Pietre e legni sono una parte importante del layout di un acquario d'acqua dolce; spezzano l'uniformità dell'ambiente e aiutano a delimitare le diverse zone contribuendo a creare rifugi dove i pesci possono trovare riparo.



LA PIETRA

Qualcuno le chiama pietre, altri le definiscono rocce, altri ancora sassi, ma in ogni caso sono materiali indispensabili per alcune specie ittiche che presentano la caratteristica di deporre le uova in anfratti dove è più facile difenderle dai predatori; molti ciclidi africani, come quelli dei laghi Malawi e Tanganyika, adottano questo sistema.
D'altronde in questi enormi bacini idrici la vegetazione è scarsissima, ad eccezione delle alghe soprattutto del genere Cladopora e Calothrix, in quanto il pH decisamente alcalino (8,5-9,5) unito ad un kH alto (15-19) determina condizioni non compatibili con le esigenze della maggior parte delle piante acquatiche; i pesci nel corso della loro storia evolutiva si sono invece adattati a questo ambiente, ed in particolare per la riproduzione hanno scelto la deposizione in anfratti, nicchie rocciose e cavità sommerse, ma non solo...

Infatti mentre i pesci del lago Malawi depongono nelle cavità rocciose, quelli che abitano il Tanganyika si servono anche dei gusci vuoti dei gasteropodi che vivono in grandissimo numero in questo lago, tanto che gli immensi fondali ne sono letteralmente ricoperti.
Alcuni pesci del Tanganyika addirittura depongono unicamente dentro queste conchiglie e vengono definiti "conchigliofili obbligati".

Ecco un tipico paesaggio sommerso del lago Tanganyika, dominato da rocce e conchiglie.





Prima di allestire un acquario è quindi indispensabile aver ben chiaro quali pesci si vogliono ospitare e valutare se un ambiente preparato per venire incontro alle esigenze dei futuri abitanti risulterebbe gradevole anche ai nostri occhi.
C'è chi è attratto dai ciclidi africani, pesci molto intelligenti, dal comportamento particolarissimo e caratterizzati da livree stupende, però al tempo stesso non concepisce un ambiente senza vegetazione o con un numero esiguo di piante di quelle poche specie che potrebbero vivere in acque tanto particolari.
In casi del genere si impone una scelta drastica: o quei certi pesci o le piante...
La convivenza è scarsamente fattibile, anche a causa delle abitudini fossorie di questi ciclidi, che nel volgere di poche ore sono in grado di rivoluzionare totalmente il layout, sradicando le piante nel corso delle loro operazioni di scavo.

Chi invece desidera allestire un acquario tropicale di altro genere, in linea di massima non incontrerà ostacoli di coesistenza fra piante e pesci.
Dovrà però rinunciare a mettere in vasca conchiglie di qualunque specie.
L'acqua di un acquario di questo tipo avrà un pH intorno alla neutralità, le variazioni in più o in meno saranno molto limitate; il guscio delle conchiglie si scioglierebbe un po' alla volta, con la conseguenza di far aumentare la durezza dell'acqua rendendola inadatta a questi pesci.



Precauzioni necessarie prima di mettere le pietre in acquario
Se le pietre sono indispensabili in un acquario Malawi o Tanganyika, risultano però assai gradevoli ed utili anche in altre ambientazioni, ma bisogna essere assolutamente sicuri che si tratti di rocce inerti, non calcaree.
Come fare dunque? Acquistare queste rocce solo nei negozi di acquariofilia?
In teoria sì, perché dovrebbero sapervi consigliare al meglio, ma purtroppo la realtà può essere un po' diversa...
Succede di vedere una pietra che starebbe a meraviglia nel nostro acquario; chiesti lumi al negoziante, con grande soddisfazione apprendiamo che non è calcarea, quindi la acquistiamo e una volta a casa la sistemiamo nell'acquario.
Dopo alcuni giorni, eseguendo i test dell'acqua in occasione del cambio parziale, notiamo con stupore che la durezza è inspiegabilmente aumentata; ripetiamo la misurazione pensando ad un nostro errore, ipotizziamo anche che il test possa essere scaduto di validità...tuttavia la data di scadenza è a posto...e dunque, cosa sarà mai successo?

Alla fine ci assale un dubbio: quella pietra che sta lì dentro da giorni, ecco, quella è l'unica novità nel nostro acquario...che sia lei la responsabile?
Bisognerebbe testarla, ma come fare?
Versarci sopra qualche goccia di aceto o di succo di limone serve a poco o niente; decisamente meglio il viakal o altro anticalcare...o meglio ancora usare l'acido muriatico, che altro non è che lo stesso acido contenuto nel viakal, solo che mancano profumi e altri coformulanti (per altro inutili e anche controindicati per l'uso acquariofilo).
Preleviamo dunque la pietra, asciughiamola e poi mettiamoci sopra un poco di acido cloridrico (attenzione agli schizzi negli occhi, è fortemente caustico!).
Se si formano delle bollicine, la pietra è indubbiamente calcarea; accostando l'orecchio si può sentire anche un leggero sfrigolìo, ad ulteriore conferma.

A volte i negozianti non sanno nemmeno cosa stanno vendendo, si limitano a fidarsi di quanto vien loro detto dal fornitore, il quale magari a sua volta ne capisce poco o niente e si basa sulle indicazioni della società di import-export che tratta il prodotto...
pertanto, a meno che non siate sufficientemente esperti in materia, prima di mettere qualunque sasso nell'acquario, testatelo; costa poco ed eviterete spiacevoli conseguenze.

A maggior ragione bisogna stare attenti ai sassi raccolti sulla spiaggia o durante un'escursione, o semplicemente nel giardino di casa: quasi sempre contengono carbonato di calcio, che a contatto con l'acqua dell'acquario comincerebbe a sciogliersi...
Le acque del nostro Paese nella stragrande maggioranza dei casi sono acque dure, per il semplice motivo che durante il loro percorso naturale lambiscono pietre calcaree, arricchendosene.
Pertanto è difficile che possiamo trovare pietre inerti; non per niente quelle in commercio provengono quasi tutte dal Sud America o dall'Australia, dove ci sono acque tenere.

C'è poi l'ulteriore possibilità che il nostro sasso "nostrano" pur non essendo calcareo, contenga altri minerali del tutto controindicati per l'uso che ne vogliamo fare, come ad esempio rame, piombo, zolfo...
Questa possibilità è maggiore se la pietra è stata raccolta in una località mineraria specifica.

Alla fine la soluzione migliore resta sempre l'acquisto del materiale roccioso in un negozio specializzato, avendo però l'avvertenza di testarlo sempre prima di metterlo nell'acquario.



Pietre per tutti i gusti
Arenaria, basalto, granito, ardesia (nelle varietà grigia o rossa), porfido, sodalite blu, rocce laviche, quarzo e tutte le varie rocce dai nomi di fantasia, come le dragon stone, le rocce arcobaleno, le rocce pagoda, ecc., sono inerti e quindi adatte all'acquario tropicale, come anche il legno fossile, naturalmente sempre che non presentino indesiderate inclusioni calcaree.

Pertanto, come già detto, è sempre buona norma testarle con l'acido muriatico, soprattutto quando presentano parti bianche.

Quasi tutte queste pietre si armonizzano bene con i layout acquariofili; alcune, come i cristalli di quarzo, le rocce arcobaleno, la sodalite e in genere tutte quelle dalle colorazioni vivaci conferiscono però un tono decisamente innaturale all'ambientazione, ma è pur vero che tutti i gusti son gusti...condivisibili o meno...


granito             roccia pagoda
granito                                            roccia "pagoda"

basalto             quarzo rosa basalto                                            quarzo rosa




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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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sodalite


porfido


arenaria


rocce laviche


ardesia grigia


roccia arcobaleno

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