LA REIDRATAZIONE

Al momento del ritrovamento è difficile capire da quanto tempo il riccetto ha preso il suo ultimo pasto dalla mamma.
E' assai probabile che sia disidratato; ci vuole davvero poco per cadere in questa condizione, quando si è tanto piccini e il peso è al massimo di poche decine di grammi.

Non dobbiamo dargli subito il latte, come potrebbe venir spontaneo fare, perché il processo digestivo dell'alimento metterebbe a dura prova l'organismo nel quale la disidratazione provoca rapidamente gravi squilibri.
Pertanto la prima cosa da fare è quella di reidratarlo.

Possiamo preparare un bicchiere di tisana al finocchio, utilizzando una bustina già pronta o un pizzico di semi, ma se non ne avessimo a disposizione andrà bene anche la semplice acqua, che è poi l'elemento che reidrata.
Il finocchio è un'aggiunta precauzionale che può essere utile qualora il piccolo abbia fermentazioni intestinali o coliche, evenienza che tuttavia sarà ben difficile che un improvvisato soccorritore riesca a notare.

All'acqua o alla tisana aggiungiamo anche un bel cucchiaino da caffé di miele di acacia che ha proprietà antibatteriche e antibiotiche.
Il miele è ricchissimo di zuccheri sotto forma di fruttosio e glucosio e fornirà così al piccolo riccio un po' di nutrimento energetico e digeribilissimo, insieme ad importanti enzimi e sali minerali; inoltre sarà scongiurato il rischio di eccessivo abbassamento della glicemia nel caso fosse già a digiuno prolungato e se non potessimo trovare del cibo adatto al piccolo nelle successive 24 ore.

E' invece da evitare l'uso di saccarosio, cioè il normale zucchero, sia quello bianco di barbabietola, sia quello bruno di canna, perché pur essendo energetici possono causare fermentazioni intestinali; l'apparato digerente di un lattante è assai delicato.

L'infuso di camomilla, che viene talvolta consigliato, bisogna fare attenzione che non sia troppo carico.
Siamo abituati a considerare quest'erba un un blando calmante, tanto che viene usata di frequente con i neonati, ma non tutti gli organismi hanno la stessa risposta; non è raro che ci siano persone addirittura adulte nelle quali l'assunzione di questo infuso provoca l'effetto contrario: eccitazione.
Anche la dose di principio attivo che si assume può causare effetti indesiderati e quindi è facile eccedere con la "forza" dell'infuso quando si ha a che fare con un esserino minuscolo, quindi per precauzione sarebbe meglio evitarne la somministrazione.

Come già detto, questi infusi non vanno dolcificati con il normale zucchero (e ancor meno con i dolcificanti ipocalorici); va bene un cucchiaino di miele d'acacia ma, se non ne abbiamo in casa, somministreremo la bevanda così com'è: il finocchio ha un sapore gradevole e lievemente dolce e il riccio non farà difficoltà, mentre invece la camomilla, essendo amarognola, risulta sgradevole per il riccio, che è un animale che ama il sapore dolce, tanto quanto rifiuta l'amaro.
Ovvio che se glielo diamo forzatamente sarà pressoché obbligato ad inghiottirlo, ma se ci pensiamo bene comprendiamo che non è una cosa da fare, perché il riccio sarà piccolo, sarà un animale, ma non è stupido e gli verrà spontaneo serrare con decisione la bocca dopo il primo assaggio.

Il liquido naturalmente va somministrato tiepido, utilizzando un biberon e una tettarella di dimensioni adatte al riccetto.
Talora è necessario ricorrere a qualche sistema alternativo, in quanto è improbabile che l'improvvisato soccorritore sia già fornito di biberon, a meno che non abbia già avuto esperienze in merito o che sia particolarmente previdente e abbia provveduto in anticipo a dotarsi di un kit per far fronte a possibili emergenze.
Inoltre non è detto che il rinvenimento avvenga quando i negozi sono aperti.

Come soluzione d'emergenza possiamo prendere una semplice penna biro tipo Bic, alla quale toglieremo la parte interna, cioè il tubicino che contiene l'inchiostro e sul quale è anche montata la punta della penna;questa parte non servirà al nostro scopo.
Ci resterà solo l'involucro esterno della biro ed è la parte che ci servirà.

Prendiamo una spugna a grana finissima e compatta come quelle dei cuscinetti delle sedie o anche una striscia di gommapiuma del tipo di quella utilizzata per i divani.
Dobbiamo ora infilare il tubetto nella spugna, in modo da rivestirlo.
Per consentirgli di penetrare dovremo "aiutarlo" forando prima la spugna per esempio con un ferro da calza, fino a trapassarla completamente.
Sfiliamo il ferro e infiliamo il tubetto nella spugna, senza però farlo uscire dalla parte opposta; facciamo in modo che ne manchi ancora un centimetro e mezzo circa.
A questo punto non ci resta che prendere le forbici e sagomare un po' la spugna intorno al tubetto, se fosse troppo ingombrante, per poi rivestirla con del cerotto (non nastro adesivo o nastro isolante) stringendo in modo da ottenere un oggetto che potremo tenere facilmente e comodamente in mano.

Con il cerotto dobbiamo arrivare solo fino al punto dove c'è il tubetto; ci resterà così un pezzetto di spugna sporgente e morbida, che con un paio di forbicine sagomeremo per renderla di dimensioni adatte alla bocca del riccetto, un po' come se fosse il capezzolo della mamma.
Fare tutto ciò non è difficile; è più lungo a dirsi che a farsi.

Giunti a questo punto non ci resterà che prendere l'infuso tiepido e con l'ausilio di una qualsiasi siringa metterlo nel tubetto; il liquido inzupperà subito la parte della spugna che costituisce la tettarella d'emergenza.
Ora non ci resterà che accostarla alla bocca del riccetto, in modo che cominci a succhiare.
Eventualmente possiamo invitarlo spingendo dolcemente la spugna contro la sua bocca, per fargli sentire il sapore.

Non bisogna lasciarsi tentare dal mettere solo un pezzettino di spugna al fondo del tubetto, perché non sarebbe stabile e c'è il rischio che il piccolo la possa inghiottire, con conseguenze facilmente immaginabili.

Allo stesso modo se abbiamo una siringa, ma non una tettarella, non dobbiamo mettere un pezzettino di spugna sul beccuccio per renderlo morbido, proprio per lo stesso motivo; tutt'al più cercheremo di rivestire tutta la siringa.
Se abbiamo una siringa e vogliamo proprio usarla anche senza tettarella, dobbiamo prestare molta attenzione a non ferire la delicatissima bocca del cucciolo.

Non dobbiamo nemmeno schizzargli in bocca violentemente il contenuto della siringa, per non rischiare che gli vada per traverso.
E' necessario premere adagio sul pistoncino, in modo da far scendere il liquido goccia a goccia.
Facciamolo solo se siamo abbastanza pratici di questa manovra e se siamo sicuri di saper controllare bene la pressione del dito sul pistoncino; piuttosto se abbiamo in casa un contagocce in plastica di qualche medicinale, possiamo utilizzarlo dopo averlo accuratamente lavato senza detersivo; se però dovesse mantenere il colore o l'odore del farmaco, non utilizziamolo.
Poniamo attenzione ad operare con delicatezza, quando somministriamo la tisana nella bocca del riccetto, procedendo quasi "goccia a goccia".
Evitiamo di usare contagocce in vetro; in caso di rottura accidentale mentre è nella bocca del piccolo, egli ne riporterebbe gravi lesioni, anche mortali.

Se non abbiamo proprio nulla di nulla possiamo ricorrere ad un'estrema soluzione di ripiego, prendendo una stringa o un cordoncino di cotone, che inzupperemo letteralmente nella tisana, in modo che sia gocciolante di liquido; lo avvicineremo alla bocca del piccolo e la forza di gravità provocherà lo sgocciolamento della tisana; è anche probabile che il cucciolo cerchi di succhiare spontaneamente.
In questo caso evitiamo però il miele, perché senza dubbio una parte dell'infuso gli finirà addosso e diventerebbe un riccio tutto appiccicoso; non possiamo fargli il bagno, prenderebbe freddo e morirebbe, anche se fosse estate.

In ogni caso, visto che il piccolo dovrà restare con noi per parecchio tempo e che lo dovremo allattare, dobbiamo procurarci al più presto tutto il necessario.

Teniamo sempre ben presente che il riccetto ha uno stomaco davvero piccolo; in natura mangia poco e spesso, quindi dobbiamo fare molta attenzione a non sovraccaricarlo, pertanto ci limiteremo a somministargli solo una piccola quantità di liquido per volta: 1ml per i ricci neonati fino a una settimana di vita; 2 ml per quelli di due settimane e che hanno ancora gli occhi chiusi; 3-4 ml per quelli più grandini, che hanno già aperto gli occhi.
La somministrazione a scopo di reidratazione può essere ripetuta già dopo una quindicina di minuti.




COME DARE IL BIBERON
Riguardo alla posizione che deve avere il riccetto durante la suzione si leggono indicazioni di esperti che raccomandano di tenere il piccolo nel palmo di una mano, appoggiato sulla schiena, mentre il pollice della stessa mano gli cinge la pancia.
Però in questo modo il piccolo si ritroverà per forza di cose in posizione pressoché supina, a pancia in su.

Ovvio quindi che il pericolo che il liquido gli entri accidentalmente nelle vie respiratorie sarà alto e l'operatore per evitarlo deve avere un'ottima manualità e padronanza della situazione.

Non si capisce perché si continuino a fornire indicazioni di questo tipo.
Osserviamo ciò che succede in natura: la mamma che allatta i cuccioli non ancora autosufficienti, come per esempio riccetti o gattini, sta sdraiata e i figli prendono in bocca i capezzoli restando in posizione prona, cioè a pancia in giù.
In tal modo hanno anche facilitato il movimento di "impastare" che provoca una migliore fuoruscita del latte e, cosa importantissima, proprio per la posizione che tengono non andrà loro di traverso.

Come possiamo fare per simulare tutto ciò?
Mettiamo un panno morbido sulle ginocchia o sul tavolo ed appoggiamoci sopra il riccetto a pancia in giù; con una mano gli cingeremo il corpo sorreggendogli gentilmente la testolina fra pollice e indice, mentre con l'altra, armata di biberon, avvicineremo la tettarella alla sua bocca.

In alternativa, per chi lo preferisse, si può tenere il riccio in mano, in modo che la sua schiena poggi nell'incavo tra pollice e indice e la pancina ovviamente sarà rivolta in avanti.
Le zampine anteriori verrano a trovarsi l'una sopra il nostro indice e l'altra sopra il nostro pollice e le gambine penderanno giù; anulare e mignolo serviranno a far sì che il piccolo non possa sfuggirci di mano.
Il riccetto sarà dunque in posizione pressoché verticale, o al limite leggermente a pancia in giù.
In questo modo potremo dargli il biberon servendoci della mano libera e saremo certi che non gli andrà nulla per traverso.




Animali SOS non aderisce a campagne pubblicitarie e non ha alcun interesse a far comparire sul tuo browser banner e pop-up; se ne vedi, sappi che non dipende da noi.

Blocca la pubblicità sul tuo browser Non sai come bloccare la pubblicità prima che arrivi sul tuo browser? Scoprilo cliccando sul lucchetto.


    


Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
Visita EQUIVITA

















                                                                                                    Sito aggiornato a