IL PICCIONE
Quando soccorrerlo


La maggior parte dei soccorsi ai piccioni riguarda quelli che vivono negli ambienti urbani; più raro è imbattersi in qualche esemplare di piccione selvatico, di colombaccio o di tortora, ma anche in questi casi il comportamento da tenere è praticamente il medesimo, trattandosi pur sempre di Columbidi.
Certo che difficilmente chi non ama i piccioni si preoccuperà di soccorre il piccolo caduto dal nido o l'adulto malato o che non riesce a volare...
Invece chi decidesse di prestare soccorso, ma non volendo o non potendolo fare personalmente vorrebbe affidarlo a qualche C.R.A.S. o ad altre associazioni più o meno note, avrebbe quasi certamente la sgraditissima sorpresa di vedersi rifiutare l'accoglienza, perché i piccioni delle nostre città pur non avendo un padrone e quindi non potendo essere definiti animali domestici, non sono neppure considerati animali selvatici e tutti questi Centri si occupano solo di fauna selvatica, anche se a volte non accettano neppure i selvatici, quando sono di quelli ritenuti troppo comuni.
Un'aquila o un cigno vengono sicuramente accolti, ma se si telefona per un "semplice" passerotto...
Figuratevi quindi per un piccione di città.
E poi per rimettere in libertà l'aquila o il cigno a volte ci sono pure i servizi televisivi e questo "paga" in termini di immagine, perché indubbiamente è una bella pubblicità, ma un animale qualunque..."non ap-paga"...

In alternativa potreste affidare il piccioncino a qualche appassionato, sempre che ne conosciate qualcuno e che siate sicuri della sua disponibilità.
In parole povere però, se non deciderete di darvi da fare personalmente e in fretta, lo sfortunato piccione sarà destinato a soccombere.

L'adulto sovente è vittima di incidenti stradali, urtato da veicoli, schiacciato; altre volte il pericolo deriva dai cavi dell'alta tensione, nel cui impatto spesso si procura fratture alla clavicola o all'omero oppure c'è gentaglia che si diverte a sparar loro con le carabine ad aria compressa.
In questi casi l'animale va soccorso e portato immediatamente da un veterinario; se si capisce che è rimasto a lungo in quello stato è bene provvedere subito a reidratarlo.

Come bevono i columbidi
Ricordate che piccioni, tortore e colombi non bevono come le galline o altri uccelli che prendono l'acqua nel becco, poi alzano leggermente la testa e la inghiottono.
Essi invece abbassano la testa e aspirano letteralmente l'acqua dal contenitore, proprio come fa la tortora della foto.
Se il piccione che abbiamo soccorso fosse troppo frastornato per farlo spontaneamente, basterà tuffargli con delicatezza il becco in una ciotolina e lui berrà.
Naturalmente anche un piccione rimasto per ore sotto il sole, messo davanti all'acqua si metterà a bere; se non lo farà significa che il suo stato è davvero molto grave.

I traumi che interessano le ali
Le ali sono di vitale importanza per un uccello e la corretta riduzione di una frattura, se non siete esperti e non avete tutto l'occorrente per intervenire, deve essere fatta da un veterinario; ritardare magari anche di giorni significherà o la mancata risaldatura dell'osso, o che essa avvenga in modo non corretto e la conclusione sarà che non potrà mai più volare.
Ricordate che la crescita di un callo osseo inizia spontaneamente a poche ore dal momento in cui si è verificata la frattura ed è per questo motivo che bisogna essere tempestivi nel soccorso.
E' opportuno tener presente che molto spesso anche il veterinario non sarà in grado di rimettere le cose a posto, a causa dell'estrema delicatezza dell'apparato di volo degli uccelli.
In questo caso potrebbe proporvi l'eutanasia, poiché senza ombra di dubbio un uccello rimesso in libertà senza la possibilità di volare è destinato ad una precoce e brutta morte.

Se però avete il posto per tenerlo, nessuno potrà impedirvi di farlo.
Ricordate solo che non lo dovrete mettere in gabbia, mai e poi mai.
O avete una stanza per lui, oppure un giardino dove non corra pericoli (impossibilitato a volare potrebbe essere predato senza fatica da un qualsiasi gatto).
La soluzione migliore sarebbe quella di una grande voliera posata direttamente sul terreno o meglio ancora di un ampio recinto coperto in parte a protezione dalla pioggia, in parte solo a rete.

Caduti dal nido
Se invece vi capitasse di trovare un giovane piccione caduto dal nido, raccogliendolo e accudendolo a dovere riuscirete poi a liberarlo senza problemi.
A volte questi piccoli vengono rinvenuti a terra nelle strade cittadine perché piombati giù da qualche sottotetto dove i genitori avevano fatto il suo nido.
Quando mamma e papà devono nutrire i figli, sovente i piccoli si agitano, perché entrambi vorrebbero essere "serviti" per primi e nella confusione succede che uno dei due cada fuori dal nido, con conseguenze, ahimè, assai gravi.
Oltre al rischio di farsi male seriamente nella caduta, non riuscirebbero mai a tornare nel nido, essendo ancora incapaci di volare.
I genitori non possono aiutare il figlio precipitato, poiché, come tutti gli uccelli, non hanno la possibilità di afferrare il piccolo e riportarlo a casa.
Inoltre se è ancora pressoché implume necessiterebbe di stare al caldo e anche d'estate, fuori dal nido, la temperatura ambientale per quanto mite sarebbe insufficiente per la sua vita.
Se invece restasse proprio sotto i raggi diretti del sole, si ustionerebbe la delicata pelle oppure si disidraterebbe rapidamente.
Senza contare poi che il piccioncino a terra avrebbe ottime probabilità di essere predato da cani e gatti, da grossi topi, da corvi e da tutta un'altra serie di predatori e, se la caduta fosse avvenuta in una strada cittadina, potrebbe anche venir schiacciato dalle ruote degli autoveicoli.
E se anche dovesse passare indenne attraverso tutti questi pericoli, morirebbe di fame, perché i genitori non alimentano questi piccoli fuori dal nido.

Succede anche che una nidiata resti orfana, perché i genitori potrebbero essere stati predati da uccelli rapaci, da altri animali e anche da qualche umano.
Quanti idioti infatti si divertono ad ucciderli con le carabine ad aria compressa, approfittando del fatto che fanno poco rumore e spesso standosene vigliaccamente ben nascosti dentro casa?

E' quindi ovvio che se troviamo un piccioncino a terra, lo dobbiamo soccorrere senza indugio, sia che non abbia ancora le penne, sia che sembri già ben impennato, ma non sia in grado di volare.
Infatti non è sufficiente che il corpo sia ricoperto di piume e penne; esse devono essere della giusta lunghezza, le remiganti (le penne delle ali) e le timoniere (le penne della coda) deve essere ben sviluppata e l'animale deve aver potuto esercitare la muscolatura ed aver fatto "esercizi di volo".
Bisogna dunque prendere in fretta una decisione, altrimenti l'uccello morirà di sicuro.

Certo se sappiamo da dove è caduto e se il posto è raggiungibile, possiamo rimetterlo nel nido.
Naturalmente questa eventualità è poco frequente: chi andrebbe a riportare il piccolo nella nicchia della parete di una vecchia torre, oppure in qualche anfratto di un sottotetto raggiungibile solo con l'utilizzo di una scala a sfilo?
Senza contare che siccome i piccioni amano formare delle colonie, ci sarebbe difficile capire da quale nido è caduto.

Altre volte alcuni piccoli, confidando eccessivamente nelle proprie forze, già intorno ai 25 giorni di vita si involeranno prematuramente e cadranno a terra, incapaci poi di alzarsi in volo.
Resteranno così esposti ai pericoli e nonostante ad un occhio poco esperto possano apparire pressochè adulti, è doveroso soccorrerli.

La miglior soluzione è quindi quella di portarci a casa il pulcino, piccolo o grande che sia e fargli noi da mamma o da papà, preparandogli un adeguato ricovero e provvedendo ad alimentarlo.
Crescerà velocemente e nel giro di poche settimane dovrebbe essere in grado di mangiare da solo e di fare i primi voli.

Dove sistemare il piccolo
Andrà benissimo uno scatolone di cartone con carta da cucina per assorbire l'umidità delle feci, oppure, meglio ancora, un contenitore di plastica, di quelli con le pareti alte circa 40 centimetri, anche questo con il pavimento rivestito di carta assorbente.
La carta deve essere cambiata di frequente, in modo che il piccioncino non si sporchi; inoltre quando comincerete a svezzarlo potrete mettere dentro dei semi, in modo che cominci a becchettare e saranno facilmente visibili.
Trucioli di legno o materiali da lettiera per altri animali non sono idonei.

Man mano che crescerà e prenderà vigore tenterà di uscire dal contenitore e portarsi in posizione elevata; se lo tenete in bagno potrebbe cercare di raggiungere il piano del lavabo o qualche mobiletto; è naturale che lo faccia, così come è naturale che faccia qualche cacca in giro.
A questo punto non vi resterà che proteggere ciò che rischia di sporcare...
Probabilmente vi verrebbe la tentazione di rinchiuderlo in gabbia; non fatelo, perché potrebbe ferirsi il becco nel tentativo di evadere; si sciuperebbe le penne venendo a contatto con le sbarre ed inoltre non potendo sbattere a dovere le ali ed esercitarsi nei movimenti che dovrà fare per volare e non potendo rinforzare a dovere la muscolatura, ritardereste solo iltempo della sua liberazione.




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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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