L'IMPRINTING

La parola "imprinting" è una delle più usate, talvolta anche a sproposito, quando si parla di animali.
Con questo termine si indica un particolare tipo di apprendimento presente in forme e gradi diversi in tutti i vertebrati, che fissa fortemente nella memoria alcune caratteristiche degli individui da cui si viene allevati.
L'imprinting è stato studiato soprattutto negli uccelli.

In epoca moderna gli etologi austriaci Nikolaas Tinbergen e Konrad Lorenz svilupparono la teoria di un meccanismo innato che prende avvio quando uno specifico evento agisce da stimolo e l'animale produce quel comportamento per la prima volta nella sua vita.

Nikolaas Tinbergen Lorenz coniò la parola "imprinting" che deriva dall'inglese "imprint" (impronta) proprio per definire questa particolare modalità di apprendimento.
I suoi studi più noti discendono dall'osservazione del particolare comportamento delle oche.

Konrad Lorenz

Notò come le oche neonate identificassero la propria madre nel primo oggetto o persona in movimento che vedevano; è celebre la sua esperienza con l'oca Martina.
Questa identificazione però può avvenire solo nelle prime ore dopo la nascita (circa 36).


Sull'imprinting comunque esiste tuttora una grande confusione; la scienza stessa conosce ancora poco su questo fenomeno.
Oggi le pubblicazioni sull'argomento sono particolarmente rare, ragion per cui ci si basa ancora sulle vecchie definizioni dei primi ricercatori che approfondirono questo aspetto dell'etologia animale.
Ancora oggi gran parte delle informazioni sull'imprinting derivano soprattutto da esperienze empiriche di centinaia di appassionati in tutto il mondo, che difficilmente gli etologi possono studiare utilizzando il classico metodo scientifico, a causa di evidenti difficoltà intrinseche.

Un altro ricercatore (Hess-1973) osservò che l'imprinting coinvolge non solo il particolare processo di apprendimento che porta il neonato a riconoscersi nella specie che lo ha allevato fin dai primi istanti di vita, ma ha la sua importanza anche nella la formazione della coppia (quindi nel riconoscimento del partner sessuale), nell'attaccamento all'ambiente (preferenza dei luoghi simili a quelli dove è nato, tipico il caso delle rondini che stagione dopo stagione tornano al luogo natìo), nelle preferenze alimentari (in relazione ai primi cibi con i quali viene nutrito, che resteranno fra i suoi preferiti).



L'imprinting è irreversibile o reversibile?
Lorenz considerava il processo di imprinting irreversibile e come tale viene considerato tuttora quasi universalmente, anche perché, proprio a causa della rarità di studi in merito, troppo spesso si tende a ripetere semplicemente ciò che altri hanno detto.

Chi non ha mai avuto occasione di allevare un cucciolo ed in particolare un uccello, soprattutto pulcini, paperi e antroccoli, non farà altro che allinearsi alla teoria dell'imprinting irreversibile, ma chi ha al suo attivo esperienze di allevamento non sarà più così sicuro che l'imprinting sia un processo irreversibile.

Leggendo nei forum si evince che una delle maggiori preoccupazioni di chi si trova a dover soccorrere e accudire un uccello neonato sia quella di evitare l'imprinting.
D'altro canto gli esperti o pseudo-tali che negli stessi forum sono prodighi di consigli e diktat non fanno altro che agitare lo spauracchio dell'imprinting davanti all'inconsapevole e spesso impreparato soccorritore, con frasi del tipo: "...Fatevi vedere il meno possibile, toccatelo il meno possibile, non fatelo familiarizzare con voi, non coccolatelo, non parlategli, ecc. altrimenti quando lo libererete non sarà in grado di riconoscere i membri della sua specie, non saprà affrontare la vita libera, non saprà scegliere un partner sessuale, non saprà difendersi dai nemici naturali, si avvicinerà senza timore a qualsiasi essere umano, quasi sempre sarà destinato a fare una brutta fine..."

Il volonteroso soccorritore si trova spiazzato, perché da una parte l'istinto di protezione che è in lui lo porterebbe naturalmente ad occuparsi del trovatello dandogli quello che ogni genitore gli darebbe, quindi non solo cibo, ma contatto fisico, amore, sicurezza.
D'altro canto continuano a risuonargli i sinistri avvertimenti degli "esperti"...

Esperienze
Ho avuto molte esperienze di soccorso e allevamento di cuccioli di uccello di tutti i tipi, come passeri, capinere, fringuelli, cince, columbidi, anatre, corvidi, folaghe, ecc., da quelli "schiusi in casa", ai neonati, ai nidiacei poco più che implumi.

Ho sempre accudito i piccoli cercando di sostituirmi alla madre naturale, quindi il contatto fisico ha avuto grande rilevanza.
Avere cibo e un luogo protetto è importante, ma è come vivere in un orfanotrofio, luogo per antonomàsia dove è fortemente carente, quando non addirittura assente, il rapporto affettivo di tipo madre-figlio, il che porta spesso conseguenze sul piano psichico del piccolo e addirittura sul suo sviluppo fisico, soprattutto quando la permanenza si protrae per alcuni anni.
Nel caso di un animale i primi giorni o settimane o mesi di vita sono paragonabili ai primi anni di un essere umano.

Allevando un animale con amore si viene a creare un reciproco rapporto affettivo, che nell'uccello si manifesta col desiderio di vicinanza, di contatto fisico, con richiami vocali e gestuali.
Crescendo, però, la quasi totalità degli uccelli riprende l'indole completamente selvatica, dimenticando il genitore umano e sfuggendo il contatto fisico che nelle precedenti fasi della vita tanto amavano.

Ho anche osservato che durante il periodo in cui erano completamente dipendenti da me, non avevano lo stesso atteggiamento di fiducia nei confronti di altri esseri umani, che rifuggivano come accade di norma per qualsiasi selvatico che non abbia avuto contatti precoci e continuati con un essere umano.

Tuttavia ci sono stati rari casi nei quali l'uccello, una volta cresciuto e tornato alla sua vita libera, ha continuato a mantenere un tipo di rapporto molto stretto con me, addirittura venendo ad accoccolarsi sulla mia mano, come quando era cucciolino.
Una femmina di piccione che avevo allevato, una volta adulta e oramai libera, quando si accorgeva della mia presenza nell'orto veniva a posarsi sulla mia spalla emettendo vocalizzi di gioia e frullando le ali come quando era piccola, ma fuggiva spaventata alla vista di altri esseri umani.
Il fatto che l'avessi accudita fin dalla nascita e lo stretto rapporto affettivo che si era creato non le hanno per nulla impedito di identificarsi nella sua specie e di trovare un adeguato partner, tanto che un giorno si portò nell'orto un compagno selvatico, con il quale costruì il nido nel capanno degli attrezzi, dove misero su famiglia.

germani reali e folaga, cuccioliParlando di uccelli che, secondo le teorie più in auge sarebbero maggiormente "predisposti" all'imprinting, come il germano reale (la classica anatra selvatica), per mia esperienza posso dire che anche quando siano schiusi da uova non incubate dalla madre naturale, l'imprinting sulla persona che costituisce il primo essere vivente con il quale vengono a contatto non impedisce loro di vivere una normale vita "da anatra", quindi di mettere in atto comportamenti innati come l'attitudine al volo, al nuoto, alla ricerca di cibo ma, e qui viene a traballare la teoria dell'irreversibilità dell'imprinting, anche di riconoscere il partner sessuale in un animale della loro specie, di essere in grado di utilizzare i comportamenti tipici all'interno del gruppo, di comunicare "a voce" con i loro simili, di distinguere i nemici naturali, di temere gli esseri umani.
E tutto questo senza cercare in alcun modo di "insegnare all'anatra ad essere anatra".

Per quanto riguarda la presunta familiarità che un animale allevato da un essere umano metterebbe in atto nei confronti di qualsiasi persona che dovesse incontrare, come già detto in precedenza è uno degli spauracchi che vengono agitati nei confronti dei volonterosi che decidono di soccorrere un selvatico.

coppia di germani reali

Tornando all'esempio dei germani reali da me allevati, ho rilevato che anche da adulti hanno sempre mantenuto familiarità nei miei confronti, tanto che alcuni di essi hanno liberamente scelto di non volare via al sopraggiungere della stagione riproduttiva.
La familiarità consiste nel lasciarsi toccare, nel prendere il cibo dalle mani, nel volarmi incontro quando mi vedono, tuttavia questo comportamento non lo mettono in atto con nessun altro essere umano, nemmeno con altre persone di famiglia, che pur conoscendo bene, tengono sempre a "distanza di sicurezza".
Parallelamente quelli che hanno scelto di tornare al loro ambiente naturale si sono inseriti benissimo nel gruppo, trovandosi a tempo debito un partner e riproducendosi con successo.
Come posso affermarlo? Semplice: avendoli osservati.
Qualcuno potrebbe obiettare che non è possibile riconoscere un'anatra, in quanto "sono tutte uguali..."
Questo perché non siamo abituati ad osservare le diversità all'interno di ogni specie vivente, tanto che abbiamo addirittura difficoltà a riconoscere la diversità fra le persone che appartengono ad una razza diversa dalla nostra.

I germani che hanno mantenuto familiarità con me si tengono però ben alla larga da altri esseri umani; tuttavia, a differenza di altri uccelli, se sono presente anch'io si avvicinano all'intruso, per curiosità, mantenendo però una distanza di sicurezza che ovviamente permetta loro di non rischiare di essere toccati.
In definitiva, sanno benissimo di essere anatre e non esseri umani; hanno semplicemente mantenuto massima confidenza con la persona che li ha allevati e in cui continuano ad avere fiducia.



IMPRINTING
non solo negli uccelli

L'imprinting non si manifesta solo negli uccelli, ma anche nei mammiferi ed è molto importante per l'adattamento dell'animale da adulto: il primo essere con cui il piccolo avrà contatto (generalmente la madre, o comunque un altro esemplare della stessa specie) gli garantirà maggiori possibilità di sopravvivenza nell'ambiente naturale.

E' facilmente verificabile negli uccelli precoci o nidifughi, cioè quelli che appena schiusi dall'uovo sono subito indipendenti, hanno gli occhi aperti, il corpo ricoperto da piumino, sanno camminare e mangiare da soli (oche, anatre, galline, tacchini...).
Si riscontra anche in alcuni mammiferi, come ad esempio cervi, pecore, scimmie.
In queste specie si sono osservati periodi critici di settimane o di mesi, nei quali sono soggetti all'imprinting.
I segnali cui il soggetto reagisce sono più vari per estensione e complessità di quelli osservati negli uccelli.
E' presente, in misura meno apprezzabile e in forma diversa, anche nell'uomo.





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Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Konrad Lorenz
luci e ombre

Konrad Lorenz (Vienna - 1903-1989) premio Nobel per la fisiologia e la medicina, è considerato padre della moderna etologia.
In collaborazione con il collega Nikolaas Tinbergen, che poi vinse insieme a lui il Premio Nobel, sviluppò la teoria di un meccanismo innato che rimane inutilizzato nelle specie animali fino a che uno specifico evento non agisce da stimolo e l'animale produce il comportamento per la prima volta: l'imprinting.

Dal 1937 Lorenz fu impegnato in una frenetica attività accademica.
Insegnò psicologia animale e anatomia comparativa all'Università di Vienna e, tre anni dopo, diventò professore di psicologia all'Università di Konigsberg, in Germania.
Nel 1938 si arruolò nell'esercito tedesco.

Durante l'era nazionalsocialista assunse posizioni concordanti con la linea del regime e nel 1940 scrisse:

«Bisognerebbe, per la preservazione della razza, considerare un'eliminazione degli esseri per noi moralmente inferiori ancora più severa di quanto non lo sia oggi. (...).
Dobbiamo - e ne abbiamo il diritto - affidarci ai migliori di noi e incaricarli di compiere una selezione che determinerà la prosperità o l'annientamento del nostro popolo»


Ed ancora:

«Nei tempi preistorici la selezione in base alla durezza, all'eroismo, all'utilità sociale era fatta solo dai fattori esterni ostili.
Bisogna che questo ruolo venga ripreso oggi da un'organizzazione umana, (...) l'umanità, in mancanza di fattori selettivi, sarà annientata dalla degenerescenza dovuta all'addomesticamento»


Nel 1944 venne fatto prigioniero dai russi e spedito in un campo di prigionia fino al 1948.
Al suo ritorno, Lorenz tornò all'Università di Vienna e accettò di lavorare per la Max Plance Society for the Advancement of Science, riprendendo i suoi studi ad Altenberg.

Nel 1952 pubblicò un libro divenuto famoso in tutto il mondo, "l'Anello di Re Salomone", uno studio sul comportamento animale presentato con taglio divulgativo, con molte esperienze compiute con gli animali e molte illustrazioni.

Nel 1955 il supporto della Max Plance Society divenne più consistente ed insieme all'etologo Gustav Kramer ed al fisiologo Erich von Holst creò e condiresse l'Istituto di fisiologia comportamentale di Seewiesen, in Baviera, nei pressi di Monaco.
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