Camola del miele o tarma della cera
GALLERIA MELLONELLA


Le camole del miele, dette anche tarme della cera, sono le larve di una farfalletta notturna, la Galléria Mellonella. Nella foto qui a sinistra è visibile la farfalla adulta che passeggia su un favo contenete covata di api, dove deporrà le sue uova.

Dopo che le api avranno chiuso ogni celletta con una membrana protettiva, le uova della Galléria Mellonella schiuderanno e nasceranno microscopiche larve che cominceranno a nutrirsi delle pupe d'ape, crescendo fino a diventare belle grasse e grosse, come si può vedere nella fotografia qui sotto.
Tradizionalmente vengono utilizzate dai pescatori come esca, tuttavia anche chi soccorre animali selvatici come uccelli o ricci sovente ricorre a queste larve per integrarne l'alimentazione.
Hanno un costo non indifferente, che solitamente si aggira intorno a 2,50 euro o più per uno scatolino con una quarantina di camole e per questo motivo alcuni si cimentano nel loro allevamento, in quanto si avrebbe una produzione a bassissimo costo ed inoltre si trattarebbe di un prodotto sicuramente esente da eventuali sostanze indesiderate.

Ci sono forum sul tema uccelli o ricci dove si parla anche di come allevare queste larve.
Particolare attenzione viene posta alla scelta del substrato adatto e si indicano genericamente i favi, da chiedere a qualche apicoltore.
E' invece bene tener presente che non tutti i favi vanno bene.
Quelli che hanno contenuto solo miele non servono, mentre vanno benissimo quelli che hanno contenuto covata d'ape e vedremo poi il perché.

In mancanza di favi, viene indicato l'acquisto di fogli cerei presso i negozi di articoli per l'apicoltura.
Quest'ultima indicazione è del tutto sbagliata e viene data semplicemente perché il consigliere di turno ignora completamente la biologia di questa larva e ritiene, erroneamente, che essa si nutra di cera.

Indubbiamente il nome di "tarma della cera", così come quello di "camola del miele" risulta fuorviante per chi non si intende di apicoltura e non preoccupandosi di approfondire certe tematiche di conseguenza dispensa consigli...sballati.

La denominazione "tarma della cera" è stata data in quanto l'azione che appare macroscopicamente all'occhio di un osservatore è il danneggiamento della cera del favo, che appare rosicchiata e sbriciolata, tanto da rendere inutilizzabile il favo stesso se l'attacco è stato massiccio.
In pratica la camola cammina appena sotto la superficie opercolata del favo, alla ricerca dapprima del suo cibo e poi di un luogo dove imbozzolarsi, producendo una sostanza simile ad una ragnatela, per completare lo stadio di metamorfosi che la porterà a sfarfallare come insetto adulto.



Un favo che contiene solo miele e che non ha mai contenuto covata d'api, non sarà attaccato da questa larva, perché essa nel suo procedere cerca il suo cibo tipico.

Il favo di solo miele è riconoscibile perché l'opercolatura viene fatta unicamente con la cera vergine secreta dalle api e presenta l'aspetto tipico che vedete nella foto qui a sinistra.


Invece nelle cellette di covata, rivestite internamente dalle operaie con una sostanza setosa, si trovano le pupe d'ape, che sono l'alimento preferito dalle camole, le quali ne divorano dapprima la testa e gli eventuali residui di cibo costituiti da una miscela di polline e miele.

Qui a fianco potete osservare un favo di covata opercolata; notate la differenza rispetto alla parte opercolata del favo di miele; innanzitutto salta all'occhio la perfezione geometrica dell'opercolatura, che appare di aspetto vellutato, mentre il colore può variare dal giallo oro, quando il favo viene utilizzato per la prima volta, fino al tabacco o al bruno scuro, dopo ripetute covate.
Ciò dipende dal fatto che le api riutilizzano parte del materiale e, covata dopo covata, esso si presenta sempre più scuro, poiché contiene frammenti di impurità.

Se l'apicoltore, allorché nota la presenza di camole, non interviene per eliminarle, esse continueranno a nutrisi anche del resto del corpo delle pupe, oppure dei residui (esuvie) rimasti nelle cellette da cui sono già nate le api, danneggiando sempre di più il favo.

Nel loro procedere le larve della Galléria Mellonella sbriciolano per forza di cose la cera, che appare come una finissima segatura.

Acquistando un semplice foglio cereo, mai nessuna camola potrà alimentarsi e completare la sua metamorfosi, perché non ci sono le cellette, che solo le api sono in grado di costruire e ovviamente perché non ha mai contenuto covata.
Il semplice acquisto di un foglio cereo sarebbe quindi una spesa del tutto inutile.




IL SACCHEGGIO

Farsi dare un vecchio favo da un apicoltore (favo, ricordiamolo, che deve aver contenuto covata, per essere utile) potrebbe essere la soluzione giusta, ma con una ben precisa riserva: l'allevamento non deve essere fatto all'aperto, per un motivo ben preciso e cioè il grande pericolo che si inneschi un processo chiamato saccheggio.

Le api hanno un finissimo olfatto e se nel raggio anche di centinaia di metri ci fosse un apiario, le esploratrici avvertirebbero le compagne dei rispettivi alveari della presenza del favo all'aperto e le bottinatrici si precipiterebbero per far man bassa.
Purtoppo, prese da un'incontrollabile euforia, comincerebbero anche ad assalirsi vicendevolmente tra famiglie, nell'ambito dello stesso apiario.
Ogni famiglia cercherebbe di entrare con la forza "a casa del vicino" per impossessarsi delle sue scorte di miele.
Si scatenerebbe una lotta furibonda anche all'esterno degli alveari, una cruenta battaglia tra api saccheggiatrici e api guardiane che difendono la propria casa, con la conseguenza della morte di un altissimo numero di api su entrambi i fronti, talvolta con la decimazione delle famiglie più deboli o meno agguerrite, e naturalmente con la distruzione di un gran numero di favi e di conseguenza con un grave danno per l'apicoltore.

Comunque un apicoltore davverio serio e competente, che ovviamente è ben conscio di questi pericoli, non vi darà mai dei vecchi favi.





Attenti ai residui di antiparassitari nella cera

I fogli cerei usati nella normale apicoltura non sono quasi mai costituiti da sola cera vergine: sovente si tratta di una miscela di pochissima cera vergine e di un certo quantitativo di cera d'api di recupero di cui spesso è ignota la provenienza e che può contenere residui di antiparassitari, il tutto miscelato ad una buona dose di altre cere vegetali e di paraffina, per garantire una certa elasticità e resistenza meccanica al foglio cereo, che diversamente sarebbe fragile e delicato da maneggiare.

Purtroppo da molti anni le api sono parassitate dagli acari Varroa, che portano alla morte gli alveari e il metodo più usato da molti apicoltori per far fronte a questo flagello è la lotta chimica mediante antiparassitari consentiti dalle attuali norme di legge, ma estremamente tossici, i cui residui restano nei favi di covata, proprio quelli dove la camola si ciba e si riproduce.
Ecco a sinistra una larva d'ape attaccata dall'acaro Varroa Jacobsoni; a destra una Varroa su ape adulta.

Acaro varroa su api    Acaro varroa jacobsoni su ape

Pertando volendo proprio cercare dei favi per fare un piccolo allevamento di camole, sarebbe bene almeno limitare l'area di ricerca all'apicoltura biologica, dove non si usano questi antiparassitari e dove i fogli cerei sono rigorosamente di cera vergine d'api e nulla più e collocare l'allevamento in un locale inaccessibile alle api che eventualmente transitassero nei paraggi.




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Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
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Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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Un foglio cereo così come si trova in vendita



Foglio cereo montato su telaino in legno e pronto per essere inserito in un alveare, così che le api possano cominciare a costruirvi le cellette di cera vergine.


Una volta terminata la costruzione delle cellette, l'ape regina vi depone le uova, da cui schiudono le larve, che saranno alimentate dalle api nutrici finché raggiungeranno una dimensione tale da riempire tutta la celletta.



Quando le larva d'ape sono mature, le operaie chiudono ogni singola celletta con un opercolo microporoso e l'intera covata assume l'aspetto che vedete in questa foto .
La Galléria Mellonella scava sotto gli opercoli per nutrirsi di larve e pupe d'ape.



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