I parassiti
Qualsiasi animale, uomo compreso, può subire l'attacco di parassiti, sia esterni che interni e in taluni casi si arriva a massicce infestazioni che possono addirittura comprometterne molto seriamente la salute e in alcuni casi anche la vita stessa.
Si possono raggruppare in due grandi categorie:
  • parassiti esterni o ectoparassiti.
    Si insediano soprattutto nei punti più difficilmente raggiungibili dal soggetto preso di mira e dunque li ritroveremo preferibilmente fra peli, penne, capelli e addirittura fra le squame dei pesci.
  • parassiti interni o endoparassiti.
Il riccio non fa certo eccezione e come tutti gli animali selvatici ha limitate possibilità di autodifesa, a causa del frequente contatto con altri animali e con l'ambiente naturale, che sono un ricco serbatoio di infestazione e di reinfestazione.




Parassiti esterni o ectoparassiti
Quelli che con maggior frequenza attaccano il riccio sono gli acari, i pidocchi, le pulci e le zecche.
Pertanto quando soccorriamo un riccio dobbiamo controllare molto accuratamente ogni parte del suo corpo, compatibilmente con il suo atteggiamento più o meno collaborativo.

Acari

Questi microscopici parassiti, come tutti gli acari sono dotati di quattro paia di zampe; sono davvero difficili da scorgere, per le loro minute dimensioni, a volte sono addirittura invisibili ad occhio nudo e sovente hanno una colorazione che ben si mimetizza con l'ospite.
Sarà indubbiamente più facile capirne la presenza dalle alterazioni presenti sul corpo del soggetto colpito, nonché da certe anomalie comportamentali.


I più noti sono indubbiamente le zecche, gli acari della scabbia o rogna e i cosiddetti "acari rossi" o "acari assassini" (Dermanyssus).

Alcune specie hanno sviluppato determinare caratteristiche fisiche che consentono loro di insediarsi anche in parti del corpo non protette, come la pelle glabra.
Tipici rappresentanti ne sono gli acari della scabbia, che scavano tortuose gallerie sottocutanee, nelle quali svolgono tutte le loro attività, defecazione compresa, restando al riparo dai tentativi di liberarsene mediante grattamento.

Pidocchi
I pidocchi appartegono alla famiglia degli insetti e come tutti gli insetti sono dotati di 3 paia di zampe.

Ce ne sono di vari tipi, anche se quelli a cui viene istintivo pensare sono tipici degli umani; alcuni decenni fa pressoché scomparsi, attualmente sono tornati a colonizzare in forze le testoline in ambiente scolastico; tutto il loro ciclo vitale si svolge sul malcapitato ospite; le loro uova (léndini) vengono saldamente incollate ad ogni singolo capello.

Alcuni pidocchi che attaccano il riccio provocano la caduta di pelo e aculei in zone ben circoscritte, che ad una prima superficiale osservazione si presentano glabre o come se fossero state malamente rasate.

Pidocchi: cosa mangiano
La maggior parte di questi parassiti sono ematofagi obbligati; questo significa che il loro organismo è strutturato in modo da doversi necessariamente nutrire del sangue succhiato direttamente dal corpo delle vittime.
Sono chiamati anche pidocchi succhiatori.

Altri pidocchi sono mallofagi e vengono chiamati pidocchi masticatori.
Si nutrono prevalentemente di sostanze corneee, rodendo squame epidermiche, peli e penne, come fa ad esempio il cosiddetto "pidocchio pollino" di color grigio-beige, ben conosciuto negli allevamenti avicoli rurali, ma che può parassitare anche il cane.

I mallofagi si nutrono anche di sangue; il loro apparato boccale è atto ad effettuare entrambe le operazioni.

Pulci
Chiunque abbia avuto a che fare con cani e gatti avrà visto dal vivo le pulci e senz'altro conoscerà la loro abilità nel sottrarsi ai tentativi di eliminarle, sia correndo rapidamente a nascondersi nel folto del pelo, sia compiendo inaspettati salti.
Pertanto accertarne la presenza non sarà per nulla difficile; sono addirittura ben più grosse di quelle del gatto, decisamente allungate e al tempo stesso robuste, quindi si vedono senza difficoltà.
Appartengono alla specie Archaeopsylla erinacei, specifica del riccio.

La pulce della foto è di un'altra specie; l'immagine ha il solo scopo di rendere l'idea di cosa sia una pulce per chi non ne ha mai viste in vita sua.

Questi parassiti si insediano di preferenza nella zona ventrale del riccio, perché ricoperta di folto pelo e bella calda, ma capita anche di scorgerne che camminano fra gli aculei.

La pulce che attacca il riccio non è dello stesso tipo di quelle del cane, del gatto o dell'uomo.
Molti parassiti infatti sono tipici ed altamente specializzati nel vivere a spese di determinati animali, ma non di altri.

Se dovesse capitare che una pulce di un qualsiasi animale ci salti addosso, non resterà su di noi, perché non facciamo parte della sua tipica fonte di cibo; presto si allontanerà alla ricerca dell'ospite adatto, anche se è possibile ricevere una puntura (un assaggino,tanto per vedere se siamo gustosi?)
Le punture di pulce in soggetti particolarmente sensibili possono provocare infiammazione, che non dipende tanto dalla puntura in sè, ma dal fatto che i parassiti ematofagi iniettano una piccola quantità della propria saliva, che ha un prontissimo effetto anestetizzante, in modo che chi viene punto non se ne accorga subito, consentendo così al parassita di alimentarsi tranquillamente; questa sostanza presenta anche un effetto anticoagulante, allo scopo di mantenere fluido il sangue e permettere al parassita di assumerlo con facilità.
In conseguenza del processo infiammatorio si possono sviluppare fastidiose dermatiti.

Zecche
Le zecche non sono insetti, ma Aracnidi, come per esempio i ragni e gli scorpioni e come loro hanno quattro paia di zampe.
Attualmente si conoscono diverse famiglie di zecche, una delle quali, quella degli Ixodidae è molto diffusa negli ambienti naturali ed è presente in diverse varietà.



Una delle più note è Ixodes Ricinus, detta anche zecca dei boschi perché è frequentissima in questi luoghi; ama gli ambienti esterni ed è una di quelle che più parassitano il riccio.
Questa zecca attacca anche cani, gatti e roditori e si rinviene di frequente sugli scoiattoli; può attaccarsi anche all'uomo ed è pericolosa in quanto potrebbe essere veicolo di infezione della Malattia di Lyme o Borreliosi e della Babesiosi.




Il riccio viene parassitato anche da:

  • Ripicephalus Sanguineus, detta anche "zecca dei canili" perché si trova di frequente nelle strutture di accoglienza degli animali randagi; non ama vivere nell'ambiente esterno
  • Ripicephalus Turanicus
  • Ixodes Hexagonus
  • Dermacentor Reticulatus (o zecca del cane) anch'essa frequente nei boschi


  • Non c'è che dire, sembra proprio che i ricci siano decisamente "amati" dalle le zecche .

    Rostro di zecca


    Tutte le zecche hanno un apparato boccale provvisto di parti taglienti e di uncini: un piccolo ma potente rostro che consente loro di incidere la pelle e fissarsi saldamente al corpo dell'ospite, per poterne succhiare il sangue tramite l'apparato succhiatore.
    Gli uncini rendono pressoché impossibile liberarsi dal parassita.



    E' falsa la credenza che la zecca "infili" la testa nella pelle dell'animale a cui succhia il sangue; infila solamente il rostro.

    Talvolta si sente dire che le zecche saltano addosso all'ospite: anche questa credenza è falsa, esse al massimo si arrampicano sui fili d'erba, in attesa che passi qualche animale a sangue caldo, il quale smuovendo la vegetazione provocherà il distacco del parassita che, cadendogli addosso, gli si attaccherà rapidamente e saldamente.


    Purtroppo da parecchi anni si stanno diffondendo sempre più ed è sempre più frequente trovare ricci infestati.
    Fra i parassiti esterni la zecca è il più pericoloso, perché su un singolo animale se ne possono rinvenire un numero davvero esorbitante, anche di parecchie centinaia e il notevole prelievo di sangue provoca anemia che, soprattutto nei soggetti giovani, anziani o debilitati, ha esito infausto.
    Senza contare poi che maggiore è il numero di parassiti presenti su un soggetto e maggiore è la probabilità che fra di essi si trovino i portatori di malattie purtroppo spesso assai gravi.



    Dalla femmina di riccio del peso di 450 grammi (foto a lato) sono state asportate manualmente circa 750 (settecentocinquanta) zecche, in massima parte femmine, a vari stadi di svuluppo; le restanti, quelle sfuggite alla caccia o troppo piccole per essere notate, sono state debellate con un prodotto antiparassitario: Frontline spot-on per gatti.

    La zecca femmina quando sta facendo il pasto di sangue diventa ben visibile, poiché il suo addome si gonfia enormemente, tanto da apparire come una sacca biancastra traslucida, che spicca fra il colore bruno degli aculei del riccio.
    Dopo la nascita dall'uovo passa attraverso 3 stadi di sviluppo, in ognuno dei quali compie un solo pasto si sangue, che può durare anche diversi giorni.

    Alla luce di questo sembra quasi impossibile che qualche zecca possa rendere anemico il suo ospite e in effetti sarebbe così...se si trattasse di "qualche" zecca...
    Il fatto è che ad ogni deposizione ne nascono a migliaia e le forme immature o i maschi a causa delle piccole dimensioni e del colore mimetico sono davvero poco visibili; certamente invece una femmina gonfia di sangue attira inevitabilmente l'attenzione.
    Pertanto quando qualcuno dice di aver trovato un riccio "con una o due zecche" con tutta probabilità non ha visto tutto il resto della truppa...
    Gli individui più giovani sono talmente minuscoli che ad occhio nudo sembrano granelli di sabbia scura e ben difficilmente si staccano dal loro ospite.

    E' quindi facile che un'infestazione possa sfuggire ad un occhio poco esperto o a chi non sa bene dove e cosa guardare.
    Quelle delle due immagini qui sotto sono zecche all'interno del padiglione auricolare di un cane; la stessa cosa si presentava guardano il padiglione auricolare della riccetta della foto precedente.

      



L'immagine qui a fianco mostra l'aumento di dimensioni di una femmina di Dermacentor reticulatus a digiuno (a sinistra) fino al momento in cui il suo addome sarà pieno di sangue (a destra).

Solo la femmina ingerisce una grossa quantità di sangue, perché dovendo produrre uova per la riproduzione della specie, necessita di un'alimentazione iperproteica; il maschio invece è decisamente più parco nell'alimentarsi, poiché il suo unico compito sarà quello di fecondare la femmina, dopodiché morirà.

Zecche e anemia
Le zecche provocano gravi anemie nel riccio, rapidamente letali nel caso di animali giovani, ma che mettono a serio rischio anche la vita degli esemplari adulti.
Il solo accorgimento che l'animale può mettere in atto per limitarne la presenza (non potrà mai eliminarle del tutto da solo) è quello di cambiare tana con grande frequenza.
E'questo il motivo principale che durante la buona stagione lo spinge a cambiare anche una trentina di volte la sua tana.
Molte zecche sostano nel materiale che la imbottisce, come erbe e foglie; non stanno sempre tutte sopra l'animale.
Abbandonando la tana, il riccio abbandona al loro destino anche numerosissme zecche, alleggerendo almeno momentaneamente la pressione parassitaria su di sé.
Tuttavia, inevitabilmente, troverà nel bosco o nel prato altre zecche che gli si attacheranno, così come nel caso che andasse a curiosare in qualche anfratto o in qualche tana abbandonata dal precedente inquilino.



Sintomi di possibile parassitosi
Se vediamo che il riccio, pur non presentando ferite, mostra aree completamente prive di aculei o di pelo, oppure zone con peli spezzati e talvolta anche la pelle irritata, potrebbe essere infestato da acari o pidocchi.
Altri segni sono il grattamento ed anche un certo nervosismo, poiché nonostante i suoi sforzi non riesce a liberarsi del fastidiosissimo prurito.
Un altro sintomo è dato dalla fragilità degli aculei che si staccano facilmente quando il riccio si gratta, quando noi tentiamo di afferrarli o anche semplicemente prendendo in mano l'animale.


Se osserviamo con una lente d'ingrandimento uno degli aculei che si sono staccati, noteremo l'assenza del bulbo, cioè di quel piccolo rigonfiamento situato alla base dell'aculeo, di cui sono provvisti anche i peli e i capelli.
La mancanza del bulbo dipende dall'azione del parassita, che provoca la corrosione dell'aculeo a livello della pelle, così esso cade mentre il bulbo rimane sottopelle.





Micosi cutanee
I sintomi descritti in precedenza non indicano con assoluta certezza che il problema dipenda proprio dai piccoli parassiti; infatti possono essere altre le cause che portano ad osservare queste anomalie fisiche e comportamentali, potendo dipendere anche da un attacco di miceti (funghi).
Anche in questo caso gli aculei e i peli del riccio appariranno troncati in prossimità della base e mancheranno del bulbo.
Inoltre quelli circostanti si presenteranno sovente opachi e deboli e cadranno con facilità.

Per accertare con sicurezza se si tratta di acariosi, di pediculosi o di micosi, a meno di non avere competenze in merito, sarà indispensabile rivolgersi ad un veterinario, il quale, dopo una valutazione clinica ed in alcuni casi anche strumentale, prescriverà la cura adatta al caso.





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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
Visita EQUIVITA














Danni visibili e danni non visibili, provocati dagli ectoparassiti
I parassiti che succhiano il sangue della loro vittima, se presenti in gran numero o se il soggetto interessato è molto giovane, oppure anziano, debilitato, malato, sovente provocano gravissime e mortali anemie.
La prima visibile conseguenza di un'infestazione da ectoparassiti ematofagi è il prurito anche molto intenso, cui spesso seguono dermatiti, a causa dell'inoculazione nel corpo dell'ospite di infinitesimali quantità di varie sostanze particolarmente irritanti.
Tra queste sostanze hanno particolare risalto quelle ad effetto anticoagulante, contenute nella saliva del parassita; esse svolgono la funzione di mantenere fluido il sangue, così da potelo succhiare con facilità, e in soggetti predisposti possono scatenare forme più o meno gravi di allergia.

Anche i parassiti mallofagi provocano intenso prurito, con il loro continuo muoversi e raschiare la pelle dell'ospite alla ricerca di cibo; se pensiamo che generalmente si presentano in grandissimo numero, anche di decine di migliaia, si può ben immaginare quale tormento possano provocare.

Le pulci, così come altri ematofagi, dall'acaro, alla zecca, alla zanzara, sono potenziali vettori di patologie anche gravi, sia per l'uomo che per gli animali; per fortuna, almeno alle nostre latitudini, si tratta di eventualità poco frequenti.


Normale perdita di aculei
Gli aculei caduti che presentano il bulbo non devono destare preoccupazione, poiché si tratta di un normalissimo e periodico fenomeno fisiologico: la muta.


Rimozione manuale delle zecche
E' ovvio che acari, pulci e pidocchi, a causa delle piccole dimensioni e della velocità nel fuggire non possano essere rimossi manualmente.

Per le zecche invece il discorso è un po' diverso.
Quelle più grosse, ben visibili e attaccate in punti che possiamo raggiungere agevolmente possono essere rimosse manualmente.
Una femmina gonfia di sangue è senza dubbio ben visibile, ma un maschio lo sarà assai di meno ed un giovane sarà pressoché invisibile.

Se potessimo essere certi che l'animale è stato parassitato da poche ore, con tutta probabilità potrà avere addosso solo qualche zecca; questo è possibile quando si parla del cane di ritorno da una passeggiata col padrone o di una persona reduce da una camminata nel bosco.
Bisogna altresì tener presente che mentre è facile controllare minuziosamente il proprio cane o il proprio gatto, farlo con un riccio selvatico non è per nulla agevole, sia perché "frugare" fra gli aculei, che il riccio rizzerà e incrocerà seguendo il suo istinto difensivo, è una bella impresa, sia perché dovremmo controllarlo anche nella zona ventrale ed in particolare nei punti prediletti dai parassiti, come le ascelle, la gola e la zona genitale, senza dimenticare che anche le orecchie, sia esternamente che all'interno dei padiglioni auricolari, sono tra le zone più gettonate dalle zecche.
Logicamente il riccio farà tutto quanto gli sarà possibile per ostacolarci nel compito di ispezione.
Pertanto se vogliamo essere certi di riuscire ad eliminare tutte le zecche dall'animale dobbiamo per forza di cose ricorrere ad un antiparassitario, che ci consentirà di eliminare in un sol colpo anche altri piccoli parassiti ematofagi eventualmente presenti sul riccio, come pulci e alcuni tipi di acari e pidocchi.

Per rimuovere manualmente almeno le zecche più visibili bisogna procedere nel modo corretto, per non rischiare di peggiorare la situazione.
Le avvertenze che seguono servono per qualsiasi animale al quale si vogliano togliere manualmente le zecche e logicamente servono anche per gli umani; non è infrequente che chi gira per prati e boschi si porti a casa questi indesiderati animaletti.
  • NON afferrrare la zecca fra le dita
  • NON schiacciare la zecca
  • NON applicare alcol, benzina, vaselina, olio o qualunque altra sostanza sulla zecca
  • NON scottare la zecca con la sigaretta o col fiammifero



Infatti schiacciare o applicare sostanze varie sulla zecca o cercare di bruciarla ha come unico effetto quello di provocarne il rigurgito, con il pericolo di trasmettere agenti patogeni di cui la zecca potrebbe essere portatrice, tra cui è Borreliosi, più nota come "Malattie di Lyme" e la Babesiosi.

La corretta procedura
Per ottenere il distacco della zecca bisogna afferrala con un paio di pinzette dai becchi sottili, prendendola per la testa, nel punto il più vicino possibile alla pelle, come mostrato nelle due foto che seguono.



Bisogna afferrarla saldamente, evitando di fare torsioni, ma semplicemente tirando verso l'alto finché la zecca non si staccherà; vi stupirete di quanto fortemente sia infisso nella pelle il rostro.
Non mollate la presa finché non sarete riusciti a staccare il parassita.
E' possibile che il rostro resti infisso nella pelle, ma ciò non provoca generalmente alcun problema, uscirà da solo dopo un po' di giorni.
E' normale che nel punto dove era infisso si formi un piccolo nodulo arrossato, che però scomparirà dopo poche settimane.
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