IL LEGNO

Il legno è un elemento che, se scelto con cura in quanto a dimensioni, colore e posizionamento, indubbiamente valorizzerà esteticamente l'acquario.
Quando poi si vogliano ospitare Loricaridi, il legno è un elemento indispensabile, perché questi pesci hanno necessità di assumere particelle di cellulosa che aiutano a mantenere sano e ben funzionante il loro apparato digerente.
Gasteropodi come le Neritine utilizzeranno i legni come substrato per deporre le uova; Caridine e altri piccoli crostacei vi troveranno l'ambiente ideale dove restare nascosti durante il delicato periodo della muta, quando venendo a mancare temporaneamente l'esoscheletro chitinoso, sono più vulnerabili.

Nei negozi di acquariofilia non avremo che l'imbarazzo della scelta: radici e legni di tutte forme e di tutte le dimensioni; da quelli massicci, imponenti, fino a quelli più sottili, ricchi di ramificazioni dal profilo sinuoso.
Il colore può variare dal beige al marrone rossiccio al grigio bruno, fino al bruno scurissimo; alcuni saranno bicolore.

I più utilizzati sono i legni reperibili nelle torbiere acquitrinose, dove sono rimasti immersi per molti e molti anni, acquisendo caratteristiche di resistenza alla marcescenza; una volta immessi in acquario dureranno tantissimo e non causeranno problemi di funghi e batteri.
Prendono nomi diversi a seconda del luogo dove sono stati raccolti e si tratta quindi di semplici denominazioni commerciali o di fantasia.

Il legno di Namibia o Mopani è forse il più bello dei legni bicolore; ha una struttura compatta che lo rende davvero pesante, tanto che messo in acqua starà subito sul fondo senza problemi.
La parte più scura è durissima, e al taglio risulta di aspetto marmoreo.
La superficie sul lato scuro è fortemente irregolare, mentre dalla parte chiara è decisamente liscia.
Prima di essere commercializzato viene sottoposto ad un processo di sabbiatura, per rendere visivamente più bella la superficie.
In acquario rilascia tannini che colorano l'acqua rendendola ambrata.


Alcuni prima di mettere in vasca un Mopani lo sottopongono a bollitura cambiando più volte l'acqua al fine di far uscire i tannini, ma questo espediente sarà pressoché inutile: questo legno rilascia sostanze coloranti per anni...
Altri inseriscono nel filtro il carbone attivo, in modo che adsorba il colore, rendendo l'acqua nuovamente cristallina, senza rendersi conto che così facendo eliminano anche altre sostanze importantissime per la salute dei pesci.





Chi trova proprio insopportabile l'acqua ambrata è meglio che rinunci in partenza a questo legno, orientandosi sul Driftwood che colora in misura minima l'acqua.






C'è poi il legno di Manila che dopo prolungata bollitura perde un po' della capacità colorante.





Il legno di Java, trattato mediante bollitura, perde quasi totalmente la sua capacità colorante e in acquario provocherà solo un lieve ingiallimento dell'acqua.





Molto particolari sono anche le radici di mangrovia, grigio-bruno scuro, indicatissime per le ambientazioni di tipo amazzonico, e ovviamente anch'esse colorano parecchio l'acqua.







Legni raccolti in natura
Alcuni si procurano i legni cercandoli in natura.
E' possibilissimo farlo, ma è necessario conoscere da quale albero provengono, perché non tutti sono adatti all'uso acquariofilo.
Deve essere legno pesante, altrimenti galleggerà inevitabilmente, anche se lasciato a bagno per giorni e giorni prima di metterlo in vasca.
E' importantissimo che sia resistente alla marcescenza, diversamente durerà poco e contribuirà ad innalazare il livello di inquinanti.
Le radici sono forse le più adatte per questo utilizzo, perché sono compatte e resistenti.
Il materiale raccolto sulle spiagge marine è da evitare, a causa del prolungato contatto con l'acqua salata.
Legni teneri, come pioppo e tiglio o poco resistenti all'acqua, come la robinia, o pastosi come il noce, marcirebbero in breve tempo; le conifere resinose come l'abete o il pino sono anch'esse da evitare.
Il castagno va bene, tuttavia rende l'acqua davvero molto scura.
La quercia è un ottimo legno, pesante e durevole, ma anch'essa colora parecchio l'acqua, sebbene assai meno del castagno.
Anche l'ontano rosso è un ottimo legno, resistentissimo all'immersione; basti pensare che le fondamenta di Venezia sono state realizzate proprio in legno di ontano rosso.
Il legno di faggio è molto resistente, duro e pesante e la capacità di rilasciare colore è pressoché nulla.
Il tronco dell'edera, privato della corteccia, è assai resistente ed inoltre è indicato per legarvi piante acquatiche come il Microsorum o il muschio di Java, che in breve tempo riuscirebbero ad abbarbicarvisi spontaneamente.

I legni raccolti in natura devono però essere sottoposti ad un trattamento prima di poter essere utilizzati.
E' decisamente sconsigliabile usare legno ancora verde; meglio orientarsi su quello morto o tagliato da tempo e meglio ancora se è rimasto a lungo nel fiume o nel torrente; lo si può riconoscere perché a causa dell'immersione e del movimento dell'acqua insieme all'azione abrasiva delle rocce, risulterà sbiancato, scortecciato e liscio; qualora presenti ancora parti di corteccia, esse vanno rimosse completamente, per evitare marcescenze precoci.
Il legno andrà quindi sciacquato e spazzolato per eliminare eventuali altre impurità, poi dovrà essere lasciato a bagno in acqua pulita per un paio di settimane.
Dopo un ulteriore sciacquata, il legno sarà pronto...ma pronto per cosa?
Se risulta già sufficientemente appesantito può venir messo in acquario, ma se galleggerà ancora dovrà essere tenuto a bagno per tutto il tempo necessario per imbibirsi d'acqua, appesantirsi e non galleggiare più e possono essere necessarie anche alcune settimane.

Ci sono acquariofili che sottopongono a bollitura il legno prima di metterlo in vasca, in modo da fargli perdere velocemente molto colore.
Deve essere immerso completamente e può essere un problema se non si dispone di una pentola adatta; se il legno non è eccessivamente grande, si può anche iniziare a bollirlo (ci vorrano un paio d'ore) poi basterà capovolgerlo così da immergere la parte che era rimasta fuor d'acqua, procedendo di nuovo con un paio d'ore di bollitura.
In tal modo perderà anche parecchio colore, ma non illudetevi troppo; una volta messo in vasca, continuerà lentamente a rilasciarne ancora, anche per anni.
Prima di mettere in acquario il legno bollito bisognerà attendere che si raffreddi anche all'interno, quindi è opportuno attendere parecchie ore, perché a seconda delle dimensioni del pezzo, il tempo di raffreddamento sarà variabile.



Bollitura per "sterilizzare" i legni, leggenda metropolitana

Decisamente sconsigliato, anche se c'è chi lo fa, è ricorrere all'uso di prodotti disinfettanti o all'immersione del legno in soluzioni contenenti cloro.

Quella della bollitura a scopo di sterilizzazione è l'ennesima leggenda metropolitana, così ben orchestrata da essere oramai quasi universalmente accettata in ambito acquariofilo e presentata da certi esperti come una sorta di verità assoluta...
L'acquario è un ecosistema vivo, densamente popolato da batteri di vario genere, che sono nell'acqua stessa che usiamo, sulle piante, nel terricccio o nel grodan che avvolgevano le radici, sulla pelle e negli esseri viventi con cui popoliamo la nostra vasca, sulle nostre mani, sugli oggetti che usiamo per la cura e la manutenzione del nostro mondo sommerso...
Il nostro acquario è equilibrato solo quando la sua popolazione batterica è presente e attiva e può svolgere il delicato compito che la natura le ha assegnato.
I batteri svolgono un ruolo essenziale nei cicli della materia e quindi è un evidente controsenso cercare di sterilizzare tutto.
Ci sono batteri che sono comunissimi contaminanti dell'aria e dell'acqua e in breve torneranno ad occupare l'habitat da cui lo abbiamo eliminato.
Ostinarsi a bollire i legni spesso ha addirittura un effetto controproducente, perché si eliminano solo alcuni tipi di batteri e spore, mentre addirittura si provoca il risveglio di altri che vengono stimolati ad aprirsi alla vita proprio dalle alte temperature della bollitura; se il legno non fosse stato bollito, le spore sarebbero rimaste in fase di dormienza.
Ci sono spore di alghe che si sviluppano solo dopo essere state sottoposte a trattamenti termici elevati; subito non succede nulla, ma dopo un mese o due potremmo avere la sgraditissima sorpesa di trovare l'acquario preda di strane mucillagini difficili da eliminare.
Le endospore batteriche sono forme di vita dormiente resistentissime e si trovano principalmente nel terreno, nei sedimenti dei fondali acquatici e sono comunissime nelle nostre vasche; perché dunque ostinarsi a bollire i legni?
Non è proprio il caso di farsi inutili paranoie; l'acquario non sarà mai un ambiente sterile e non sarà certo con la bollitura di sassi o legni che si potranno prevenire eventuali malattie dei pesci.
La miglior prevenzione è gestire correttamente tutto l'ecosistema acquario, per tenere alte le difese immunitarie dei pesci.

C'è anche chi dopo aver bollito e disinfettato i legni con prodotti chimici di comune uso casalingo (ad esempio quelli per la disinfezione di vegetali, per le mani, per oggetti che i bambini portano alla bocca, per la biancheria o il piano di lavoro, ecc.) li fa sciugare bene e non si rende conto che nel frattempo i batteri dell'aria, delle sue mani, del piano su cui l'ha posato per lavorarlo, ne hanno nuovamente preso possesso e, dulcis in fundo, poi rivestono questi legni con una vernice trasparente plastificante.
Ma si sono mai chiesti a cosa servirà a quel punto mettere quel legno in vasca?
Nel migliore dei casi avrà una funzione puramente estetica, nel peggiore potrebbe danneggiare l'ecosistema acquario.
Sarebbe stato più semplice acquistare un legno finto, di quelli in resina, che oggi vengono prodotti con sistemi tali da renderli visivamente indistinguibili dal vero...e del tutto inutili per la fauna del nostro acquario.




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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Sterilizzare i legni?
Ci sono acquariofili che cercano di sterilizzare o abbattere la carica batterica di ogni legno che mettono in vasca, che sia acquistato o raccolto in natura.
Per raggiungere questo scopo, nonchè per eliminare eventuali spore di alghe, oltre alla bollitura prolungata ricorrono anche ad altri sistemi, a dire il vero poco raccomandabili...
C'è chi effettua il trattamento con allume di rocca o con ipoclorito di sodio (la comune candeggina), sciacquando poi molto bene il legno, ma il rischio che rimangano residui esiste; nel caso della candeggina lo si capirà dall'odore; se pur lieve, indica la presenza di cloro che, tutti gli acquariofili lo sanno; è nocivo per i pesci.
Se il prodotto è penetrato in profondità nelle fibre, il suo rilascio potrebbe essere costante per parecchio tempo, anche se magari in modo impercettibile per l'acquariofilo.
Si cerca sempre di eliminare il cloro presente nell'acqua potabile e poi si va a mettere in vasca un legno tenuto a mollo nella candeggina?!
Inoltre al giorno d'oggi la maggior parte delle candeggine sono anche addizionate con profumi che costituirebbero un'ulteriore controindicazione all' uso in vasca.

Altri ricorrono al sale, a sostanze sterilizzanti per i biberon dei bambini..insomma chi più ne ha, più ne metta, per non parlare poi di quelli che usano l'acido muriatico...
A parte l'evidente controindicazione all'uso di certe sostanze, circa l'opportunità di ricorrere a questi trattamenti ci sono pareri controversi, anche diametralmente opposti.

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