Quando prestare soccorso ad un riccio

Qualsiasi animale ferito richiede di essere soccorso tempestivamente e il riccio non fa eccezione.
A meno di non possedere il cosiddetto "occhio clinico" e adeguata esperienza e competenza, la cosa migliore da fare è rivolgersi prontamente ad un medico veterinario, ricordando che la rapidità d'intervento fa la differenza tra la vita e la morte.
Fare come certuni che raccolgono un animale ferito e si limitano a metterlo dentro una scatola aspettando di vedere se si riprende da solo...spesso ha come conseguenza la sua morte!

Anche un riccio che non si appallottola quando viene toccato dimostra di avere dei problemi e necessita di essere tenuto in osservazione e visitato dal veterinario.

Oltre a ferite ed evidenti traumi, ci sono anche altre situazioni nelle quali è doveroso intervenire.
Come tutti gli animali selvatici il riccio cerca di nascondere fin che può le sue difficoltà, per non mostrare chiari segni di debolezza di fronte ai potenziali predatori e sta quindi a noi capire il suo stato.

Ci sono diversi altri casi nei quali un riccio deve essere senz'altro soccorso.

Eccessiva magrezza
Deve essere sempre raccolto quanto si presenta visibilmente magro, praticamente di forma lunga e stretta o addirittura ad "8" quindi con il ventre incavato, sintomo questo di grave deperimento organico.
Ad eccezione del periodo di fine inverno-inizio primavera, quando è appena uscito dalla fase di vita latente e può presentarsi smagrito, durante l'estate deve oramai aver messo su peso e in autunno deve essere decisamente rotondetto, per poter affrontare il difficile periodo invernale, sia che decida di andare in letargo, sia che non ci vada.

Come dovrebbe presentarsi un riccio in autunno
A proposito del periodo autunnale è importantissimo tener presente che un riccio in buona salute e con sufficienti scorte di grasso per affrontare tranquillamente l'inverno deve avere un certo peso, ma quale?

Si trovano cifre che indicano un peso minimo variabile fra i 400 e i 700 grammi...e chi legge resta un po' perplesso, non sapendo bene a chi dar retta.

Il fatto è che non è sufficiente l'indicazione del peso, bisogna tener conto anche di altri parametri importanti.
Per esempio il sesso dell'animale: i maschi di norma sono più grandi e pesanti delle femmine e alcune di queste ultime, di costituzione esile, non superano mai i 700-750 grammi di peso.
Per contro ci sono soprattutto maschi particolarmente robusti che raggiungono senza problemi addirittura i 1500 grammi.

Autunno, peso, letargo...e zona climatica
Nelle località a clima mite, con inverni brevi e temperature che non scendono sotto lo zero, il periodo di letargo sarà più breve e di conseguenza il dispendio energetico per superare questa fase non richiederà l'accumulo di grandi quantità di grasso e anche solo 500 grammi di peso saranno sufficienti.

Al contrario, un riccio che vive in zone caratterizzate da inverni lunghi e freddi con frequenti e anche prolungati periodi di temperature sotto lo zero, avrà un periodo di vita latente decisamente più prolungato e richiederà l'accumulo di maggiori riserve di grasso, quindi dovrà pesare almeno 650-700 grammi all'inizio dei primi freddi, ma certamente se abitasse zone con clima ancora più rigido (non dimentichiamo che i ricci arrivano a stanziarsi fin quasi a 1500 metri di altezza s.l.m.) sarebbe indispensabile un peso decisamente maggiore, perché il suo metabolismo comporterebbe un ben più alto consumo energetico.

Generalmente sentendo parlare di primi freddi vien da pensare all'autunno ed in particolare al periodo tra fine ottobre e la prima parte del mese di novembre, ma si tratta di un'indicazione di massima, perché anche in questo caso ci sono sostanziali differenze tra l'ottobre in una località mediterranea e quello in una zona continentale o alpina.

Ognuno di noi, a seconda del luogo in cui abita, è perfettamente in grado di capire quando sta iniziando l'autunno "vero" che non coincide necessariamente con l'indicazione dell'autunno astronomico ( 22 o 23 settembre) e pertanto la nostra personale esperienza sarà il miglior metro di giudizio.

Alla luce di queste premesse, quando vediamo un riccio che in autunno non raggiunge ancora il peso ideale è doveroso raccoglierlo e fargli trascorrere l'inverno in un luogo protetto dal freddo e dove abbia la possibilità di alimentarsi con il cibo che gli forniremo noi, quindi...la nostra casa.
Chi non può o non vuole accollarsi questa soluzione, potrà portare l'animale ad un C.R.A.S. oppure al Corpo Forestale dello Stato, alla Polizia Provinciale di residenza, ad una delle tante associazioni che si occupano di fauna selvatica...sempre sperando di mettere davvero in buone mani l'animale, ma non è poi così scontato...
Purtroppo non sempre questi Enti conoscono e sono preparati ad accogliere questo tipo di animale; non meravigliatevi dunque se qualcuno vi dovesse dire che siccome il riccio che avete portato appare in buona salute, lo libereranno subito perché sarà la natura a provvedere...
Altri potrebbero anche dirvi che al momento non hanno posto o personale per prendersene cura...
Teniamo quindi presente anche il vecchio detto "Chi fa da sé, fa per tre"...e decidiamo a seconda di quel che ci troviamo davanti.

Valutazione del peso
Capire a prima vista se un riccio raggiunge il peso ideale non è difficile; possiamo paragonare indicativamente il suo peso alle dimensioni di un frutto:
pesa fra i 100 e i 200 grammi se ha le dimensioni di un mandarino;
fra i 300 e i 400 grammi se è simile ad un'arancia;
fra i 500 e i 600 grammi se ci ricorda un pompelmo;
circa 700 grammi se è grande quanto un piccolo melone.

Il colore degli aculei e del pelo ci fornisce altre importanti indicazioni, perché il giovane è chiaro con predominanza dei toni grigi, mentre l'adulto è bruno e gli aculei sono bicolore; l'anziano tende al bruno rossiccio e progressivamente gli aculei perdono la parte chiara; quando il riccio è davvero molto vecchio, si presentano di color marrone opaco pressochè uniforme; a prima vista sembra che l'animale sia sporco di terra.

Mentre è dunque semplicissimo capire se un riccio è ancora cucciolo e in autunno va quindi sempre soccorso, nel caso di un adulto o se siamo incerti nel determinarne ad occhio il peso, la soluzione è raccoglierlo, portarlo a casa e pesarlo.
Una semplice bilancia digitale da cucina servirà a meraviglia allo scopo ed è importantissima soprattutto nel caso di ricci molto piccoli, per i quali è fondamentale determinare correttamente il peso, in vista dell'alimentazione che dovremo fornire.

L'Indice di Bunnel
Per giudicare se un riccio sia in grado di affrontare con tranquillità l'inverno, soprattutto quando il suo peso ci sembra al limite minimo, è importante calcolare anche l' Indice di Bunnel.
Si tratta di verificare il rapporto fra larghezza e lunghezza del riccio.
indice di Bunnel

Per far ciò è sufficiente un comune metro da sarto; la misurazione viene fatta con il riccio normalmente appallottolato.

Si passa il metro sotto la pancia e si misura il "giro vita" (linea verde nella foto).

Poi si prende la misura nell'altro senso (linea arancione).

La misura della linea verde diviso la misura della linea arancione darà come risultato un numero che è l'indice di Bunnel.
Il risultato ottimale è 0,8 (è ammesso un lievissimo scostamento).
Un risultato inferiore indica un riccio sottopeso, mentre un risultato superiore indica sovrappeso o addirittura obesità.





Infestazione da zecche o larve di mosca
Sovente i ricci sono infestati da ectoparassiti, quali pulci, pidocchi e soprattutto zecche.
Indubbiamente queste ultime sono le più pericolose e se presenti in gran numero provocano forti anemie che nel caso dei cuccioli o di animali malnutriti sono spesso fatali.
Anche in questo caso quindi è bene raccogliere l'animale e sottoporlo ad un trattamento disinfestante prima di rimetterlo in libertà.

Se vi capitasse di vedere un riccio infestato da uova e larve di mosca ricordate che è indispensabile intervenire con la massima urgenza, perché si tratta di un animale molto malato o ferito e che non è in grado di liberarsi da solo dai parassiti.
Se non gli presterete soccorso, morirà sicuramente, sarà solo una questione di tempo...

Intossicazione e avvelenamento
Un altro caso in cui un riccio va soccorso è quando lo vediamo camminare in maniera incerta, barcollante, quando stenta a mantenere l'equilibrio oppure se ha un comportamento come quello che potete vedere in questi filmati.




Si tratta di casi di intossicazione, generalmente provocata dall'ingestione di alimenti contaminati da antiparassitari, diserbanti, fertilizzanti e altri prodotti chimici usati in agricoltura e anche, purtroppo, nei giardini privati.
L'ingestione può anche avvenire indirettamente, quando il riccio si lecca parti del corpo che sono venute a contatto con alcuni prodotti o addirittura può verificarsi per assorbimento cutaneo.

Anche l'abitudine di disseminare esche avvelenate per eliminare le lumache causa la morte dei ricci, che ingeriscono questo prodotto, che ha potere attrattivo su molti animali, così come le esche rodenticide messe senza adeguata protezione sono causa molto frequente di avvelenamento.

Riccio che si caccia nei guai
I ricci sono animali curiosi...e golosi e può capitare che vadano a cacciarsi in guai seri.
Tipica è la caduta nello scavo per le fondamenta del muro di confine di un giardino e soprattutto se è già stata fatta la gettata di calcestruzzo il riccio non riuscirà più ad uscirne.
Se nessuno si accorgerà di lui, resterà lì giorno e notte, senza acqua né cibo, indebolendosi rapidamente e quando sarà oramai segnata la sua fine, arriveranno anche le mosche a deporre le uova sul povero riccio moribondo.
Dopo 2 o tre giorni al massimo sarà morto.
Un giovane riccio caduto dentro uno scavo era stato notato da un contadino; erano ben due giorni che il povero animale stava là sul cemento, sotto il sole estivo, senza acqua né cibo, ma il contadino aspettava che ne uscisse da solo...
Quando sono giunti i soccorsi, la gravità del suo stato ha reso vana ogni cura.

E' vero che i ricci riescono a superare ostacoli di una certa verticalità, ma non scalano i muri o le pareti lisce; è necessario che trovino appigli adeguati dove far presa con mani e piedi; in ogni caso il dislivello da superare deve essere proporzionato alla lunghezza del riccio e non deve essere eccessivo; quaranta centimetri per un adulto sono già tanti, figuriamoci per un piccolo...

Anche la golosità porta questi animaletti a rischiare la vita.
Uno dei pericoli maggiori è rappresentato dai rifiuti domestici gettati incivilmente nell'ambiente naturale.
I ricci sembrano essere decisamente attratti dagli alcoolici.
E' successo varie volte in concomitanza con le numerose "feste della birra" che da anni imperversano in molte località del nostro Paese di trovare ricci in evidente stato di ebbrezza o di semi incoscienza, causato proprio dall'ingestione di birra.
Sovente queste feste si svolgono in aree verdi frequentate anche dagli animali selvatici e purtroppo i soliti incivili lasciano a terra recipienti che contengono residui di bevande; finita la festa degli umani...incomincia quella dei ricci.
L'alcool provoca in loro una grave intossicazione e devono pertanto essere subito portati da un veterinario che sia in grado di far fronte a questa emergenza.
Fate anche moltissima attenzione quando decidete di mettere nel giardino o nell'orto le trappole per lumache a base di birra; devono essere piazzate in maniera che i ricci non vi possano accedere, quindi vanno protette con qualcosa di pesante che non possa venir spostato da loro; per l'accesso delle lumache è sufficiente una fessura davvero minima, attraverso la quale nessun riccio potrà mai passare.




I "raccoglitori di ricci"

Ci sono persone davvero encomiabili che all'arrivo dell'autunno sono particolarmente attente ai ricci che vivono nel loro giardino o a quelli che possono incontrare occasionalmente; ne valutano le condizioni generali ed eventualmente li prelevano per eseguire trattamenti antiparassitari e se il peso non è sufficiente perché possano tranquillamente trascorrere in libertà i mesi invernali, se li prendono in casa per accudirli fino alla successiva primavera, salvando così questi animaletti da probabile morte.

Altri invece nottetempo prendono addirittura a battere sistematicamente i più disparati ambienti naturali alla ricerca di ricci bisognosi di aiuto...non si limitano a soccorrere quelli che ognuno può incontrare casualmente, li vanno proprio a cercare...
Evidentemente non riescono ad accettare la legge di Madre Natura, che non è tenera con i suoi figli: i più robusti e intelligenti sopravviveranno, magari anche con l'ausilio di un pizzico di fortuna, ma tutti gli altri saranno destinati a soccombere.
Può non piacerci tutto ciò, perché l'idea che un animale possa soffrire e morire ci rattrista enormemente, ma non possiamo nemmeno essere tanto presuntuosi da ritenere di poterci sostituire alla Natura...
Queste persone se solo potessero interferirebbero con la vita di tutti i ricci, cercando di farne sopravvivere il maggior numero, sia con l'ospitalità, sia grazie a cure mediche di ogni sorta.
Ma si sono mai chiesti quale sarebbe alla fine il destino di questa specie animale?
Forse sfugge loro che qualsiasi essere vivente si riproduce e i più forti genereranno una prole robusta, mentre i più deboli nella maggior parte dei casi genereranno una prole debole e problematica.
Non per niente gli animali in natura cercano il partner che ritengono "migliore" e le competizioni che caratterizzano il periodo riproduttivo servono proprio per questa selezione.
Questo è uno strattagemma di Madre Natura per garantire la continuità di una specie.
Se l'uomo potesse sostituirsi alle leggi naturali per farli sopravvivere tutti, l'unico risultato sicuro sarebbe quello di indebolire la specie a tal punto da provocarne la scomparsa.

Danni l'uomo ne ha sempre fatti e continua a farne tuttora.
Anche l'uso scorretto di prodotti chimici per debellare certi parassiti sta già facendo registrare un preoccupante effetto secondario indesiderato: la resistenza al farmaco da parte dei parassiti stessi.





Appello urgente!!





    


Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
Visita EQUIVITA















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Incontrare un riccio di giorno
Un riccio che vaga di giorno non è sempre da soccorrere.
Normalmente durante il giorno dovrebbe essere al riparo nella sua tana, tuttavia se il luogo in cui vive è molto tranquillo e protetto dai raggi del sole, capita che si avventuri all'aperto anche nelle ore diurne, quindi non è escluso che ci possa capitare di incontrarlo durante una passeggiata nella natura e in questi casi è bene lasciarlo stare dov'è evitando di disturbarlo.

Inoltre è bene tener presente che il riccio non è un animale solamente notturno, ma lascia la tana anche poco dopo il tramonto e al mattino gironzola fino a poco prima del sorgere del sole, quindi in piena estate sarà normale che alle 6,30 o alle 7 del mattino il nostro riccio non sia ancora rientrato nella tana, o che alle 8 di sera stia già perlustrando il suo territorio ed anche in questi casi non va disturbato né raccolto.

Può anche succedere che al mattino, preso da un improvviso colpo di sonno, si metta a dormire dove gli capita...magari sotto le larghe foglie delle zucche...
Alla sera tornerà in attività e il mattino seguente non lo ritroveremo più lì.
Ricordiamo che d'estate i ricci cambiano frequentemente tana, anche venti o trenta volte ed è quindi normale ritrovarli addormentati un giorno qua ed un altro là.
Naturalmente questo comportamento varia da individuo ad individuo; ci sono i più gironzoloni e quelli affezionatissimi alla loro tana.

Il cambio frequente è anche un mezzo per limitare il numero di parassiti da cui sovente sono infestati, soprattutto zecche; cambiando spesso il luogo dove dormono, molti di questi acari rimangono nella vecchia tana e non potranno più infastidire il riccio.
Ricci che siano esenti da zecche di norma sono però assidui della stessa tana.




Un riccio in città
Può anche capitare di vedere un riccio che cammina in una strada urbana periferica; con tutta probabilità è uscito da qualche giardino privato dove ha la tana, oppure proviene più da lontano; succede quando i giardini sono in diretta comunicazione con l'ambiente naturale.
In questi casi è davvero difficile capire esattamente da dove arriva...
Se il rinvenimento avviene di giorno bisogna raccogliere il riccio senza indugio, perché è evidentemente che ha dei problemi; inoltre per lui sarebbe estremamente pericoloso restare così senza protezione alcuna, esposto al rischio di disidratazione, alla predazione da parte di qualche cane e alla cattiveria umana di grandi e meno grandi...

Se è notte i pericoli sono quasi gli stessi, prima di prelevarlo sarebbe bene tenerlo d'occhio per vedere se si dirige verso qualche punto che gli consenta di accedere a qualche terreno privato e allo stesso tempo si potrà evitare che venga investito da eventuali auto in transito.
Raccogliere un adulto durante la stagione riproduttiva comporta il già accennato rischio di separare una madre dai suoi cuccioli, pertanto è meglio armarsi di tanta, tanta pazienza ( a volte deve essere lunga...ore...) e tenerlo d'occhio finché non riusciremo a capire le sue intenzioni; se alla fine vediamo che non accenna proprio a togliersi dalla strada e a a cercare un passaggio verso zone verdi...lo potremo raccogliere e portare a casa e il giorno seguente...via dal veterinario per una visita di controllo; in alternativa si può contattare un C.R.A.S. al quale consegnare l'animale.




Attenzione nel periodo riproduttivo
Nel periodo che va dal mese dal mese di aprile fino ad ottobre è bene evitare di raccogliere senza fondato motivo ricci che siano di dimensioni superiori a quelle di una grossa arancia, in quanto essendo nella stagione riproduttiva si rischia di togliere una madre ai suoi cuccioli, che morirebbero di fame.

Proprio perché potremmo imbatterci in una femmina in stato di gravidanza o che stia allattando, ogni trattamento farmacologico va evitato in questo periodo, per non causare gravi danni ai feti o ai cuccioli.

E' bene provvedervi dopo il risveglio dal letargo o nel tardo autunno, quando le cucciolate sono oramai svezzate.

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