Miasi e Colonizzazione

Tutte le mosche per riprodursi necessitano di un substrato dove deporre le uova dalle quali, entro pochi minuti o poche ore, a seconda della specie, nasceranno microscopiche larve, che troveranno cibo abbondante ed idoneo per la crescita, che si compie nel giro di qualche giorno, dopodiché si trasformeranno in pupe e successivamente vi sarà lo sfarfallamento della mosca vera e propria.




Miasi
Il vocabolo miasi (dal greco mùia=mosca) designa l'infestazione di un animale o di un essere umano da parte di larve di insetti dell'ordine dei Ditteri, nella fattispecie mosche.
Perché si possa parlare di miasi vera e propria, il soggetto colpito deve essere necessariamente vivo e i suoi tessuti devono essere sani.
Le mosche che provocano miasi appartengono a specie le cui larve si nutrono obbligatoriamente di individui vivi.




Colonizzazione
Altre specie di mosche depongono le uova su organismi morti; in questo caso non si può parlare di miasi; è più indicato definirla colonizzazione.
Le larve di queste mosche, a differenza di quelle delle mosche che provocano miasi, si nutrono obbligatoriamente di sostanze organiche in decomposizione.

Larve di mosca su capra morta

Tipicamente la deposizione avviene su sostanze di origine animale: cibo non adeguatamente protetto, scarti di cucina, corpi morti, residui alimentari presenti nelle discariche, feci.

A lato, un esempio su una capra morta.


In qualsiasi animale la decomposizione prende avvio non appena cessano le funzioni vitali, cioè non appena muore.
Da quel momento, batteri come la cadaverina e la putrescina iniziano a demolire le proteine del corpo morto, rendendole idonee per l'alimentazione delle larve.

Tutte le sostanze organiche morte attraggono irresistibilmente certe specie di mosche; anche i nostri cibi, per quanto freschi siano, sono estremamente appetibili per questi insetti; la cottura ne rallenta solo per breve tempo il processo degenerativo.

Talvolta i processi putrefattivi e degenerativi possono verificarsi anche nei corpi vivi; è il caso di ferite infette, necrosi (come nella gangrena) o altre patologie e processi infiammatori o degenerativi che possono interessare la cavità orale, i seni nasali, il sacco congiuntivale, il condotto uditivo, il tratto terminale dell'apparato uro-genitale ed intestinale.

Le mosche che si riproducono su organismi morti oppure su organismi vivi, ma non integri, cioè quelli in cui è in atto un processo degenerativo, appartengono a diverse famiglie; tra le più comuni nel nostro Paese vi sono:
Calliphoridae-mosca blu
Mosca blu (famiglia: Calliphoridae)

Il nome scientifico della famiglia deriva dal colore cangiante che caratterizza il dorso dell'insetto.

Esistono allevamenti di questa mosca, dove può riprodursi e deporre uova; le larve che nascono sono vendute nei negozi di articoli per la pesca con il nome di "bigattini".


Calliphoridae-Lucilia o mosca verde



Lucilia o mosca verde (famiglia: Calliphoridae)





Muscidae-mosca domestica
Mosca domestica (famiglia: Muscidae)

E' la tipica mosca delle case e costituisce un potenziale pericolo per la salute umana, poiché a causa delle sue abitudini può facilmente trasportare batteri e altri agenti infettanti con i quali è venuta a contatto frequentando discariche, organismi putrescenti e feci.



Accoppiamento di mosca carnaria


Mosca carnaria, qui in accoppiamento (famiglia: Sarcophagidae)







E' di frequente riscontro che diverse specie di mosca si trovino a deporre contemporaneamente sul medesimo substrato; se ci è capitato di assistervi, l'avremo senz'altro notato.

Non solo la mosca domestica, bensì tutte le mosche che depongono su organismi in decomposizione costituiscono un potenziale pericolo per la salute umana, potendo facilmente trasportare batteri e altri agenti infettanti presenti nelle discariche, negli organismi putrescenti e nelle feci.






Ricci e colonizzazione da larve di mosca

Innanzitutto è opportuno sgomberare il campo da possibili equivoci e fraintendimenti.
  • la "miasi del riccio" non esiste, semplicemente perché non ci sono mosche, capaci di provocare miasi, che parassitino un riccio sano;
  • non ci sono mosche che abbiano la prerogativa di deporre le uova solo sul riccio;
  • affermare, come fanno certuni, che esiste la "mosca della miasi del riccio" è errato.
Un riccio può venir colonizzato da quelle mosche che hanno la prerogativa di deporre su materiale biologico malato o in decomposizione, come ad esempio quelle di cui si fa menzione più sopra ed altre con abitudini riproduttive simili; un riccio sano non viene colonizzato .
Nei ricci la colonizzazione da larve di mosca è facilitata dal fatto che sovente gli individui troppo debilitati, malati, moribondi, anziani o cuccioli orfani (tutti soggetti oramai prossimi a soccombere), restano all'aperto anche nelle ore diurne, quando il caldo e la luce favoriscono l'attività delle mosche, che invece durante la notte non sono attive.
Ad attirarle saranno soprattutto le lesioni della pelle, che nel riccio si infettano facilmente perché questo animale non è in grado di leccarsi ogni parte del corpo, ma saranno attrattive anche le irritazioni cutanee, le secrezioni nasali ed oculari, specie se purulente, le infezioni dentarie.
Anche le parassitosi intestinali che causano emissione di feci diarroiche e/o sanguinolente, imbrattando il pelo attirano le mosche, che non esiteranno a deporvi le uova, dalle quali dopo alcune ore nasceranno una moltitudine di miscroscopiche, voracissime larve.

Un individuo malato, fortemente debilitato o addirittura moribondo, non è in grado né di tenersi pulito, né di scacciare le mosche.
Larve di mosca   in un riccio selvatico

L'immagine a lato mostra un esempio di massiccia presenza di larve di mosca in un riccio selvatico.
Gli ammassi biancastri fra il pelo intorno alla lesione sono le uova; al centro si scorgono le larve.
Se ne vede solo la tozza parte posteriore; la testa è sottile ed appuntita, come si può osservare dal particolare ingrandito.



Subito dopo la schiusa delle minuscole uova, le larve iniziano a divorare i tessuti in degenerazione, crescendo vistosamente in breve tempo.
Man mano che se ne cibano, si formano estese lesioni e si verifica una sorta di liquefazione dei tessuti.



Rimozione di uova e larve
La rimozione di uova e larve va fatta manualmente, con l'ausilio di una pinzetta; se le uova si trovano nel sacco congiuntivale ci si serve di un cotton-fioc.
E' necessario prestare la massima attenzione, assicurandosi di asportare tutte le uova e le larve; il controllo va ripetuto più volte al giorno e per diversi giorni consecutivi.

Se sono presenti larve, bisogna accertarsi che non se ne siano già insaccate sotto la pelle; in caso affermativo è indispensabile rimuoverle al più presto con la massima accuratezza.
Deve poi essere praticato un lavaggio della parte per eliminare eventuali tracce di terriccio o materiali estranei, dopodiché si procede alla disinfezione con Betadyne.

Nel caso le larve siano presenti nella zona uro-genitale, anale, oculo-nasale, in bocca o nelle orecchie, o se sono in grande quantità, è urgente rivolgersi ad un veterinario il quale, se il riccio è poco collaborativo e tende a chiudersi, potrà praticare l'anestesia gassosa che permetterà di operare con maggior efficienza.
Infine provvederà a praticare un'iniezione di antibiotico per scongiurare l'insorgere di infezioni batteriche secondarie o per debellare quelle eventualmente già in atto.

Quasi sempre però la prognosi è infausta; d'altronde, se la mosca ha potuto deporre e le larve proliferare, era segno che il riccio aveva già seri problemi preesistenti .
Potrà essere proposta l'eutanasia, per evitare di prolungare inutilmente le sofferenze del povero riccio.





In conclusione: in qualunque stagione ci dovesse capitare di rinvenire un riccio o un qualsiasi altro animale con uova o larve di mosca, dobbiamo soccorrerlo senza il minimo indugio e se non siamo veramente competenti, rivolgiamoci prontamente ad un veterinario.




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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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