FARFALLE...CON LE PINNE!
La mia prima esperienza con i Ramirezi

Partiamo da lontano: era il 1996 e avevo allestito il mio primo, minuscolo acquario da 12 litri netti, con il tipico "fritto misto" di quasi ogni buon neòfita che si rispetti!
Dopo quasi due anni ho finalmente acquistato un 60 litri trasferendovi i pesci che ancora vivevano nella vaschetta.
Nel mio acquario non sono mai mancati i miei Anabantidi preferiti, i Trichogaster Leeri, nonché Loricaridi, Cobitidi, Callichtidi e piccoli Caracidi.
Non ho invece mai avuto Ciclidi, nonostante mi abbiano sempre incuriosito e affascinato; mi è sempre piaciuto l'ambiente di acque tenere e acide, ma nei pochi negozi che frequentavo la scelta era limitata a Discus e soprattutto Scalari.
Nonostante le rassicurazioni dei venditori, ritenevo che le dimensioni del mio acquario non fossero per nulla adatte a farli vivere bene, quindi ho accantonato l'idea e non mi sono più interessata per sapere se fosse possibile trovare qualche specie adatta al mio 60 litri.

Dopo molto tempo, approfittando del fatto che nel frattempo era venuto a mancare anche l'ultimo ospite, un Pangio Kulhii di quasi 14 anni, ho allestito di sana pianta un nuovo acquario da 80 litri netti e filtro esterno, con l'intenzione di inserirvi finalmente anche piccoli Ciclidi, sui quali mi stavo documentando da tempo.
Dopo diverse vicissitudini, a metà ottobre 2010 era arrivato il momento tanto atteso.
L'acquario era pronto per ospitare i miei primi Ciclidi!

Perché proprio un Ciclide?
Trovo che questi pesci abbiano un comportamento davvero interessante, anche al di là dell'aspetto riproduttivo e delle cure parentali.
Rispetto ad altre specie, sono molto più interattivi anche con gli umani; per esempio, un Corydoras si avvicina alle mani che smuovono il fondo, ma la sua attenzione è concentrata sulla possibilità di trovare del cibo; il Ciclide invece viene a curiosare, direi quasi a cercare un contatto diretto.
Tra noi e i pesci c'è sempre di mezzo, per forza di cose, il vetro della vasca, ma tra noi e i Ciclidi è quasi come se il vetro non esistesse più!
Manca loro solo la parola!
Mi par di avvertire il loro sforzo di mettersi in contatto con noi!
E lo sguardo di un Ciclide, lo avete già notato?
I pesci sono per natura assai curiosi, ti guardano, ma i Ciclidi, a mio avviso, fanno di più: ti osservano.

La scelta
Il mio nuovo acquario da 80 litri era comunque di modesto litraggio, ma per ragioni logistiche non avevo potuto acquistarne uno più grande, pertanto avevo pensato di orientarmi sui Ciclidi nani, ma quale specie scegliere?
Le caratteristiche estetiche mi interessavano sì e no...
Assolutamente indispensabile, invece:
  • la taglia assai contenuta;
  • la monogamia, in modo da non essere costretta ad inserire più di 2 esemplari;
  • il carattere tranquillo e non aggressivo verso gli altri ospiti;
  • la robustezza, quindi la resistenza alle più comuni patologie;
  • la longevità;
  • il non aver subito selezioni genetiche o, al più, che fossero di modesta entità.
Troppe pretese, eh!

Avevo escluso a priori il Microgeophagus Ramirezi avendo letto che a causa delle manipolazioni e selezioni cui la specie è stata e viene sottoposta, è diventato un pesce estremamente delicato, soggetto a molte patologie, e con brevissima aspettativa di vita.
Quindi, dopo essermi documentata parecchio, ed avere infine le idee ancora più confuse di prima a causa delle notizie contrastanti che leggevo, mi ero orientata verso Apistogramma Trifasciata e Laetacara curviceps, anche se non avevo ancora deciso per l'uno o per l'altro.
Purtroppo nei negozi non ne ho trovati, qualche venditore non sapeva nemmeno cosa fossero e io prima dell’acquisto desideravo vederli dal vivo.
Poi un giorno, come talvolta capita, è intervenuto il destino...
Infatti mi erano stati regalati proprio un paio di quelli esclusi in partenza e cioè due...Microgeophagus Ramirezi!
Piccolini, di nemmeno 3 centimetri di lunghezza, ancora palliducci, ma già con gli occhi cerchiati di rosso e la barra scura che li attraversa e una parvenza di nero alla base dei primi raggi della pinna dorsale.
E così questi piccoli, indifesi esserini, erano entrati nel mio acquario.

Il primo problema: i flagellati intestinali
Già a partire dal secondo giorno avevo notato in uno di loro qualcosa che non mi convinceva, perché era magro magro, con la pancia incavata e la fronte spigolosa, e non mangiava con lo stesso appetito del compagno.
E poi ecco le feci: biancastre-trasparenti, restavano a lungo penzolanti dall'apertura anale come filamenti...oh! no!!! ...i flagellati intestinali!!!

Che fare, come agire? In internet avevo trovato delle indicazioni, con relativi dosaggi e modalità di somministrazione del Metronidazolo, principio attivo contenuto nel medicinale Flagyl, pertanto me l'ero subito procurato passando al piano "A" che prevedeva di sciogliere ¼ di compressa da 250 mg di Flagyl in circa mezzo bicchiere di acqua tiepida, poi di inzupparvi il cibo e infine di somministrarlo in acquario, continuando così per almeno 4 giorni, e comunque fino al giorno dopo che i sintomi fossero scomparsi.
Naturalmente ne avevano mangiato un po' tutti, anche se, per la verità, con assai scarso entusiasmo, mentre il destinatario...lo aveva snobbato del tutto!
Avevo quindi assaggiato il Flagyl, per rendermi conto delle sue caratteristiche organolettiche; ebbene, è veramente amaro, e non c'è da stupirsi che venga rifiutato.
Avevo scartato a priori anche il piano "B" che prevedeva l'isolamento del malato in una vaschetta a parte, con acqua alla temperatura di 30-31° per trattarlo poi o con il mangime medicato o con l'immissione diretta della soluzione curativa nella misura di 1 compressa da 250 mg/100 l. di acqua; lo spostamento in un ambiente nuovo avrebbe, a mio avviso, causato ulteriore stress ad un esserino già così malato.

Ero quindi passata ad esaminare il piano "C" che prevedeva di versare direttamente in acquario la soluzione-base (250 mg/100 l) in modo da trattare tutta la vasca e continuare così per 3 giorni, dopo di che era previsto un cambio totale dell'acqua e poi la ripetizione della cura con le stesse modalità; infine nuovo cambio d'acqua.

Naturalmente non ho affatto seguito le modalità previste dal piano "C" applicando invece il " protocollo Maljnka".
Erano circa le ore 16.
Dunque, prese ben 3 compresse di Flagyl da 250 mg, le avevo polverizzate nell'apposito mortaio di vetro, preparando poi 1 litro di soluzione utilizzando acqua prelevata dall'acquario e versando il tutto in vasca sopra il getto di entrata dell'acqua, in modo che si rimescolasse rapidamente.
Nell'acqua vedevo minutissime particelle bianche insolubili che i pesci rincorrevano allegramente.
Già verso sera il Ramirezi malato mostrava maggior vitalità, iniziando ad alimentarsi normalmente.
Ho ripetuto il trattamento per i due giorni seguenti, dimezzando la dose.
A partire dal secondo giorno non c'erano più feci filamentose appese all'ano, e il pesce mangiava velocemente e con grande appetito.

Dopo il trattamento non ho effettuato alcun cambio d'acqua, né ho filtrato su carbone attivo; il Metronidazolo si degrada velocemente divenendo inerte; al massimo residuava nell'acqua una certa quantità di eccipiente, come amido o stearina, che tutt'al più potevano causare un lieve intorbidamento dell'acqua e la formazione di una leggerissima patina superficiale.
Dopo altri 3 giorni avevo ripetuto il trattamento, ma solo con la dose di 1 pastiglia e ½ al giorno e di nuovo nessun cambio d'acqua.
Durante la cura ho sempre eseguito i test dell'acqua, senza osservare alcuna variazione dei valori; NO2 sempre rigorosamente a zero, da cui ne avevo dedotto che i batteri del filtro non avevano subìto alcun danno.
Il Ramirezi era ormai guarito; era ingrassato e faticavo a distinguerlo dal compagno.

Separazione inevitabile
I due Ramirezi fino a quel momento erano andati sempre d'accordo, tanto che cominciavo a credere che fossero una coppia.
Quello sano in partenza, già dimostrava chiaramente di essere un maschio, perché iniziavano ad evidenziarsi, oltre alla classica livrea, anche i raggi della pinna dorsale in crescita; le pinne ventrali erano allungato-appuntite, si formava una macchia gialla sulla zona ventrale e nel complesso aveva un atteggiamento piuttosto fiero e spavaldo, sempre in giro a pinne spiegate!
L'altro, invece, era più timido, con i raggi della dorsale tutti di uguale lunghezza, la pinna caudale assai stretta e le ventrali piuttosto corte, sembrava quasi una giovane femmina; aspettavo solo di vedere finalmente la colorazione rosa della pancia, invece con mio disappunto era comparsa la tipica macchia ventrale gialla, ed erano iniziate anche le lotte: si picchiavano come scaricatori di porto, zuffe continue, bocca a bocca, e nessuno dei due disposto a cedere: erano due maschi!
Così, seppur a malincuore, avevo dovuto separarmi da uno di loro.

Finalmente, una compagna!
Acquistata una femmina, con la sua bella pancina rosa, l'avevo inserita in vasca, seguendo tutte le precauzioni del caso.
Il maschio, che avevo chiamato Ralùn, si era messo a seguirla e a girarle intorno incuriosito, dandole ogni tanto piccole musate sui fianchi.
Il giorno appresso, però, il suo atteggiamento era cambiato; la inseguiva e non la lasciava mangiare; come la poveretta metteva il naso fuori dal cespuglio dove si rintanava, lui le si fiondava addosso per colpirla.
Inoltre avevo notato, fin dal pomeriggio dell'acquisto, la presenza di lesioni incavate, bianche, sulla testa della femmina, che mi avevano fatto pensare alla malattia del buco.
E poi, a furia di osservarla, avevo notato anche un'altra cosa: la pinna dorsale, pur avendo i raggi tutti della stessa lunghezza, era alta e appuntita verso la coda, come quella del maschio, e le pinne ventrali, invece di essere tozzette e arrotondate, erano appuntite, e addirittura più lunghe di quelle di Ralùn; la pancia era invece sicuramente da femmina, rosa intenso.
Il giorno stesso l'avevo quindi riportata al negozio, cambiandola con un'altra femmina, assicurandomi bene che avesse le cose giuste al posto giusto e che non presentasse lesioni sul corpo.

Una nuova compagna
Appena messa nella vasca era scattato fra i due un autentico colpo di fulmine: nessuna esitazione, nessuno studiarsi.
Entrambi si erano messi da subito a vibrare come matti uno vicino all'altro.

La prima deposizione
Domenica mattina la papilla genitale di Tagua, la femmina, aveva iniziato a ingrossarsi, e anche quella di Ralùn stava diventatando via via sempre più evidente.
Si erano impegnati ad esplorare i possibili posti che avevo preparato per il loro futuro nido, e infine avevano scelto il guscio di cocco che avevo messo in un punto che a me, se fossi stata un Ramirezi, sarebbe piaciuto, iniziando quindi a ripulirlo meticolosamente.
Verso le ore 18 era incominciata la deposizione, andata avanti fin verso le 20.
Il mattino seguente, appena alzata, sono andata a vedere se le uova (un'area di circa 3 cm quadri) c'erano ancora, perchè avevo letto che di solito le prime deposizioni non vanno a buon fine, poiché nelle prime ore si divorano tutta la covata.
Era invece tutto a posto, con i due genitori che si davano regolarmente il cambio per ventilare le uova; non lasciavano avvicinare nemmeno gli Otocinclus, però li allontanano senza eccessiva aggressività.
Anche il martedì mattina erano lì che custodivano amorosamente il nido, quando di punto in bianco avevano cominciato a mangiarsi le uova, piano piano!
Alcune erano diventate bianche, altre erano ancora trasparenti.
Che i due genitori fossero ancora troppo giovani?
Il maschio avrebbe dovuto avere 3 mesi circa e la femmina forse uno in più.
Nonostante non ci fossero più le uova i Ramirezi avevano però continuato a presidiare il nido; chissà, forse la volta successiva l'avrebbero riutilizzato!
La prima volta che mi ero avvicinata al nido, il maschio mi aveva "aggredito", ma ben presto aveva capito che non costituivo una minaccia e il suo atteggiamento era cambiato completamente: o stava fermo, oppure si avvicinava tranquillamente.
In seguito, ogni volta che immergevo le mani nella vasca, che fosse per potare una pianta, piuttosto che per spostare un sasso, eccoli lì, che si infilavano tra le dita, o mi facevano il solletico con la piccola bocca.
E poi, naturalmente, prendevano il cibo dalle mani; è incredibile lo strattone che riuscivano a dare al pezzettino che tenevo ben saldo tra le dita!

Il secondo tentativo
Trascorsa una settimana dalla prima deposizione, la papilla di Tagua si era fatta di nuovo piuttosto evidente; avevano trascorso la giornata a ripulire il solito pezzo di cocco e il mattino seguente, alle ore 6, ecco circa 200 uova; i due genitori si davano regolarmente il cambio e il maschio era anche molto attivo nello scacciare gli altri pesci che si avvicinavano a meno di venti centimetri dal nido.
Ad un tratto, inaspettatamente, verso le ore 9 si era messo ad allontanare la femmina, restando quindi solo lui ad accudire le uova; sembrava quasi che ne fosse geloso!
Poi, tutto ad un tratto aveva cominciato a papparsele continuando a non permettere a Tagua di avvicinarsi.
Ralùn, dopo aver terminato la sua sostanziosa colazione, si era totalmente concentrato sulla compagna, inseguendola per tutto l'acquario, tra le piante, i legni, stanandola dai posti dove lei si rifugiava, dandole dei piccoli colpetti sui fianchi, e smozzicandole un poco la pinna caudale.
Poi, all'improvviso, eccoli immobili, uno in verticale sull'altro, e poi di nuovo ecco Ralùn all'inseguimento, tanto concentrato nella caccia da ignorare persino il pasto serale!
Durante gli inseguimenti lei istantaneamente scuriva testa, gola e fianchi; diventando color ardesia opaco, ma appena fuori tiro, riaccendeva subito i suoi colori.
Trascorsi un paio di giorni, Tagua non si era più scurita all'avvicinarsi di Ralùn, continuando invece a mostrare i colori belli vivi; lui si erafatto meno insistente negli inseguimenti, e durante il pasto c'era tregua assoluta.
Ora non mi restava che attendere gli sviluppi della situazione.

Ancora deposizioni...a vuoto!
Dalla fine di novembre avevano deposto altre due volte, ma dopo un paio di giorni le uova erano state nuovamente mangiate dai genitori, che per altro si erano alternati regolarmente nella sorveglianza.
Le uova non erano ammuffite, che non fossero state fecondate, nonostante lui ci avesse messo tutto l’impegno possibile?
Nota positiva era che Ralùn non rincorreva più ostinatamente Tagua cercando di morderle la coda; era tornato l'accordo perfetto dei primi tempi.

La difesa del nido
All'avvicinarsi del momento della deposizione e mentre sorvegliavano le uova, Ralùn e Tagua non permettevano di avvicinarsi né ai Corydoras, né agli Otocinclus.
Diverso era invece il loro comportamento nei confronti della Farlowella, che si avvicinava tranquillamente, passava sulle uova e poi se ne andava, intrufolandosi sotto la pancia dei Ramirezi, che non reagivano in alcun modo.

Gli ultimi giorni di Ralùn
Poco prima di Natale avevo cambiato il filtro esterno con un Eheim.
In concomitanza avevo notato una maggior vivacità di Corydoras e Otocinclus e un comportamento un po' timido dei Ramirezi, che si andavano a infrattare fra le foglie e non accorrevano all'ora del pasto; che dipendesse dalle correnti in acquario che erano un po' cambiate?
Lì per lì non avevo dato troppo peso alla cosa e infatti il giorno seguente Tagua aveva ripreso a gironzolare e a mangiare come al solito e ad un certo punto aveva cominciato a librarsi nell'acqua, come a farsi coccolare dal suo movimento, ma lui, Ralùn, no: era sempre piuttosto titubante, non aveva appetito...

L'avevo osservato attentamente: respirazione normale, corpo in assetto regolare, pinne ben distese, squame perfette e ben aderenti, niente macchie, ferite, decolorazioni o iperpigmentazioni, niente opacità, muco, micosi apparenti, parassiti cutanei o branchiali visibili, niente feci anomale, corporatura né magra, ma nemmeno grassa, però...non si interessava al cibo, nuotava poco e solo a due dita dalla sabbia; la maggior parte del tempo la trascorreva fermo in un piccolo avvallamento del fondo, appoggiato sulle pinne ventrali, apatico e disinteressato a tutto ciò che gli capitava intorno...
La vigilia di Natale durante la solita ispezione avevo notato che al limite tra la parte esterna dell'occhio sinistro e l'opercolo branchiale c'era una specie di pellicina biancastra leggermente sollevata (attaccata dalla parte dell'occhio e sollevata dalla parte dell'opercolo), il tutto delle dimensioni di 3×2 mm e non si trattava di squame.
Cosa poteva essere? Che si fosse ferito? Mi era parso improbabile.
Non sapevo che fare; temendo che si stesse ripresentando il problema dei flagellati avevo quindi deciso di iniziare il trattamento col Metronidazolo e per precauzione di trattare tutta la vasca.
Il giorno seguente sembrava che la pellicina si fosse staccata e ne restava solo un brandello sottile ancora attaccato dalla parte dell'occhio; non più biancastro, ma color nocciola.

Il 26 dicembre, guardando Ralùn frontalmente avevo avuto l'impressione che l'occhio sinistro fosse in posizione leggermente avanzata rispetto al destro.
Esaminandolo meglio avevo visto che la parte postero-superiore dell'occhio presentava un leggero gonfiore e che proprio quello aveva presumibilmente causato il piccolo spostamento del globo oculare; sopra l'occhio era adesso evidente una sorta di pallina bianchiccia leggermente oblunga, poco più grossa di una capocchia di spillo.
Purtroppo lui continuava a rifiutare il cibo, limitandosi a piluccare qualcosina tra le foglie.
Tagua invece si comportava normalmente, ma il comportamento del compagno la disorientava un po'.
Ogni tanto lei gli si avvicinava e lo toccava col muso, come a cercare di stimolare una sua reazione, ma lui niente e così, dopo qualche tentativo infruttuoso, Tagua si allontanava andandosene ben distante da lui.

La sola cosa di Ralùn che mi aveva sempre lasciata perplessa era il fatto che stentasse parecchio a crescere, praticamente si era allungato sì e no di un centimetro e non aveva mai assunto la tipica, vivace colorazione che un Ramirezi sano dovrebbe avere; che avesse già qualche problema fin dalla nascita?
Tagua invece era decisamente molto, ma molto più colorata e anche più grandina.

Poi, la mattina del 27 dicembre ho trovato Ralùn morto, disteso su un fianco sotto le foglie della Cryptocoryne.
L'ho portato in giardino tra le foglie secche ricamate dalla brina; adesso dorme ai piedi di un cespuglio; chissà, forse il suo piccolo spirito ora è nel suo Venezuela, che non ha mai conosciuto...
Tagua da allora aveva ripreso a nuotare per tutta la vasca.

Ancora un Ramirezi?
Rimasta solo la femmina, ero di fronte a un dilemma: procurarmi un altro maschio, oppure orientarmi verso l'allevamento di una delle specie che avevo inizialmente preso in considerazione?
Il mio acquario di modeste dimensioni non mi consentiva di allevare più di una coppia di pesci territoriali, quindi, rinunciando ai Ramirezi in favore di una delle altre due specie, avrei comunque dovuto portar via Tagua, rimasta oramai sola, ma siccome non riesco proprio a separarmi dagli animali quando sono entrati nella mia vita, alla fine avevo deciso di acquistare un altro maschio per lei!
Detto fatto, ero andata alla ricerca.
Maschi ce n'erano a bizzeffe, ma li volevano vendere solo in coppia.
Coppia, coppia solo di nome, ma non certo di fatto!
Semplicemente avevano in vasca ugual numero di maschi e femmine e non volevano rischiare di rimanere con una sovrabbondanza di esemplari di un sesso o dell'altro.
Nella coppia di fatto c'è un feeling, non è che perché sono animali sia sufficiente mettere insieme un maschio e una femmina per fare la coppia!
E poi avrei dovuto comunque rinunciare a Tagua.
Se non che al negoziante è venuto in mente che doveva esserci ancora qualche maschio residuo invenduto e così, cerca che ti ricerca, alla fine...nell'angolo più nascosto del negozio... ecco la vasca degli avanzi!
C'erano dentro forse una dozzina di pesci di varie specie e dimensioni, tra cui alcuni Ciclidi; tre di questi ultimi erano Ramirezi maschi, adulti, con la tipica colorazione.
Le pinne recavano non pochi segni di lotta, comprensibile in quelle condizioni di forzata convivenza in un ambiente privo di ogni possibilità di riparo.
In tutti e tre gli esemplari avevo notato l'assenza del caratteristico allungamento dei primi raggi della pinna dorsale.
Non so se ciò fosse imputabile ad un problema genetico e nemmeno se tutti i maschi dovrebbero necessariamente avere tale caratteristica o se la sua mancanza possa comportare problemi al pesce, proprio lo ignoravo e lo ignoro tutt'ora.
Che fossero rimasti invenduti proprio a causa di questo "difetto"?
Però, siccome mi pareva quasi che mi dicessero "portaci via di qui"; ne avevo acquistato ugualmente uno, il primo che era stato preso nel retino; l'avevo messo nel mio contenitore termico e me l'ero portato a casa.

Appena inserito in acquario sembrava che quella fosse sempre stata casa sua!
Nessuna timidezza, nessuna incertezza!Tagua e Maìz nuotavano insieme!

Coppia sì, ma...
La tenera convivenza di Tagua e Maìz andava oramai avanti da un mese; sempre vicini, l'una l'ombra dell'altro e viceversa, ma di figli proprio non se ne parlava!
Nel periodo in cui Tagua era stata con Ralùn praticamente assistevo ad una deposizione alla settimana...

La tristezza di Maìz
Intanto il tempo passava; Maìz da qualche settimana era cambiato; come tutti i pesci subito dopo aver mangiato, liberava l'intestino, ma le feci apparivano come tubicini trasparenti, vuoti qua e là, e se li portava appresso anche per 10 minuti.
Però era cosa diversa dai sintomi della presenza di flagellati intestinali che avevo riscontrato a ottobre nel fratello di Ralùn, uno dei primi due Ramirezi che avevo avuto.
C'era anche da dire che Maìz non mangiava molto; tenendo poi conto che i Ramirezi non si fiondano certo sul cibo, ma piuttosto prima lo studiano, lo assaggiano, insomma, lo mangiano con tranquillità, dire che non mangiava molto è tutto dire!
Certo, piluccava bricioline e piccole alghe, non dimagriva, e quindi evidentemente l'alimentazione era sufficiente, però ...c'era qualcosa che non mi convinceva!
Ecco, Maìz non era felice!
In effetti da qualche tempo lo trascuravo.
Certo, gli davo regolarmente da mangiare, guardavo che fosse fisicamente a posto, tenevo pulito l'acquario, effettuavo sempre regolari cambi d'acqua e infatti i valori erano a postissimo, però...però c'era qualcosa che prima facevo e che da un po' di tempo, a causa di impegni vari, avevo tralasciato: non interagivo più con lui, pensando che gli bastasse la sua compagna, Tagua, anche se devo dire che, a parte i primi giorni in cui sembrava ci fosse un bel feeling, in seguito avevo avuto la netta impressione che fra i due non fosse scoccata "quella" scintilla.
Poi, verso fine febbraio, Tagua era improvvisamente morta, così da un momento all'altro, senza mostrare sintomi di malattia ed anche lei aveva raggiunto Ralùn ai piedi del cespuglio, in giardino.

Maìz, rimasto tutto solo, mi faceva pena; la vita degli altri piccoli ospiti dell'acquario, Otocinclus, Farlowella e Corydoras, scorreva su altri binari.
Lui, come tutti i Ciclidi, aveva un'intelligenza diversa, che lo portava a cercare di comunicare, ma per farlo era necessario che dall'altra parte ci fosse un uguale interesse e io, che l'avevo, ultimamente ero stata invece molto poco presente in tal senso...
Avevo quindi ricominciato ad interessarmi a lui, a dedicargli del tempo nel corso della giornata, anche solo dei piccoli ritagli; Maìz era contento anche di una piccola attenzione, come per esempio quando, passando davanti all'acquario, picchiettavo sul vetro, e lui subito accorreva.
Oppure come quando gli porgevo del cibo e veniva a mangiarlo prendendolo dalle mie dita.
Un giorno stavo sistemando il tubo di mandata e Maìz era sempre lì intorno, a toccarmi le dita e a mordicchiare con la sua piccola bocca che fa solamente solletico; altre volte mettevo la mano in acqua, sotto di lui, che si lasciava portare verso la superficie; appena aprivo l'acquario "volava" subito a pelo d'acqua".
E finalmente da un paio di giorni mangiava con appetito, e sopra ogni cosa gli piaceva quando gli porgevo il cibo e quando mettevo le mani in acqua.
Per concludere, non avevo più visto quelle feci strane, lui era di nuovo attivo e attento a quel che succedeva, gli era tornato un appetito normale e non vedeva l'ora che io gli dedicassi qualche attenzione.
Avevo anche pensato di dargli una nuova compagna e infatti sarei dovuta andare ad acquistarla nel fine settimana, se non che in negozio ne erano sprovvisti, per cui l'acquisto sarebbe slittato di altri sette giorni.
Poi una sera, improvvisamente, Maìz aveva rifiutato il cibo, lo chiamavo e non veniva; se ne stava rintanato tra le foglie: non stava bene.
I giorni seguenti lo vedevo proprio maluccio; nuotava svogliatamente, tendeva a stare sul fondo, non si librava più nella corrente...
Ogni sera pensavo che il mattino successivo lo avrei trovato morto, invece era lì sempre nascosto tra la vegetazione, finché un giorno non ero più riuscita a vederlo, l'avevo cercato tra foglie, tronchi e pietre, niente...
Poi, all'improvviso, eccolo, sdraiato sotto un echinodorus: respirava a fatica, boccheggiava, poverino.
Non sapevo che fare, non lo volevo disturbare, ma non volevo nemmeno che si sentisse abbandonato, così alla fine avevo avvicinato la mano a lui, l'avevo sfiorato e Maìz finalmente aveva avuto una piccola reazione; l'avevo aiutato a nuotare, sospingendolo delicatamente, sorreggendolo e lui sembrava stare un pochino meglio.
Lo avevo quindi trasferito nella vaschetta piccola, per seguirlo meglio.
Al pomeriggio nuotava un pochino avanti e indietro; avevo deciso di dargli l'antibiotico, con la remota speranza che potesse aiutarlo, anche se sapevo che non sarebbe stato così.
La branchia sinistra sembrava gonfia e più corta della destra e anche un po' arrossata, o piuttosto era la destra ad essere troppo pallida, chiaro sintomo di anemia.
Nel frattempo erano trascorsi altri tre giorni ed era il 18 marzo, Maìz nuotava lentamente raso terra, ogni tanto perdeva appena l'equilibrio, poi, improvvisamente, cominciava a portarsi in superficie, per poi rituffarsi giù, e poi di nuovo su, avanti e indietro.
Aveva cominciato a galleggiare su un fianco, poi tornava di nuovo in assetto... e poi di nuovo su e giù, e infine eccolo lì...steso su un fianco, oramai senza vita...
Povero Maìz, povero piccolino! Ora anche lui ha raggiunto Ralùn e Tagua, sotto il cespuglio del giardino.

Galdino, Penelope e … Pulce!
Ecco, ora non avevo più Ramirezi, avrei potuto prendere gli Apistogramma o i Laetacara, ma oramai proprio i Ramirezi mi erano entrati nel cuore.
Era il primo giorno di primavera quando avevo deciso che sarei andata ancora una volta alla ricerca di Ramirezi, ma da un altro negoziante, visto che l'ultimo, nonostante l'aspetto invitante delle vasche, si era rivelato tutto fumo e niente arrosto...
Ne ho acquistati due: piccoli piccoli, uno era chiaramente femmina, l'altro, me ne sono accorta a casa...pure! L'ho riportata indietro, ma in vasca c'erano solo femmine e un piccolo esserino che sembrava un maschietto, mi pareva che la pinna dorsale mostrasse già qualche avvisaglia di allungamento, così ho preso lui.
Li ho alloggiati per qualche giorno nella vaschetta piccola, per una una cura preventiva con l'antibiotico, viste le condizioni della vasca in cui vivevano: disastrose a dir poco, insieme ad una mescolanza di altri Ciclidi più grandi e assai meno tranquilli di loro.
A distanza di qualche giorno li ho trasferiti entrambi nell'acquario.
Lei mostrava già una vaga promessa di rosa sul pancino, era fiera ma tranquilla; lui invece era veramente tanto magro, si intuiva la spina dorsale attraverso la pelle e aveva il dorso a lama di coltello; era sbiadito, color sporco e la macchia che avrebbe dovuto essere nera era quasi invisibile, però dimostrava un grande appetito e molto spirito di iniziativa.
Ero stata parecchio tempo ad osservarli in negozio, finché non avevo visto le feci: assolutamente normali e solo per quel motivo li avevo acquistati nonostante l'aspetto decisamente poco attraente.
Avevo acquistato in farmacia un complesso vitaminico liquido, per uso umano, l'Idroplurivit e così ho iniziato a somministrarlo giornalmente in vasca (1 goccia ogni 10 litri) e inoltre ci inzuppavo anche il cibo.
Li alimentavo più volte al giorno in dosi generose.
Pulce, così ho chiamavo il piccolino, nel giro di neanche 10 giorni era cambiato in modo sorprendente: ben arrotondato, non ricordava più nemmeno lontanamente l'esserino sparuto e denutrito che avevo acquistato; iniziava anche a mostrare le puntinature azzurre sulle pinne!
Se non che, ad un certo punto erano iniziate le battaglie con Penelope, la femminuccia.
Era un continuo scontro bocca a bocca!
Mi era venuto persino il dubbio che Pulce fosse femmina, perché i raggi della pinna dorsale non si allungavano, la macchia che avrebbe dovuto essere nera era invece tutta puntinata di turchese metallico, come quella di Penelope e le pinne ventrali erano corte e arrotondate, da femmina!
Dopo alcuni giorni di lotte continue avevo deciso che non poteva andare avanti così.
Avrei dovuto portare indietro Pulce e prendere un Ramirezi che fosse inequivocabilmente maschio, ma mi ero affezionata, non potevo!

Così ho acquistato due maschi, uno appena più giovane e piccolino di Penny, l'altro ancora più piccolo.
Speravo che si sarebbero formate due coppie; certo ero ben consapevole che nel mio 80 litri non c'era posto per entrambe, ma quel problema l'avrei affrontato in seguito.
Appena messi in acquario, il più grandino dei maschi, che ho chiamato Galdino, aveva conquistato subito la Penelope, ricambiato in pieno da lei.
Bene, ora non mi restava che attendere che il più piccolo crescesse e diventasse adulto, sperando che poi tra lui e Pulce (che ero sempre più convinta che fosse femmina) nascesse un bel feeling.
A distanza di alcuni giorni, però, Pulce aveva niziato a manifestare dei mutamenti fisici: ecco, finalmente la pinna dorsale prendeva a crescere e le ventrali si appuntivano.
La pancia non si stava colorando di rosa, ma di un bel giallo oro: a quel punto ero certa che fosse proprio un maschio.
Naturalmente i problemi non erano finiti, perché stava crescendo anche il piccolo maschietto che avevo ultimamente acquistato credendo che Pulce fosse femmina....!
Inevitabilmente iniziarono le battaglie, così presi il piccolino e lo riportai dove l'avevo acquistato, cambiandolo con una femmina.
Pulce però non la gradiva e inoltre mi ero accorta quasi subito che aveva un occhio sporgente.
La poverina non riusciva a mangiare e se ne stava perennemente rintanata sotto il filtro, mentre Pulce non la perdeva di vista un momento, sempre pronto a rimandarcela appena lei tentava di mettere fuori il naso.
Dopo un paio di giorni nei quali non avevo visto accenni di miglioramento, né comportamentali da parte di Pulce, né fisici per quanto riguardava l'occhio della femminuccia, non mi restava altro da fare che riportarla al negozio.
Non me l'ero però sentita di acquistare un'altra femmina, avevo pensato che forse era meglio soprassedere, almeno per il momento.
Naturalmente avevo dovuto togliere dall'acquario Pulce e l'avevo messo nella piccola vaschetta da 12 litri, in attesa di potergli procurare una casa più grande; sì, perché non potevo, o meglio, non volevo separarmi da lui.

Nel frattempo era arrivato il mese di maggio e stavo aspettando che il corriere mi consegnasse la nuova vaschetta che avevo acquistato per Pulce, circa 27 litri netti, di più non potevo perché avevo già faticato a trovare quel pur limitato spazio per sistemare il nuovo acquarietto.
L'ho allestito riproducendo in piccolo il layout della vasca grande, che Pulce già conosceva e dove si trovava a suo agio.
Infatti gli è piaciuta la nuova casa, dove come altri abitanti c'erano solo due piccole lumache: una Neritina e una Planorbarius corneus, unitamente a due maschi di Caridina Japonica.
Temevo però che Pulce potesse soffrire di solitudine, poiché non è che lumache e gamberetti siano di grande compagnia!
Infatti notavo che Pulce stava solitamente tranquillo dietro il tronchetto o fra le foglie, ma evidentemente teneva sempre d'occhio la situazione e infatti appena entravo in cucina subito usciva precipitandosi verso il vetro anteriore, e se mi mettevo ad agitare le mani davanti a lui si elettrizzava letteralmente.
Visto il litraggio insufficiente della vaschetta e tenendo anche conto dei gusti un po' difficili di Pulce, ho preferito evitare l'acquisto di una compagna, tuttavia, siccome l'ambiente naturale dei Ramirezi sarà indubbiamente frequentato anche da altri pesci, ho pensato di acquistare qualche minuscolo pesciolino.
Ho scelto un gruppetto di Corydoras hastatus che hanno la caratteristica di non essere strettamente legati al fondo, come invece la maggior parte dei Corydoras.
Volendo inserire anche un altro piccolo gruppo di pesciolini, ho evitato i piccoli Caracidi, perché sono molto voraci e svelti nel mangiare e avrebbero senz'altro disturbato eccessivamente Pulce.
Ho scelto quindi le Boraras brigittae, piccolissimi ciprinidi di origine asiatica.
Pulce, dopo le prime incertezze, sembrava aver accettato di buon grado i nuovi venuti, se non che, con il passare dei giorni, ha cominciato ad essere sempre più insofferente verso i piccoli Corydoras, tanto che alla fine non faceva che cacciarli in malo modo ogni qual volta i piccoli si avvicinavano al cibo.
Era talmente infervorato, che durante un inseguimento il piccolo Cory si è scansato e Pulce è andato a sbattere il naso contro un vetro!
Pertanto ho pescato col retino tutti i Corydoras e li ho trasferiti nell'acquario grande, dove hanno subito fatto gruppo con i Corydoras pygmaeus già presenti e Pulce è di nuovo tranquillo, con le Rasborine che gli girano tranquillamente intorno.

Nel frattempo nell'acquario grande la vita scorreva tranquillamente, con Galdino e Penelope che affrontavano la prima deposizione.
Come avevo previsto, non è andata a buon fine, dopo poche ore hanno cominciato a mangiarsi tutte le uova e la stessa cosa è avvenuta anche nelle due successive deposizioni.
Sono ancora inesperti e giovani; chissà, per ora non avranno ancora la seria intenzione di metter su famiglia!
Per il futuro si vedrà; se dovesse succedere ne sarò contenta, se invece sarà destino che ciò non accada mai, non importa!
La cosa più bella per me è avere in acquario questi allegri, tenerissimi e comunicativi pesciolini dai grandi occhi espressivi, queste farfalle...con le pinne!

Maljnka    
© 2011 - Maljnka




Appello urgente!!





    


Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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