FONDO E...SFONDO

Nel mese di ottobre 2010 ho avviato un acquario Wave Poseidon Riviera, della capacità di 80 litri netti; nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un'ambientazione di tipo foresta pluviale sudamericana, tuttavia ho presto abbandonato l'idea, in quanto ho voluto utilizzare anche le piante che erano nella vasca di comunità da 60 litri che dovevo smantellare e che erano di provenienze geografiche diverse...e naturalmente non avevo voluto rinunciare nemmeno ai pesci che già ospitavo.
Pertanto, lasciando perdere biotopi e simil-biotopi ho semplicemente puntato a realizzare un'ambientazione che rispettasse le esigenze dei pesci e che al tempo stesso mi piacesse.

Il materiale di fondo
Il fondo è realizzato in sabbia indiana marrone chiaro, senza l'utilizzo di fondo fertile o di altri substrati similari.
E stata stesa in uno spessore di 5 centimetri o poco più; è decisamente fine e con i granuli senza spigoli vivi o taglienti, caratteristica questa che la rende particolarmente adatta ai Corydoras, che amano frugare incessantemente nel substrato.
Se il materiale di fondo fosse tagliente o ruvido questi pesci si procurerebbero lesioni alla bocca ed in particolare ai delicati barbigli che finirebbero per consumarsi.
Trattandosi di importantissimi organi di senso, essi risultano essenziali per l'individuazione del cibo.
Un Corydoras con i barbigli consumati finirebbe per morire di fame, senza contare che sulle lesioni si insedierebbero molto facilmente numerosi microrganismi patogeni, suscettibili di portare gravi infezioni, spesso mortali.

La sabbia fine presenta anche un vantaggio pratico, perché compattandosi impedisce ai detriti organici e ai rimasugli di cibo di infiltrarsi fra i granuli, decomponendosi; un materiale compatto facilita moltissimo eventuali operazioni di pulizia del fondo per aspirazione.

Il colore di questa sabbia è adatto alle esigenze dei pesci che popolano l'acquario: Corydoras, Farlowella, Otocinclus e Pangio non amano fondi chiari e luminosi, così come non li amano i Ramirezi.
La prova di tutto ciò la danno i pesci stessi con il loro comportamento: non mostrano timidezza e di giorno trovandosi perfettamente a loro agio non se ne stanno nascosti, in attesa che giunga la sera con lo spegnimento delle luci, ma sono sempre attivi e vivaci.



Sfondo: sì, no...o quale?
Ci sono acquariofili che amano lasciare a vista tutti e quattro i vetri laterali ed altri che invece preferiscono mettere uno sfondo al vetro posteriore.
Avendo optato per lo sfondo, ho escluso a priori quello interno, sia per il costo, ma soprattutto perché non ritengo che sia indicato per un acquario di modeste dimensioni come un 80 litri, perché toglierebbe spazio all'acqua...e ai pesci.
Questi sfondi esterni sono indubbiamente assai realistici, ma adatti ad acquari decisamente più capienti.
Ho quindi deciso per uno sfondo esterno, con una soluzione davvero poco costosa: poco più di 5 euro.
Non amo per niente gli sfondi monocolore e non sono particolarmente attratta da quelli che riproducono piante acquatiche...
Ho trovato però un poster della Juwel, con sfondo di rocce, davvero molto realistico.
Ne ho acquistato uno più grande di quanto mi servisse, in modo da poterne utilizzare la parte che più mi piaceva.

Le rocce che vedete in questa foto sono proprio quelle del poster Juwel.



Un inconveniente di questo tipo di sfondi è che fissandoli al vetro con nastro adesivo sui bordi, o addirittura semplicemente infilandoli tra la cornice superiore e quella inferiore della vasca, all'inizio sembrano aderire perfettamente al vetro, ma dopo un po' di tempo se ne distanziano impercettibilmente qua e là.
Sovente tra sfondo e vetro posteriore dell'acquario si formano gocce di condensa o addirittura può colare un po' d'acqua dal bordo del coperchio...
Il risultato è il formarsi di un'alternanza di bolle di varia forma e dimensione, che sovente confluiscono a formare vaste zone che pur se impercettibilmente distanziate dal vetro, creano inesorabilmente un orribile effetto, falsando anche la percezione del soggetto dello sfondo stesso.

Ci sono in commercio anche collanti appositi con i quali fissare tutta la superficie dello sfondo al vetro della vasca, evitando così quell'incoveniente, tuttavia tale operazione non può essere eseguita se l'acquario è già in funzione ed è posizionato contro una parete o a breve distanza da essa, a causa dell'impossibilità materiale di lavorarvi...
Si tratta quindi di un'operazione da fare prima di installare l'acquario.
Un altro inconveniente risiede nel fatto che se un domani ci venisse l'idea di cambiarlo, dovremmo scollare tutto, rimuovere ogni residuo di adesivo e procedere all'incollaggio del nuovo sfondo...

Ho quindi adottato una soluzione che mi permette di cambiare all'istante lo sfondo in qualsiasi momento decida di farlo.
Inoltre ho anche eliminato per sempre il rischio che si formino antiestetiche macchie qualora dovesse colare un po' d'acqua di condensa sul vetro posteriore e in caso di necessità posso procedere alla pulizia esterna del vetro.

Questa soluzione è di facilissima realizzazione da parte di chiunque.
E' sufficiente procurarsi una lastra di plexiglass o di altro materiale che non risenta dell'umidità, ritagliandola delle stesse dimensioni dello sfondo; lo spessore deve essere sufficiente ad impedire che fletta; per il plexiglass bastano 3 millimetri.
Ora non resta che appoggiare lo sfondo sulla lastra, tenendo a contatto del plexiglass il retro dello sfondo.
Pochi pezzetti di nastro biadesivo posizionati sui quattro lati sono stati sufficienti a fissarlo.
Non resta altro da fare se non infilare il tutto tra il muro e l'acquario.
Tenendo lo sfondo distanziato di pochi millimetri dalla vasca, si ottiene un gradevole effetto tridimensionale.



Sabbia fine e zone anossiche?
Questo tipo di substrato è sovente guardato con sospetto, perché a detta di alcuni impedirebbe la circolazione dell'acqua, provocando la marcescenza delle radici delle piante ed inoltre al suo interno si produrrebbero zone anossiche con il rischio di liberazione di pericolosi gas molto tossici per i pesci.
Dopo oltre due anni posso affermare che non succede nulla di tutto ciò: smuovendo il fondo in profondità non si è mai sollevato un granello di sporcizia, proprio perché non vi può giungere, né si sono mai sviluppate bollicine di gas.
Quanto alle radici delle piante, non ne ho mai viste di così belle e bianche come da quando uso la sabbia fine; inoltre questa sabbia compattandosi intorno al colletto delle piante e alle radici stesse, le rende stabili, impedendone anche lo scalzamento accidentale, soprattutto in presenza di pesci come i Corydoras o i Pangio che amano moltissimo frugare intorno alle piante; gli stessi Ramirezi hanno l'innata abitudine di prenderne in bocca, trattenendo solo le particelle di cibo, sputando poi fuori la sabbia (infatti il loro nome scientifico "Microgeophagus ramirezi" significa "piccolo mangiatore di terra").




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Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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