche attraverso i canali online di internet. E disciplinato, come strumento di educazione dell'animale, in modo a dir poco contraddittorio.

Rocky abita sulle alture di Castelletto.
Anzi, abitava, visto che i suoi padroni sono stati denunciati per maltrattamento di animali dal nucleo delle guardie zoofile ambientali di Genova. E per lui si è profilato un soggiorno obbligato al canile municipale, in attesa che si definiscano le responsabilità dei suoi "amici" umani.

Sono stati alcuni vicini di casa della coppia di padroni del setter a permettere di scoprirne le vicende.
Il cane aveva a disposizione un bel cortile in cui stare, con sole e zone di ombra, sotto agli alberi.
Ma i suoi latrati erano divenuti ben presto un problema: davano fastidio ai residenti dei piani superiori dello stesso stabile dove vivono i due proprietari dell'animale.
Gli inquilini avevano raccomandato di educare Rocky a non abbaiare, perlomeno a limitarne la inevitabile "rumorosità".
La scorciatoia per ottenere il silenzio del cane è venuta in mente ai due (una coppia di professionisti di circa 40 anni) consultando i siti web, dove poi avevano ordinato e acquistato il collare elettrico anti abbaio.

Gli investigatori delle guardie zoofile non hanno fatto altro che recarsi a Castelletto, presso il condominio segnalato da un residente, qualche settimana fa.
Hanno effettivamente trovato un vicino di casa della coppia proprietaria di Rocky, che ha consegnato loro il collare appena rimosso dal collo dell'animale.
Rocky, infatti, come se avesse capito che il vicino poteva dargli una mano a non avere più quegli strani dolori, aveva sporto la testa dalla grata del giardino. E si era lasciato togliere il dispositivo elettrico senza emettere un lamento.

Per una denuncia per maltrattamento di animali (articolo 727 del Codice Penale) occorre la prova del maltrattamento stesso.
E questa è arrivata con il parere del veterinario che si è recato insieme alle guardie zoofile a Castelletto.
Inevitabilmente, per la coppia proprietaria del setter, è scattata la segnalazione alla Procura della Repubblica.
Rocky infatti, per le continue scariche elettriche dovute ai suoi latrati, era in pessime condizioni di salute. E spaventato a morte da un meccanismo che proprio non riusciva a capire.
A nulla sono valse le giustificazioni della coppia ("E' uno strumento di libera vendita, credevamo si potesse utilizzare...").

In effetti la commercializzazione del collare elettrico è permessa da una sentenza del Tar del 2006, con cui si consentiva ad alcune aziende l'importazione e la vendita del dispositivo.
Poi venne un'ordinanza ministeriale, nel gennaio scorso con cui si proibiva ogni maltrattamento di animali.
E infine, nell'aprile scorso, un'altra decisione del Tar ne ha ribadito la libera diffusione.
Ma su queste disposizioni incombe comunque l'articolo del Codice Penale, sul maltrattamento degli animali.
(Articolo apparso su "IL SECOLO XIX" - Genova 31/8/2008)



COLLARE ANTI-ABBAIO
Importante sentenza della Corte di Cassazione


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Diretto da Avv. Carmelo Giurdanella

Animali Penale 26 settembre 2013, 09:00
Cassazione: il collare antiabbaio è strumento di maltrattamento dei cani

La Corte di Cassazione ha ribadito che l'uso del collare antiabbaio rientra nella previsione del Codice Penale che vieta il maltrattamento degli animali

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 38034 depositata il 17 settembre 2013, ha ribadito (si veda precedente pronuncia della Suprema Corte n. 15061/2007) un importante principio di diritto: l'uso del collare antiabbaio rientra nella previsione del codice penale che vieta il maltrattamento degli animali.
In questa prospettiva di continuità la Suprema Corte ha ritenuto che il collare elettronico, fondandosi esso sull'uso di scosse o altri impulsi elettrici somministrati al cane tramite telecomando, provochi un dolore incidente sull'integrità psicofisica del cane.
Ciò in quanto, cito letteralmente la motivazione, "la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività".

Nel caso di specie è stata ritenuta sussistere la violazione del secondo comma dell'articolo 727 c.p., reato contravvenzionale, che prevede la punibilità di chi detenga animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.
Ciò in quanto "L'uso di tale collare produce effetti difficilmente valutabili sul comportamento dell'animale, talvolta reversibili, altre volte permanenti, ma comunque considerabili maltrattamento."

L'utilizzo dei collari elettrici, dopo l'entrata in vigore della legge 20.07.2004 n. 189 "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento di animali nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate", ha dato origine a diverse problematiche.
Qui si può accennare al loro divieto d'uso da parte del Ministro della Salute, tramite diverse ordinanze, sospese dal Tar del Lazio e sistematicamente reintrodotte.

La Cassazione, osservando in via incidentale che l'annullamento del provvedimento da parte del giudice amministrativo non riguardava le valutazioni di merito, è perentoria affermando, in via definitiva, che, "l'uso del collare antiabbaio, a prescindere dalla specifica ordinanza ministeriale e dalla sua efficacia, rientra nella previsione del codice penale che vieta il maltrattamento degli animali".

A parere di chi scrive, una volta appurata la nocività dell'uso dei collari elettronici, la condotta ravvisabile sarebbe quella, più grave, prevista dall'art. 544ter del codice penale che prevede il delitto di maltrattamento di animali laddove gli stessi, per crudeltà o senza necessità, vengano sottoposti a sevizie o a comportamenti insopportabili con le loro caratteristiche etologiche.
Da considerare, in alternativa, l'applicabilità del secondo comma dell'appena citato articolo che prevede le medesime pene per chi sottopone gli animali a trattamenti che procurino danno alla salute degli stessi.
Secondo la Suprema Corte l'uso dei collari elettronici, in sè, comporta un danno del genere.
L'ipotesi contravvenzionale, decisa dal G.i.p. del Tribunale di Rovereto, cui la Suprema Corte ha aderito, ha l'innegabile vantaggio di prescindere dall'atteggiamento psicologico di dolosa volontà crudele o non necessitata da parte dell'agente.
Sulla non necessarietà della condotta dolosa un'ultima considerazione: la Cassazione ha osservato come l'uso del collare elettrico risultasse, nel caso di specie a essa sottoposto, di fatto, priva di utilità avendo il cane, su cui il dispositivo elettronico era stato installato, un'indole docile e remissiva.

A mio modesto parere l'inflizione di sofferenze a un essere senziente, tramite l'utilizzo di un mezzo quale il collare elettronico che ha già, di per sé, una natura preventiva che prescinde dall'attualità del pericolo rappresentato dall'animale aggressivo, non risulterebbe mai giustificabile.

Al di là di questa piccola nota critica l'importanza della decisione è evidente e rappresenta, senza dubbio, un caposaldo in materia di diritti degli animali.

Pubblicato da Enrico Ruggiero il 26 settembre 2013 alle 09:09 in Animali Penale




A tutt'oggi i collari antiabbaio continuano ad essere in vendita sia nei negozi che nei siti online.
Le nostre Leggi vietano di usarli, ma è consentito acquistarli.
Ogni ulteriore commento è superfluo...






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