Parassiti interni o endoparassiti
I PROTOZOI


Il riccio viene infettato prevalentemente da protozoi appartenenti alla classe degli sporozoi, in particolare da: Isospora erinacei, Isospora rastegaiev ed Eimeria spp. che provocano una patologia chiamata:

COCCIDIOSI
L'infezione avviene per ingestione delle oocisti mature presenti nell'ambiente.
Esse vengono eliminate con le feci da un animale malato o da un cosiddetto portatore sano, cioè un soggetto che pur ospitando nell'organismo l'agente patogeno, non presenta né i sintomi né i danni tipici della la malattia e pertanto non viene danneggiato.

Dopo essere state ingerite da un altro animale, le oocisti giungono nell'intestino tenue; qui trovando l'ambiente idoneo si schiudono e liberano gli sporozoiti che penetrano nelle cellule della mucosa intestinale, dove si nutrono e si riproducono, dando vita ad oocisti che però sono ancora immature e non possono produrre nuovi sporozoi.

Le oocisti immature vengono emesse nell'ambiente esterno insieme alle feci.
Restano al suolo e in condizioni ambientali favorevoli subiscono un processo che le rende mature e potenzialmente infettanti.
In condizioni ottimali la maturazione avviene in 24-48 ore.

Il ciclo completo di sviluppo nell'intestino del riccio richiede invece un periodo variabile fra 6 e 10 giorni.

Sintomi
La coccidiosi è una patologia grave nei lattanti e nei cuccioli, negli anziani e nei soggetti debilitati o immunodepressi.
E' un'infezione che decorre subdolamente per lungo tempo, senza sintomi particolarmente evidenti.
Il riccio la contrae ingerendo cibi contaminati da spore oppure mettendo la bocca a contatto con terreno, vegetali contaminati, o leccandosi le zampine dopo aver calpestato il terreno contaminato.
Quando una femmina di riccio ammalata di coccidiosi partorisce, spesso i neonati sono già infetti oppure prendono l'infezione dalla madre fin dai primi giorni di vita.
Questa è una delle cause dell'alto tasso di mortalità neonatale ed infantile nel riccio selvatico.

Gli adulti in buono stato di salute hanno una resistenza sia naturale che acquisita per cui non subiscono gravi danni o non ne subiscono affatto, riuscendo a convivere tranquillamente con il parassita.

Quando l'infezione riesce a superare un certo livello, l'animale mostra determinati sintomi, dovuti prevalentemente all'azione meccanica e traumatica che i coccidi esplicano a livello della mucosa intestinale.
I più frequenti ed evidenti sono le feci di color verde brillante e lucide per il velo mucoso che le riveste; talvolta si osserva diarrea frammista a muco e/o strie di sangue rosso vivo.
Quando l'infezione è grave si osservano abbattimento, inappetenza, disidratazione, anemia e perdita di peso.

Nei casi molto gravi possono instaurarsi problemi neurologici, anche con crisi epilettiformi, progressiva paralisi degli arti posteriori che vengono trascinati, perdita dell'equilibrio, letargìa, congiuntiviti, scolo nasale purulento, tosse e conseguenti difficoltà respiratorie.
Come ulteriore conseguenza dello scadimento delle condizioni generali possono instaurarsi delle sovrinfezioni batteriche e virali.

Diagnosi
La diagnosi viene effettuata tramite l'esame delle feci, sia per striscio che per flottazione.

Terapia
Per combattere efficacemente i coccidi è necessario far ricorso a prodotti che siano realmente efficaci.
Molti farmaci definiti "coccidiostatici" come dice il termine si limitano a bloccare temporaneamente lo sviluppo del parassita, senza però eradicare l'infezione, oppure vengono usati a scopo preventivo, in animali sani.
E' tipico il caso dei mangimi per polli e conigli, addizionati di coccidiostatici e utilizzati negli allevamenti industriali, dove l'alta concentrazione di animali favorisce lo sviluppo e la diffusione di questa come di altre patologie; viene fatto ricorso ai coccidiostatici per evitare che gli animali possano ammalarsi, pratica consentita e regolamentata dalle vigenti leggi, per quanto discutibile.

Ma torniamo alla coccidiosi del riccio.
Quando dall'esame delle feci l'animale risulta infetto, non è sufficiente somministrare un coccidiostatico, che spesso non risolve alla radice il problema.
E' indispensabile ricorrere ad un farmaco che sia in grado di debellare l'infezione, uccidendo alcuni stadi dei coccidi, così che essi non possano più riprodursi.

Uno dei princìpi attivi più efficaci è il toltrazuril contenuto ad esempio nel farmaco Baycox, utilizzato in zootecnia e commercializzato all'estero nei formati da 1 litro o 100 ml.
In Italia purtroppo sembra sconosciuto il formato da 100 ml e quello da litro ha un costo che si aggira sui 95 euro; tenendo conto che per curare il nostro animaletto ne occorrono poche gocce, va da sè che non potendo conservarlo per anni e anni, sarebbe uno spreco, ed inoltre il costo elevato per molte persone può essere un ostacolo insormontabile.
C'è anche da dire che da qualche tempo il prodotto è fuori commercio in Italia, mentre è venduto senza problemi nel resto dell'Unione Europea...

Un farmaco valido e comodo da somministrare, anche perché di sapore appetibile per l'animale, era Appertex (principio attivo clazuril) ma è oramai fuori produzione.
Contro la coccidiosi viene utilizzato anche il farmaco Vetkelfizina, un sulfamidico a basso dosaggio che però non risolve sempre il problema, che purtroppo può ripresentarsi dopo qualche tempo.

Dall'inizio del 2013 è disponbibile in Italia un prodotto il cui principio attivo è proprio il toltrazuril, proprio quello contenuto nell'efficacissimo Baycox.
Si tratta di un nuovo farmaco dalla duplice azione, antielmintica ed anticoccidica; è destinato al cane ed è in vendita dietro presentazione di ricetta medica veterinaria; la ricetta viene trattenuta dalla farmacia.
La denominazione commerciale è PROCOX ed il suo costo è decisamente abbordabile: 10,20 euro.
Il sapore è dolce e gradevole e l'animale lo assume volentieri, al contrario per esempio dell'amarissima Vetkelfizina.

E' un farmaco utilizzato con successo anche in altre specie animali, come per esempio gli uccelli e generalmente è sufficiente una sola somministrazione.

Dopo 10-12 giorni è sempre necessario procedere ad un nuovo esame delle feci, e nel caso fosse positivo, bisogna somministrazione una seconda dose di farmaco.
La ripetizione dell'esame dipende dal fatto che questi parassiti non vengono espulsi con regolarità ad ogni defecazione; l'espulsione avviene ad intervalli di tempo variabili, ragion per cui può capitare che per alcuni giorni le feci sembrino "pulite" e ad un successivo controllo si evidenzi la presenza del parassita; questo è tanto più probabile, quanto più grave è il grado di infezione.


Il dosaggio terapeutico minimo consigliato dal produttore è di 0,5 ml per kg di peso dell'animale da trattare.
Per il riccio useremo:
  • 0,1 ml per 200 grammi di peso
  • 0,2 ml da 200 a 400 grammi
  • 0,3 ml da 400 a 600 grammi
  • 0,4 ml da 600 a 800 grammi
  • 0,5 ml da 800 a 1000 grammi
  • 0,6 ml da 1000 a 1200 grammi
  • 0,7 ml da 1200 a 1400 grammi
  • 0,8 ml da 1400 a 1600 grammi
Come già detto in precedenza, per l'acquisto di questo farmaco è necessario presentare in farmacia la ricetta del medico veterinario, il quale vi potrà dare utili consigli circa l'utilizzo del medicinale ed eventuali modifiche del dosaggio.
Come sempre, ricordate che è possibile ricorrere al "fai da te" solamente se si è in possesso di conoscenze adeguate.







Eccesso di zelo
Noi umani quando raccogliamo un animale selvatico in evidente difficoltà e gli pratichiamo le cure del caso, lo facciamo perché motivati da ottime intenzioni, quelle di essergli d'aiuto.
Per ciò che riguarda nello specifico il riccio, è da notare che molti volonterosi girano dopo l'imbrunire alla ricerca di questi animaletti e appena ne trovano uno si premurano di raccoglierlo e di portarselo a casa; faranno fare l'esame delle feci e nel caso di positività provvederanno ai trattamenti antiparassitari del caso.

Procedura perfettamente giustificata se l'animale mostra sintomi di sofferenza, come eccessiva magrezza, ferite, infestazione visibile da parassiti o se è un cucciolo che vaga nel periodo autunno-invernale.
Se però vediamo un bel ricciotto che si sta facendo i fatti suoi, lasciamolo dov'è.
Ricordiamo che ogni qual volta raccattiamo un animale selvatico ci stiamo intromettendo in un campo che dovrebbe essere di pertinenza esclusiva di Madre Natura.

In teoria non dovremmo intrometterci nemmeno nei casi più gravi, perché facendolo interferiremmo con la selezione naturale, ma è la sensibilità che porta a darsi da fare per dare aiuto e questo è comprensibilissimo, giustificabile ed indubbiamente ammirevole, perché significa essere sensibili alle sofferenze altrui.

Cerchiamo dunque di trovare una soluzione di...compromesso...e limitiamoci ad intervenire quando vediamo che l'animale è in evidente stato di necessità.

E' pur vero che anche l'animale in apparenti ottime condizioni oppure portatore sano continua ad emettere oocisti con le feci e quindi contribuisce a diffondere l'infezione nell'ambiente, ma come già detto tutto ciò fa parte della selezione naturale.
Gli individui più robusti sopravviveranno, i più deboli saranno destinati a soccombere; è la pura, nuda e cruda verità.

Se ogni malattia o infestazione portasse sicuramente a morte, se non curata, il riccio si sarebbe estinto da tempo immemorabile!

Come già detto nella pagina dedicata ai parassiti esterni, non dobbiamo mai dimenticare il pericolo che si instauri farmaco-resistenza ai princìpi attivi dei medicinali che vengono somministrati.

E' doveroso aggiungere che trattare un animale selvatico quando non è strettamente necessario contribuisce a creare potenziali fenomeni di farmaco resistenza, perché qualche parassita riuscirà a sfuggire al principio attivo e acquisterà una sorta di immunità nei suoi confronti e trasmetterà alla sua progenie questa caratteristica.







Lo "scopo" dei parassiti
Lo scopo di ogni parassita è quello che accomuna ogni essere vivente, uomo compreso: vivere, alimentarsi e riprodursi per salvaguardare l'esistenza della propria specie, per evitarne l'estinzione.
Togliamoci dalla testa l'idea che lo scopo dei parassiti sia quello di danneggiare o di uccidere l'ospite di turno.
Di tutto ciò a loro non importa proprio nulla, anzi, tutti i parassiti hanno interesse a far sì che il loro ospite viva, perché solo in tal modo i parassiti stessi potranno vivere e riprodursi ripetutamente, salvaguardando l'esistenza della propria specie.





Un'ameba utilizzando gli pseudopodi cattura e mangia due parameci




Un paramecio si riproduce per scissione binaria







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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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I PROTOZOI
I protozoi sono esseri viventi primitivi composti da una sola cellula e hanno dimensioni di millesimi di millimetro.
La cellula contiene una sorta di piccoli organelli, ognuno dei quali ha una funzione specifica.
Il citostoma per esempio funziona da bocca, altri organelli hanno la funzione di faringe, alcune cavità chiamate vacuoli fungono da apparato digerente, altre ancora raccolgono ed espellono le sostanze di rifiuto, ecc.
Il loro habitat naturale è acqueo ed infatti buona parte del plancton marino e d'acqua dolce è composto proprio da protozoi.
Vivono però anche nel corpo di altri esseri viventi, dove trovano l'ambiente liquido-umido e confortevole che tanto gradiscono e si nutrono a spese dell'ospite.
Non dimentichiamo infatti che il corpo degli animali è composto in gran parte di acqua.
I protozoi non hanno nemmeno occhi, tuttavia sono provvisti di organi fotosensibili.

Non hanno arti, ma si muovono per mezzo di:
  • appendici lunghe e rade, chiamate flagelli, che hanno moto elicoidale; questi protozoi vengono infatti chiamati flagellati ed alcuni possono provocare gravissime patologie anche nell'uomo, come ad esempio il Tripanosoma responsabile della cosiddetta malattia del sonno;

  • appendici corte e numerose, chiamate ciglia, che hanno un moto oscillante, come ad esempio nel Paramecio; si tratta dei protozoi più evoluti;

  • protuberanze temporanee che si originano dalla cellula stessa, chiamate pseudopodi, che non servono solo per il movimento, ma anche per catturare le loro prede; tipico esempio è l'Ameba; alcune specie di ameba possono parassitare l'intestino provocando gravi dissenterie.

Ciglia e flagelli sono anche organi di senso: il tatto.

Nelle peggiori condizioni ambientali o all'approssimarsi di esse, i protozoi mettono in atto una particolare tecnica di sopravvivenza che permette loro di interrompere le funzioni vitali: si incistano circondandosi di una mebrana resistentissima; in tal modo sono protetti da alte e basse temperature, disseccamento ed altre avversità.
In questo stadio di vita latente prendono il nome di oocisti; contengono scarsi liquidi al loro interno, ma notevole sostanza nutritiva.
Quando le condizioni ambientali torneranno ad essere favorevoli, le oocisti si schiuderanno lasciando uscire una miriade di spore capaci di infettare l'ospite e di riprodursi, continuando così il ciclo del parassita.

La riproduzione dei protozoi nella grande maggioranza dei casi è asessuata, non necessitando della presenza di individui maschi e femmine.
Avviene per scissione, allorché il protozoo si divide assai rapidamente in due parti di uguali dimensioni, ognuna delle quali riproduce esattamente il protozoo originale.
Talvolta invece la scissione è multipla e dà origine a più protozoi di uguali dimensioni e naturalmente riproducenti esattamente il protozoo originale.

Un altro modo di riproduzione è la gemmazione allorché il protozoo forma una piccola protuberanza che pian piano si distacca fino a divenire un protozoo dotato di vita propria, che riproduce fedelmente, sebbene più in piccolo, le caratteristiche del protozoo da cui ha avuto origine.

I protozoi si suddividono in varie classi, una delle quali è quella degli SPOROZOI
Talvolta si ha riproduzione sessuata, quando due sporozoi si trasformano in gameti che si fondono insieme fecondandosi vicendevolmente.
Altre volte c'è alternanza di riproduzione asessuata e sessuata.

Gli sporozoi non possiedono organi di locomozione.
Vivono nel corpo dell'ospite senza avere la possibilità di movimento proprio e si nutrono per osmosi, cioè attraverso la propria membrana cellulare assorbono dal corpo dell'ospite le sostanze nutritizie ed espellono quelle di rifiuto.

Alla classe degli Sporozoi appartengono Eimeria spp. e Isospora spp. chiamati anche Coccidi
Sono responsabili della Coccidiosi, patologia che colpisce molti animali.

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