POTENZIARE L'IMPIANTO LUCI
con il "fai da te":
un po' di manualità e poca spesa!

Nel 2010 ho sperimentato la soluzione fai-da-te potenziando l'illuminazione del mio Poseidon Riviera 80 che montava un solo neon T8 e ne sono rimasta molto soddisfatta; a distanza di 3 anni l'impianto luci funziona a meraviglia.
L'acquario in origine era dotato della solita centralina di plastica posta sotto il coperchio, che conteneva un reattore elettromagnetico; dopo qualche tempo avevo spostato esternamente la centralina perché, soprattutto d'estate, poco mancava che facesse bollire l'acqua...
In seguito avevo aggiunto un secondo neon accanto a quello di serie, agganciandolo alle apposite clips che avevo provveduto a fissare sotto al coperchio.
Questo neon supplementare era stato corredato di un secondo reattore elettromagnetico, anch'esso posto esternamente all'acquario.

Da tempo però volevo sostituire i vecchi reattori con quelli elettronici, che vengono chiamati comunemente ballast e hanno diversi vantaggi: scaldano pochissimo, quindi l'energia elettrica che consumano non viene sprecata per la produzione di inutile e a volte dannoso calore, ma va quasi interamente ad essere utilizzata per produrre luce; hanno una notevole leggerezza e un ingombro decisamente contenuto, non necessitano di starter e il loro utilizzo riduce al minimo lo sfarfallìo all'accensione, prolungando notevolmente la vita del tubo fluorescente.
Osservando l'accensione di un neon pilotato dal ballast elettronico sembra che addirittura non ci sia più sfarfallìo, ma in modo infinitesimale esso avviene ancora, solo che il nostro occhio non è in grado di percepirlo e ci sembra che l'accensione del neon sia immediata.

Avendo scartato in partenza l'idea di rivolgermi al negozio di acquariofilia, mi sono recata in un grande magazzino specializzato in forniture elettriche, per acquistare il ballast.
Purtroppo ho avuto la sgradita sorpresa di apprendere che i privati venivano serviti per ultimi; ho aspettato una buona mezz'ora, ma dato che continuava ad arrivare personale delle ditte, ho capito che avrei dovuto aspettare fino a mezzogiorno, sempre che i commessi non dovessero a quel punto andare (giustamente) in pausa pranzo.
Mi sono detta che quello era un segno del destino, quindi ho deciso per il fai-da-te in tutto e per tutto.
Servono due lampadine a risparmio energetico.
Ne ho usate un paio che avevo già in casa; erano lampadine ancora buone, ma anche quelle "bruciate" vanno ugualmente bene; in seguito ho realizzato altri impianti di potenziamento luci usando ballast recuperati da lampadine che non si accendevano più; di solito il problema dipende dai tubicini al neon; il ballast resta invece integro e perfettamente funzionante nella quasi totalità dei casi; si può sempre procedere ad un controllo preliminare con il tester prima di realizzare tutto il lavoro.
Per estrarre il il ballast si utilizza un piccolo seghetto da ferro, segando il corpo della lampada tutt'intorno, proprio dove si vede la sottile scanalatura; siccome si tratta di un tubo di plastica e al suo interno c'è il ballast, non bisogna tagliare in profondità, ma fermarsi non appena si avverte che la lama sta "sfondando" la parete, quindi bisogna ruotare leggermente la lampadina e continuare a segare, poi applicare nuovamente una lieve rotazione, segare e così via.
Terminata questa prima operazione, si deve estrarre il ballast dalla lampadina, pertanto si procede a tagliare i 4 fili elettrici che lo collegano ai tubicini al neon; non preoccupatevi se li tagliate cortissimi, tanto poi li dovrete levare del tutto; questi è inutile tentare di recuperarli, sarebbero davvero troppo corti.
Bisogna anche tagliare gli altri 2 fili che collegano il ballast allo zoccolo metallico della lampadina; anche questi poi li dovrete dissaldare per mettere due nuovi spezzoni di filo, che vi consentano di arrivare ai morsetti, tuttavia se lo preferite, cercate di tagliarli il più lunghi possibile, poi giuntate ad ognuno dei due il filo necessario per arrivare ai morsetti.
Pulite il ballast con un pennello asciutto, per rimuovere i frammenti e la polvere di plastica che potrebbe esserci sopra.
Ora vi servirà un saldatore del tipo di quelli che si usano in elettronica e ovviamente del filo di stagno per saldatura; non usate un saldatore troppo potente, altrimenti scalderete troppo la piastra del ballast e rovinerete il circuito stampato.
Quelli che avevo tolto erano entrambi da 21watt e siccome i neon dell'acquario erano da soli 18 watt, i due ballast risultavano adatti per l'uso che ne intendevo fare.
Il wattaggio del ballast a volte è stampigliato direttamente su di esso, altre volte lo potrete dedurre leggendo i watt sulla lampadina stessa.
Ovviamente non potete usare un ballast che sia inferiore di watt rispetto a quelli del tubo al neon che volete usare.
Se invece il ballast fosse anche sovradimensionato rispetto al neon, meglio ancora.

Serve poi una scatoletta in cui inserirli; in questa foto è stata usata una comunissima scatola di derivazione del tipo per installazione esterna, ma va bene qualsiasi altro contenitore che avete a disposizione.
Se usate la scatola di derivazione, togliendo alcuni tappi di gomma garantirete la circolazione d'aria necessaria per il raffreddamento del ballast, che pur scaldando poco produce comunque una po' di calore.











Se invece utilizzerete altri tipi di contenitore, praticate dei fori nella parte superiore oppure anche in quella frontale, che però dovrete provvedere di una griglia di protezione, sia per fini di sicurezza che per l'estetica.

Da ogni ballast usciranno quindi 6 fili, dovete piazzare due ballast, quindi provvedetevi di una stecca di 12 morsetti mammuth e incollatela con Attack o altro adesivo cianoacrilico.
Dovrete fissarla al coperchio della scatola; infatti la scatola vera e propria andrà fissata alla parete o al mobiletto o dove altro preferite.
I ballast invece sono tanto leggeri che non avrete necessità di fissarli; staranno al loro posto semplicemente perché sorretti dai fili elettrici attaccati ai morsetti.
Quelli che vedete in foto infatti non sono fissati da nessuna parte.

Se smontando il ballast avete conservato i fili che entravano nello zoccolo della lampadina, ora vi accorgerete che non sono abbastanza lunghi da arrivare ai morsetti, quindi li dovrete giuntare.
Si può praticare la giunzione usando dei mammuth oppure i giunti a crimpare e cioè quelli dove i fili vengono posti "testa a testa" però bisogna avere anche le apposite pinze per il serraggio.
Si può procedere in modo migliore semplicemente saldando a stagno i fili fra di loro.
Per garantire l'isolamento delle saldature ed evitare corto circuiti si può utilizzare del nastro isolante o ancora prima di procedere a saldare si infila un tubetto di plastica, che a saldatura effettuata verrà fatto scorrere fino a coprire il punto di giunzione; ovvio che il tubetto deve calzare "giusto" altrimenti potrebbe spostarsi accidentalmente.
Un'altra soluzione è quella di infilare una guaina di plastica termoretraibile su un filo, poi si effettua la saldatura dei fili e quindi si sposta la guaina in modo che copra abbondantemente il punto di saldatura, dopo di che con un semplice asciugacapelli la si scalda, finché la si vedrà ritrarsi ed aderire bene alla giunta.
Si ripete poi l'operazione nello stesso modo, giuntando gli altri due fili.
Meglio ancora però se dissalderete tutti e due i vecchi fili e metterete uno spezzone di lunghezza adeguata per andare dal ballast ai morsetti, senza bisogno di giunte intermedie.

Come già detto bisogna dissaldare anche i 4 piedini del ballast che hanno ancora attaccati i pezzetti di filo originari.
Dopo aver fatto l'operazione noterete che sono rimasti 4 piccoli forellini.
Prendete 4 pezzi di filo lunghi quanto basta per arrivare comodamente alla morsettiera.
Spelatene le estremità, stagnateli con l'aiuto del saldatore e infilateli uno per volta nel forellino, poi fissateli con un punto di saldatura.
Tenete fermo il filo e soffiateci sopra; si raffredderà velocemente.
Se avrete fatto la saldatura come si deve, essa risulterà lucida; se invece la vedrete opaca, il lavoro è da rifare; si tratta di una cosiddetta "saldatura fredda" e facilmente il filo potrebbe staccarsi.
Quando la saldatura è ben fatta, potete tirare tranquillamente il filo: non si staccherà.
Adesso non vi resta che collegare i 6 fili di ogni ballast alla morsettiera; come già detto in precedenza, sono tanto leggeri che non avrete necessità di fissarli.

Nella foto più sopra i fili che porteranno corrente al ballast sono quelli rivestiti con il tubetto di plastica grigia e dovrete provvedere a giuntarvi i fili del cavo elettrico con la spina.
Ora prendete il cavo con la spina che porterà la corrente al primo ballast e anche il cavo (o i cavi) che provengono da uno dei neon (prima tagliate via il connettore a 4 Pin che serviva per inserirli nella centralina) e fateli passare in uno dei tappi di gomma che ancora chiudono i fori della scatola; ovviamente dovrete tagliare via la parte centrale del tappo, ma solo di quel tanto che basta per far passare i fili in modo che stiano un po' "stretti"; questo accorgimento impedirà che a lavoro ultimato possano tendersi accidentalmente andando a forzare sui morsetti.

Cominciate a lavorare con il cavo di alimentazione; togliete un pezzetto di guaina: troverete 2 o anche 3 fili elettrici; ve ne basteranno due, l'eventuale terzo filo tagliatelo via.
Spelatene circa mezzo centimetro, per mettere a nudo il rame, poi stagnateli e inseriteli nei mammuth, in corrispondenza di quelli con la guaina grigia, serrandoli bene.
Ora dovete inserire nei morsetti anche i 4 fili che provengono dal neon; tagliate via una parte di guaina esterna in modo da poter lavorare comodamente sui fili; spelatene il solito mezzo centimetro, stagnateli ed infilateli nei 4 morsetti liberi.
Non è che potete infilarli dove capita o dove vi piace di più; bisogna prestare attenzione a rispettare le due coppie di fili e anche ad inserirle secondo la polarità giusta, altrimenti non si accenderà nulla.
Se volete andare subito a colpo sicuro usate un tester, ma se non l'avete, andate a tentativi, tanto non brucerà nulla anche se sbaglierete.
Ripetete tutta la sequenza delle operazioni con il secondo ballast.

Questo sistema di base naturalmente può essere migliorato e reso esteticamente migliore.
E' stato possibile effettuare il lavoretto con i ballast recuperati dalle lampadine solo perché il wattaggio dei neon era inferiore a quello dei ballast.
Se invece volessimo fare questa modifica con dei neon di wattaggio superiore, ad esempio 54 watt, non sarebbe possibile reperire lampadine a basso consumo da cui recuperare ballast che abbiano un wattaggio così alto e sarebbe quindi necessario acquistare ballast adeguati.
D'altra parte un neon non può venir pilotato da un ballast sottodimensionato.
Tuttavia generalmente gli acquari che per dimensione montino neon da 54 watt generalmente sono anche già predisposti con un sistema di illuminazione più efficiente, magari hanno già due o più tubi di serie.

Probabilmente vi starete domandando perché abbia fornito ciascuno dei due ballast di un cavo di alimentazione, invece di collegarli in parallelo ad un solo cavo comune.
E' presto detto: era mia intenzione far sì che accensione e spegnimento dei neon fosse differenziata, perché volevo ricreare una sorta di effetto alba-tramonto.
Al mattino nella stanza dove c'è l'acquario entra gradatamente la luce naturale del giorno, poi si accende un primo neon, quello meno luminoso e dopo un'ora si accende anche il secondo, quello a luce più chiara.
Nel tardo pomeriggio questo neon si spegne e resta acceso solamente quello meno luminoso, poi dopo un paio d'ore si spegne anche quest'ultimo e resta solo la naturale luce dell'imbrunire.
L'accensione e lo spegnimento delle luci è pilotato da due timer.
Con questo rudimentale ed economico accorgimento al mattino l'acquario non viene mai investito di colpo dalla luce piena e a sera non piomba istantaneamente nell'oscurità; in tal modo i pesci non si spaventano.







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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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FAI DA TE
per piccoli e medi acquari

Molti acquari, generalmente di piccola o media capacità, vengono forniti di serie con un solo tubo al neon, lungo quasi quanto l'acquario stesso.
A seconda che il neon sia un T5 o un T8 ci sarà però una notevole differenza in fatto di quantità di luce emessa.
Prendiamo ad esempio un acquario da 80 litri netti, dove sia possibile alloggiare sotto al coperchio un neon lungo al massimo 60 centimetri.
In questo caso potrà starci un neon da 18 watt, che con quel consumo di corrente irradierà un tot di luce.
Se invece ci fosse un T5 in un acquario del genere non potrebbe essere superiore a 55 centimetri di lunghezza e avrebbe però un consumo di 24 watt, il che garantirebbe l'irradiazione di una maggior quantità di luce rispetto al T8 appena preso in considerazione (il T5 della misura successiva a 55 cm sarebbe troppo lungo rispetto allo spazio disponibile in un acquario standard da 80 litri).

Se nell'acquario che abbiamo preso in considerazione ci si accontenta di coltivare piante poco esigenti in fatto di luce, allora un solo neon T5 da 24 watt è sufficiente, mentre il T8 da 18 watt sarebbe davvero scarso.
Non tutte le vasche degli acquariofili sono però dotate di neon T5; soprattutto nel caso di vecchi acquari è quasi scontato che montino ancora i neon T8 e quasi certamente sono ancora pilotati da reattori elettromagnetici con relativo starter, quelli pesantissimi e che scaldano tremendamente, quelli che provocano il ben noto sfarfallìo e ronzìo all'atto dell'accensione.
Solitamente i reattori elettromagnetici sono racchiusi nella cosiddetta centralina, posta sotto il coperchio o a volte sopra di esso, in un apposito alloggiamento e ciò contribuisce ad aumentare notevolmente il loro riscaldamento, non essendoci possibilità di ottimale dissipazione del calore.

Per potenziare l'apparato luci del nostro acquario possiamo rivolgerci ad un negozio di acquariofilia e farci consigliare dal negoziante (sempre che sia veramente affidabile) sul materiale da acquistare, oppure possiamo farci fare il lavoro dal venditore stesso; generalmente i negozi di acquariofilia provvedono anche alla manutenzione e alle modifiche richieste dal cliente.
Potreste però anche sentirvi dire che non è possibile modificare il vostro acquario, quindi non vi resterebbe che acquistarne uno nuovo e più funzionale, ma non è detto che tutti abbiano la l'intenzione o la possibilità di sostenere la spesa, anche perché a volte sparano certi prezzi...






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