PICCIONI, COLOMBI, TORTORE

Gli uccelli della famiglia dei Columbidi sono tra i più conosciuti e diffusi e popolano le città, le campagne e gli ambienti naturali di ogni parte del mondo, ad eccezione dell'Antartide e delle zone più aride del Sahara.
Questa famiglia comprende anche specie molto piccole, lunghe al massimo 12-13 centimetri, come ad esempio la Tortorina comune (Columbina passerina) o la Colomba Frugivora Nana (Ptilinopus nanus).
Altre specie sono invece di grandi dimensioni, come la Gura della Nuova Guinea, chiamata anche Colomba Coronata, per via della tipica cresta di piume; raggiunge la lunghezza di ben 85 centimetri!

Siamo abituati a chiamarli semplicemente piccioni o colombi, a seconda delle usanze locali, ma ogni specie presenta delle caratteristiche proprie.

Tutti i Columbidi hanno un'alimentazione per la quasi totalità di origine vegetale ed in poarticolare di nutrono di semi e granaglie.


In Italia i Columbidi sono rappresentati soprattutto dal Piccione Selvatico Occidentale (Columba livia) e dalla sua forma domestica (Columba livia varietà domestica) che include i piccioni viaggiatori e numerose razze ornamentali e da carne.








Dalla varietà domestica discendono i colombi semi-selvatici dal piumaggio quanto mai vario, diffusi soprattutto nelle città.









Questi piccioni sono chiamati abitualmente torraioli, perché hanno sempre avuto una predilezione per le torri, dove trovavano facilmente anfratti e comode cavità per la nidificazione.






Un'altra specie selvatica diffusa nel nostro Paese è il Colombaccio (Columba palumbus).

Le differenze più macroscopiche fra Piccione, sia selvatico che torraiolo, e Colombaccio sono apprezzabili nelle foto: osservare principalmente il colore del becco (grigio nel Piccione e arancio nel Colombo), dell'occhio (con iride rossa nel Piccione e gialla nel Colombaccio).
Inoltre il Colombaccio presenta caratteristiche macchie bianche ai lati del collo e bordatura bianca delle ali, caratteristiche che invece mancano nel Piccione.
La schiena e le piume sotto le ali sono invece bianche nel Piccione e grigie nel Colombaccio.

Nella stupenda foto che segue si vedono bene le piume bianche sotto le ali del Piccione selvatico in volo.







In Italia è di passo regolare durante l'epoca delle migrazioni la Columbella (Columba oenas) che nidifica nell'Europa centro-meridionale.



Assomiglia al Colombaccio rispetto al quale è più piccola; i caratteri distintivi più evidenti, anche ad una certa distanza, sono l'assenza delle macchie bianche ai lati del collo e sul bordo delle ali ed il colore generale più uniformemente grigio.





Un altro Columbide meno diffuso nel nostro Paese è la Tortora selvatica (Streptopelia turtur). E' un animale elusivo e piuttosto diffidente ed è più difficile scorgerla.
E' indubbiamente un uccello molto bello ed elegante e quando è in volo mostra assai bene la sua stupenda livrea.








Molto diffusa e facile da vedere è invece la Tortora dal collare orientale (streptotelia decaocto).










In questa foto si vede il tipico modo di bere dei Columbidi, che tengono immerso completamente il becco aspirando e inghiottendo l'acqua senza sollevare la testa, come fanno invece gli altri uccelli.







Alla scoperta del Colombaccio con le belle immagini e le interessanti osservazioni di Emidio Civitillo.



I Piccioni Viaggiatori
I piccioni sono stati allevati dall'uomo fin dall'antichità, sia per uso alimentare, che a scopo di "portalettere".
I piccioni viaggiatori, in un tempo antico nel quale era impossibile coprire celermente lunghe distanze e i soli mezzi di trasporto erano carrozze o cavalli, hanno permesso lo scambio di messaggi in poche ore.
Gli assediati dei castelli solo con l'invio di un piccione viaggiatore potevano chiedere aiuto.
Con l'avvento del telegrafo, del telefono e via via di tutti i più moderni sistemi di comunicazione e di trasporto, l'utilizzo del piccione viaggiatore come messaggero è stato abbandonato.
Tuttavia durante le guerre, anche durante la Seconda Guerra Mondiale, questo apparentemente obsoleto sistema di trasmissione dei messaggi si è rivelato utile ed efficiente.
Infatti era più difficile notare ed intercettare un piccione, rispetto ad un portaordini umano o ad una radiotrasmissione.

Attualmente i piccioni viaggiatori sono allevati a scopo amatoriale e gli appassionati partecipano a gare con i loro volatili.
Questo però non è privo di rischi per i piccioni, che non sempre riescono a tornare a casa.
Se fosse per loro, non se ne andrebbero mai dal luogo dove sono nati, è solo l'uomo che, approfittando della loro assoluta fedeltà al luogo natale, organizza manifestazioni o li utilizza per scopi pratici.





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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Piccioni di città: i torraioli
Non c'è piazza o centro storico che non sia popolato da questi volatili.
Basti pensare a piazza S. Marco a Venezia o a piazza Duomo a Milano e subito viene alla mente l'immagine di una moltitudine di piccioni e di turisti che amano farsi fotografare con questi uccelli che prendono il cibo dalle loro mani.

Tra amore e odio
I piccioni provocano nell'uomo sentimenti opposti; c'è chi li ama e c'è chi li odia; apparentemente non sembrano esserci mezze misure.
Chi non li può proprio vedere, lamenta l'imbrattamento che questi uccelli provocano defecando; è indubbio che questo problema esista e in talune zone sia davvero assai grave.
Tralasciando il patrimonio artistico sporcato dai loro escrementi, pensiamo piuttosto a tutti quei cittadini che non possono stendere il bucato sul balcone o non riescono a coltivare due fiori decenti in un vaso o non possono sostare sotto casa senza il pericolo di essere centrati dalle cacche dei piccioni.
In talune città i sindaci hanno emesso ordinanze che vietano di alimentare questi volatili e ai trasgressori vengono comminate sanzioni amministrative.
Sulle gronde dei tetti sono comparsi dissuasori d'appoggio, generalmente barre con spuntoni che dovrebbero impedire il posarsi; sono in vendita spray che dovrebbero dissuadere i piccioni dal posarsi nei luoghi poco opportuni.
In altri casi le pubbliche amministrazioni hanno proceduto all'abbattimento degli animali oppure si è ricorso a mangimi addizionati con sostanze anticoncezionali.

Il problema è sempre il medesimo: l'animale cerca cibo e rifugio e in città trova entrambe le cose.
Se non si vuole che proliferino, è indispensabile evitare di dar loro da mangiare, però è anche vero che molte persone hanno trovato un modo per evitare di sprecare il pane che acquistano e che hanno avanzato, offrendolo agli animali selvatici, siano piccioni, anatre, passerotti o altri ancora.
A dire il vero un'alternativa ci sarebbe: acquistare il pane con maggior oculatezza ed utilizzare quello eventualmente avanzato come si faceva un tempo, per preparare gustose zuppe, fare crostini e pangrattato, ma oggi molte persone, forse un tantinello scansafatiche, preferiscono acquistare questi prodotti già pronti e così si ritrovano a non saper che farsene del pane che avanzano.

Bisogna anche tener presente che sfamare gli animali prevalentemente con pane, essendo questo alimento carente di molti elementi nutrizionali indispensabili per vivere in buona salute, alla lunga porta a carenze e squilibri che minano la salute dell'animale.
Lasciare i piccioni ad industriarsi nel trovare il cibo, invece di fornirglielo bell'e pronto, contribuirebbe ad allontanarli dalle città.
Chiudere i sottotetti in modo che non possano accedervi per nidificare sarebbe un ulteriore disincentivo alla loro presenza.
Certo a questo punto si riverserebbero nelle campagne, dove troverebbero più cibo e allora protesterebbero i coltivatori che vedrebbero i campi invasi da questi uccelli alla ricerca dei semi di mais, grano, piselli...

Il problema non è di facile soluzione, perché l'uomo è intervenuto pesantemente sull'ambiente ed ora i nemici naturali del piccione, come ad esempio gli uccelli rapaci, si sono molto rarefatti ed in alcuni ambienti sono addirittura scomparsi.
Come sempre, ogni volta che l'uomo mette mano al delicato equilibrio naturale, combina qualche guaio e poi se la prende con chi, in fondo, cerca solo di sopravvivere, come appunto il nostro piccione.

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