CACCIA, HOBBY MORTALE

La caccia in un lontano passato era praticata per poter sopravvivere e lo è tuttora presso quei gruppi etnici che la nostra società moderna considera primitivi.
L'animale vive la sua vita libera finché un altro animale-animale o un animale-uomo non ne spezzano l'esistenza, semplicemente per procacciarsi del cibo.
"Mors tua, vita mea"...è semplicemente la legge della natura.

Ma oggi qual è il motivo per cui molti imbracciano un fucile e vanno alla ricerca di un altro essere vivente per ucciderlo?
Non certo per potersi riempire la pancia; nella nostra società "civile" del terzo millenio la caccia non è ciò che fa la differenza tra la vita e la morte.
Nessun cacciatore infatti vi dirà che uccide per necessità; qualcuno definisce la caccia uno "sport", altri la chiamano "divertimento", altri ancora "hobby" oppure "passione"...o "qualcosa che ce l'hai nel sangue" o ancora "ciò che fa di un uomo un "vero" uomo...

Probabilmente si tratta del permanere nel DNA umano di frammenti del un retaggio di un lontano passato, però l'uomo si definisce "sapiens", si picca di avere un cervello che gli consente di ragionare, di capire, di valutare...

Indubbiamente i patiti della caccia, gli sfegatati che al solo vedere un animale non riescono a pensare ad altro che ad uccidere, non dimostrano di avere grandi capacità di ragionamento...ma dimostrano senza alcuna ombra di dubbio di non essersi mai evoluti dai tempi preistorici, dimostrano di possedere unicamente rozzi istinti distruttivi, fini a se stessi.

E ciò che fa rabbrividire è ascoltare dalla loro viva voce o leggere i resoconti delle loro "prodezze venatorie" e più ancora quando esprimono incondizionata ammirazione per la bellezza dell'animale...a cui stanno per togliere la vita, bellezza che un attimo dopo distruggeranno con una fucilata...

Per costoro una delle maggiori aspirazioni è sedersi a tavola davanti ad un piatto di selvaggina; se pensiamo che vanno in brodo di giuggiole persino a rosicchiare e ciucciare quattro uccelletti di pochi grammi...è tutto detto...

Certo è tempo perso tentare di avere un confronto costruttivo con questi cacciatori irriducibili , chiedere un attimo di riflessione; sono talmente schiavi della loro tanto inutile, quanto barbara e altamente nociva passione, da avere ottenebrata qualsiasi capacità di giudizio.

Qualcuno parla di pura passione per le armi e non ci sarebbe proprio nulla di disdicevole se si trattasse solo di questo, ma perché sparare per uccidere, quando ci si può ugualmente divertire senza far del male a nessuno?
Chi ama sparare "a qualcosa che si muove" perché invece di abbattere un animale non pratica lo sport del tiro a volo, così tira giù solo degli insensibili piattelli di terracotta?
Ci vuole abilità, il divertimento è assicurato, non si sarà ammazzato nessuno e si tornerà a casa con l'animo sereno e in pace col mondo, perché nessuno avrà sofferto!

Tutti voi che non siete cacciatori, avete un'idea di cosa provi un cacciatore? No?!
Provate allora a leggere qualche "resoconto di caccia"; il web pullula di questi "sparo-a-tutto-qual-che-si muove" i quali narcisisticamente amano mettere online le loro "prodezze"...ne sono tanto orgogliosi da metterci spesso anche la loro immagine... e si béano nell'illusione di essere magari scrittori superlativi...
Meglio sarebbe che andassero a nascondersi...
E il bello è che hanno la spudoratezza di autodefinirsi "amanti della natura e della caccia" come si legge in certi blog o nei messaggi di certi forum NON di cacciatori, ma ai quali i cacciatori si iscrivono; ma come si può uccidere chi si ama?!

Leggete questa pagina di un diario di caccia dal titolo A fagiani ed in particolare soffermatevi sull'ultima parte, quando il cacciatore se ne esce con parole di ammirazione per la bellezza del fagiano che ha appena ucciso...
...Raccolsi l'animale e mi soffermai a guardare le penne arruffate sotto un'ala, ammirando la bellissima testa rossa e verde e il collo colorato come il dorso.
Gli speroni erano lunghi e forti.


La frase conclusiva poi fa rabbrividire:
Gli occhi erano ancora aperti, come a voler guardare ancora cielo e terra."

Ma si è mai domandato, questo individuo, chi ha impedito al povero animale di guardare ancora la terra e il cielo?!
Come si può andar fieri di certe azioni?



"Veri uomini" o piuttosto "vigliacchi assassini"
visto che uccidono per divertimento...

L'attuale legislazione italiana in materia di caccia, ignorando le Direttive Europee, dà facoltà alle Regioni di emanare norme in deroga a quelle nazionali, ed eccone un esempio concreto: la caccia in deroga autorizzata dalla Regione Lombardia nelle valli bresciane, al Colle di san Zeno, importante corridoio migratorio dell'avifauna.
Incommentabile.

Caccia in deroga al Colle di San Zeno (BS)

Questo filmato è stato girato nell'ottobre del 2010 da:



Alcuni filmati che illustrano l'orribile vita dei richiami vivi.
Questi uccelli vengono catturati con i roccoli, appositi impianti a rete, circa 170 dei quali sono autorizzati dalle Regioni, mentre un'altra consistente quota non quantificabile è costituita da una miriade di strutture messe a punto dai bracconieri.
Di tutti gli uccelli così catturati molti muoiono nei primi momenti; quelli che sopravvivono trascorrono l'intera esistenza in piccole e sporche gabbie, al buio e al freddo nei mesi estivi, per simulare l'inverno.
Vengono strappate loro le penne per indurre la muta artificiale, così che al sopraggiungere della stagione di caccia, che inizia in autunno, riportati alla luce essi credono che sia giunta la primavera e cominciano a cantare come fanno i loro compagni liberi nella stagione degli amori.
I cacciatori più spregevoli e malvagi arrivano ad accecare questi uccelli perché dicono che così menomati canteranno meglio.
talvolta i richiami vengono tolti dalle loro anguste e sporche gabbiette al momento di essere portati sul luogo di caccia, trasferendoli in altrettanto anguste gabbiette pulite; questo però lo fanno quei cacciatori che non vogliono rischiare di sporcare l'auto o di sentire puzza di feci; nella maggior parte dei casi tuttavia si preferisce spostarli con la solita, lercia gabbietta.
Molti di questi sventurati uccelli si lasciano morire di fame o si provocano gravi e mortali ferite sbattendo ripetutamente contro le sbarre della loro prigione.
Nella disgrazia sono forse i più fortunati; almeno loro riescono a sfuggire alla terribile esistenza che altrimenti li attenderebbe.



Nel seguente video l'Europarlamentare Andrea Zanoni spiega i motivi che lo hanno spinto a presentare un'interrogazione alla Commissione Europea; nel filmato vengono anche mostrate le condizioni in cui sono tenuti i poveri pennuti, generalmente merli, tordi e cesene; assolutamente da vedere.
Per ulteriori approfondimenti visita questa pagina.





I video che seguono sono composti da spezzoni di vari filmati; da alcuni si è scelto di eliminare la colonna sonora, perché oggettivamente inadatta ad accompagnare immagini tragiche come quelle di caccia; sarebbero state più appropriate per il carnevale...
Era stata utilizzata anche una bellissima canzone di Jovanotti: evidentemente al disattento regista era sfuggito che il cantante è vegetariano ed è pertanto un controsenso utilizzare la sua canzone per un filmato che mostra l'uccisione di animali per puro divertimento.
E anche se non potrete udire il rumore degli spari, le conseguenze saranno ugualmente sotto i vostri occhi.



Caccia alla lepre con i cani, su terreno pianeggiante e scoperto: vi piace vincere facile!




La caccia da appostamento fisso (caccia in capanno, in botte, ecc. è tra le forme di caccia più vili.
Il cacciatore se ne sta nascosto dentro un capanno o altro tipo di riparo; fuori appende le minuscole gabbiette con i poveri richiami vivi, che inesorabilmente con il loro canto attireranno gli uccelli di passaggio ed al "prode" cacciatore non resterà altro che sparare al facile e indifeso bersaglio.
E' una forma di caccia tra le più confortevoli; visionate un po' di filmati in rete e osservate l'interno dei capanni: fornelli a gas, birra, caffé e magari anche il barbecue...
Questi cacciatori che attirano con l'inganno i poveri animali indifesi e li uccidono a sangue freddo vantandosi poi delle loro imprese (si credono dei superuomini) dovrebbero mandarli in Afghanistan; laggiù sarebbero ancora tanto "valorosi" o piuttosto se la farebbero sotto?
Molti di questi sparatori sono usi piantare nei pressi del capanno arbusti e cespugli che producono appetibili bacche, ulteriore incentivo per gli uccelli ad avvicinarsi; altri, anche se vietato dalla legge, non si fanno scrupolo di spargere appetitose esche.
Soprattutto i migratori durante il lungo e faticoso viaggio per raggiungere le zone di svernamento fanno tappa dove trovano cibo...e purtroppo anche morte.
I cacciatori affermano che il motivo che li spinge a piantumare il bosco è il desiderio di "abbellire" la natura...




La caccia al colombaccio, con l'asta è tradizione di alcune zone d'Italia, come la Toscana ed è un tipo di caccia da appostamento.
I cacciatori si avvalgono dei richiami vivi, in questo caso piccioni.
Non sono rinchiusi nelle gabbiette, ma legati per le zampe a lunghe pertiche issate fino alla sommità delle chiome degli alberi.
Il cacciatore scrolla o spinge verso l'alto le pertiche, così che il piccione sentendosi proiettare nel vuoto cerca istintivamente di volare via, cosa ovviamente impossibile, perché sarà trattenuto dalla corda, tuttavia i suoi movimenti e la sua voce sono sufficienti per attirare l'attenzione dei colombacci dei dintorni, che si avvicineranno fiduciosi.
Anche qui i cacciatori avranno gioco facile.




La caccia agli uccelli acquatici viene praticata quasi sempre da appostamento.
Lo spargimento di granaglie, il posizionamento di richiami finti o anche veri, i richiami sonori, inducono i volatili di passaggio ad avvicinarsi a tiro di fucile.









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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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