CACCIATORI ITALIANI

Non solo ai nostri giorni, ma anche in passato la caccia è stata considerata e praticata come divertimento; oggi la chiamano "sport".
Fondamentalmente però è sempre stata un importantissimo mezzo di sopravvivenza per moltissime specie animali, tra le quali l'uomo.
Le popolazioni che ancora oggi sono al di fuori della nostra cosiddetta civiltà e che continuano a vivere come ai primordi, in simbiosi con l'ambiente che li circonda, per sopravvivere praticano anche la caccia o la pesca.
Non considerano però queste attività come un divertimento; per loro è proprio questione di vitale importanza: uccidere un animale significa poter mangiare e potersi procurare di che coprirsi o materiali come ossa e tendini per costruire utensili e armi.
teschi di bisonte
I nativi nordamericani, più conosciuti come "pellerossa" praticavano la caccia per procurarsi cibo e pelli, ma lo facevano con rispetto, non sprecavano ciò che prendevano alla natura, non uccidevano più di quel che serviva loro.

Per distruggere le mandrie di bisonti c'è voluto l'arrivo degli europei, che cacciavano per profitto, per divertimento e per togliere risorse vitali agli indigeni e nel breve volgere di un centinaio d'anni portarono quasi all'estinzione questi animali che da millenni abitavano le praterie, e anche gli indiani.


Oggi quanti cacciatori italiani uccidono per fame, per mangiare?
Siccome qui in Italia tra inquinamento, urbanizzazione e caccia gli animali si sono oramai estremamente rarefatti e la legislazione qualche "paletto" l'ha messo, ecco che gli appassionati dell'ammazzatina si stanno rivolgendo verso luoghi dove gli animali sono ancora abbondanti, la natura è ancora selvaggia e i locali legislatori, checché se ne dica, sono poco oculati nel prevedere l'impatto ambientale a medio o lungo termine di una simile politica gestionale del patrimonio faunistico.
D'altra parte i "turisti della caccia" portano legalmente valuta sonante e qualcuno ci campa decisamente bene.
Parallelamente alla legalità però prospera la corruzione, purtroppo assai diffusa in certi Paesi, tanto da essere considerata una pratica normale.
Fanno sorridere le affermazioni di alcuni tour operator che ci tengono a puntualizzare quanto siano protezionisti e quanto sia severamente regolamentata la caccia in certi posti; lo sarà sulla carta, forse, ma all'atto pratico le cose si dimostrano parecchio differenti.
Anche la legge migliore serve a poco o nulla, se chi la deve far rispettare è disposto a farsi comprare o a vendersi...

Oramai sono sempre più frequenti le cosiddette aziende faunistico-venatorie messe in piedi all'estero da italiani che poi organizzano le "vacanze di caccia e pesca" offrendo pacchetti tutto compreso (volo, ospitalità e ammazzatine) a prezzi che ad esempio per l'Irlanda in questo ottobre 2013 vanno da un minimo di 1690 euro a persona per le allegre brigate composte da 3 a 6 cacciatori, mentre se si tratta solo di un paio il prezzo è leggermente superiore: 1980 euro (prezzi di "Casa Rizzini" che trovate sulla rivista "Il mese di caccia" edito dall'Associazione Nazionale Libera Caccia).
Molti cacciatori preferiscono usare i propri automezzi, soprattutto quando si tratta di località prossime ai nostri confini nazionali.

In genere il vasto panorama delle aziende che propongono queste "vacanze di caccia" offre le più disparate soluzioni, così si può scegliere se andare ad ammazzare oche cenerine in Islanda, fagiani, lepri e anatre in Serbia, starne in Ungheria, anatre in Argentina e Costarica, oche in Estonia, altri animali in Nord Africa e via dicendo.
Lì avranno la possibilità si sparare fino ad avere i crampi al dito indice; potranno farsi fotografare con decine, quando non centinaia o addirittua migliaia di animali morti ai piedi, potranno riempire i frigo portatili o nasconderli tra il carico di qualche camion diretto in Italia, portandosi a casa l'ambìto carico di morte, che stiperanno nel congelatore casalingo.
Quante abbuffate con gli amici, ricordando le "prodezze" di quei giorni; si sentono come guerrieri di ritorno dalla battaglia, sono convinti di aver compiuto chissà quali epiche gesta...
Poi passa il tempo, sono stufi di mangiare quella selvaggina, cominciano a cercare di regalarne a destra e a manca; quando non ci riescono, tutto finisce nel cassonetto dell'immondizia, così nel congelatore ci sarà nuovo spazio da riempire con le vittime della prossima "trasferta" estera.
Naturalmente ci sono, e non sono pochi, anche coloro che vendono la cacciagione a ristoratori compiacenti...

I cacciatori italiani sono universalmente conosciuti come "insaziabili cacciatori di piccoli uccelli".
Leggete attentamente il pdf "Cacciatori italiani all'estero" tratto dal sito CABS.

Noi cacciatori amiamo la natura!
La scusa maggiore che accampano i cacciatori è quella di far credere che amano la natura e la proteggono, magari pulendo i boschi o ripopolandoli di selvaggina...
Si li hanno puliti i boschi, anzi ripuliti e infatti non vola e non cammina più nessuno.
Poi alcuni di loro hanno pensato anche di ripopolare, non autorizzati, introducendo cinghiali, magari presi nei Paesi dell'Est e contaminati da sostanze radioattive (come di recente si è venuti a conoscenza) per poter cacciare "qualcosa di grosso".
Ecco questo è il loro modo di proteggere la natura!

La caccia è da condannare sempre e comunque?
Dipende.
Quando è sport, divertimento, gusto di veder scorrere il sangue nel delirio di onnipotenza dell'uomo sull'animale, modo truculento di passare qualche ora o qualche giorno all'aria aperta, la caccia è senza ombra di dubbio una pratica inammissibile per una società civile.
La sola forma di caccia ammissibile è quella praticata per sopravvivere, per non morire di fame.
Oggi nel nostro Paese non esiste un solo cacciatore che versi in simili condizioni di indigenza, da essere costretto ad uccidere per mangiare.
Anche perché se fosse tanto povero non potrebbe permettersi di spendere ogni anno migliaia di euro fra tasse, equipaggiamento e tutto quanto ruota intorno al mondo della caccia.







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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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