IL RITORNO IN NATURA
Dubbi e paure


Quando giunge il momento di restituire la libertà al riccio che abbiamo accudito con tanta cura, per giorni o addirittura per mesi, che si tratti del cuccioletto che abbiamo allattato oppure dell'adulto malato o ferito che abbiamo curato, è normale che si venga presi da più di un dubbio.
Sarà davvero ora di liberarlo?
Sarà in grado di badare a sè stesso?
Non farà ancora troppo freddo?
Riuscirà a trovare il cibo da solo?
Saprà difendersi dai predatori?
Qual è il posto migliore per liberarlo?
A che ora è meglio procedere al suo rilascio?
E via di questo passo, un dubbio...tira l'altro!

E poi un'altra domanda che forse non sappiamo nemmeno di avere dentro: sentirà la nostra mancanza?
Quel che è certo è che noi sentiremo la sua...
Sì, perchè anche se sapevamo già in partenza che il riccio appartiene al suo mondo naturale, non al nostro, è tuttavia inevitabile affezionarsi e la trepidazione di ogni genitore, naturale o adottivo che sia, quando il figlio prende la sua strada puntualmente arriva anche se abbiamo a che fare con un animale.

Considerazioni preliminari

  • Si tratta di un riccio adulto che era già abituato alla vita selvatica?
  • E' un animale che abbiamo con noi da quando era cucciolo già svezzato e che quindi prima che lo trovassimo aveva già sperimentato la vita in natura?
  • E' con noi da quando era ancora un lattante e la sua unica esperienza naturale era stata il mondo dentro la tana?
Ognuno di questi casi richiede un diverso approccio con il metodo di liberazione.


Liberazione di un riccio adulto              
Un riccio che avevamo raccolto già adulto nella maggior parte dei casi è stato soccorso perché ferito, malato o debilitato; assai verosimilmente il suo soggiorno presso di noi è stato quasi sempre relativamente breve.
Solo nel caso che l'abbiamo soccorso nel tardo autunno presumibilmente gli abbiamo fatto trascorrere tutto l'inverno presso di noi, a scopo più che altro precauzionale.
E' un animale che sapeva già cavarsela da solo in natura, quindi ora che sta bene non dobbiamo far altro che liberarlo, prestando però attenzione ad alcune cose.

Se la liberazione avviene a primavera, attendiamo il mese di aprile.
Possiamo riportarlo nel luogo dove l'avevamo trovato, se non è in prossimità di strade trafficate.
Valutiamo l'andamento climatico, per non metterlo all'aperto se le temperature sono ancora basse, anche perché potrebbe esserci scarsità di insetti; anche se il tempo è caratterizzato da molte precipitazioni è meglio rimandare la liberazione di qualche giorno.
Se invece ci troviamo a dover reintrodurre in natura il riccio più avanti nella stagione e fino all'inizio dell'autunno, l'adulto ha ancora tempo per prepararsi una tana per l'inverno.

Quando la liberazione viene fatta in piena estate è facile incorrere in periodi molto caldi e siccitosi; probabilmente scarseggeranno gli insetti e sicuramente ci sarà carenza d'acqua; il riccio vive di insetti e l'acqua gli è assolutamente indispensabile, che si tratti anche solo di rugiada notturna e mattutina.
Pertanto se c'è troppo secco è meglio rimandare la liberazione a tempi più idonei, oppure se abbiamo il giardino lo possiamo liberare proprio lì.
Se poi il giardino confina con l'ambiente naturale, allora è proprio il luogo ideale per il rilascio, così il riccio potrà decidere liberamente se andarsene o restare.
In tal caso non si pone il problema della siccità, perché sarà nostra cura mettergli a disposizione acqua ed anche cibo di supporto, nel caso la natura offrisse poco.

Che la liberazione avvenga in natura o nel nostro giardino, in ogni caso è bene prima procedere ad un trattamento antiparassitario, qualora non l'avessimo ancora fatto e fossimo a conoscenza della presenza di zecche nella zona dove intendiamo rilasciarlo.
Almeno per un mesetto sarà così al riparo da questa parassitosi.

E' anche opportuno marcare il riccio, in modo da poterlo riconoscere nel caso lo reincontrassimo.
La marcatura è utile anche se lo liberiamo in giardino, perché in questo caso avendo maggiori probabilità di incontrarlo, sapremo con certezza se è proprio lui oppure un altro riccio capitato lì per caso.
Marcare è assolutamente indispensabile nel caso si intenda procedere a periodici trattamenti antiparassitari, per non rischiare di trattare più volte lo stesso animale e di non fare invece nessun trattamento ad un altro, dal momento che non si può mai essere sicuri che non arrivi spontaneamente qualche nuovo riccio...

                  Un giovane riccio torna libero
Uno dei momenti di più frequente ritrovamento di giovani ricci da soccorrere è senza dubbio l'autunno inoltrato, quando quelli che non sono ancora riusciti a raggiungere il peso idoneo per andare in letargo sono ancora in giro alla disperata ricerca di cibo.
Come già visto, questi ricci vanno sempre raccolti e ospitati presso di noi per tutto l'inverno, fino al momento della liberazione che avverrà a partire dal successivo mese di aprile-maggio.
Questi giovani erano già abituati alla vita selvatica, a procacciarsi il cibo e a trovare riparo.
Non c'è quindi alcun problema relativo alla loro liberazione; basta osservare le stesse avvertenze indicate per la liberazione di un riccio adulto.



Il lattante è cresciuto: è ora di liberarlo!
Se abbiamo soccorso un riccio lattante, che quindi non aveva mai avuto esperienze di vita libera, che non aveva mai conosciuto altro che la sua confortevole tana fino al momento del ritrovamento da parte nostra, oltre alle solite avvertenze la sua liberazione richiederà qualche accorgimento in più.
Dobbiamo metterlo a contatto col mondo esterno, fargli conoscere la terra, l'erba, la rugiada, il giorno e la notte non tanto per le condizioni di luce e buio, che avrà già sperimentato anche stando in casa nostra, ma piuttosto per altri elementi che caratterizzano queste due fasi della giornata, come per esempio i rumori naturali del giorno e quelli della notte.
Teniamo comunque ben presente che l'istinto naturale è fortissimo soprattutto in quegli animali che non hanno alle spalle una storia millenaria di familiarità con la specie umana, e il riccio è proprio uno di questi.
Si tratta di un animale che una volta divenuto autosufficiente ed in grado di uscire dalla tana comincerà subito ad arrangiarsi da solo; se si avvicinerà insistentemente alla madre sarà per cercare di prendere il latte; lei non gli insegna a cacciare, né gli procura il cibo.
Togliamoci dunque dalla mente che sia necessario "insegnargli" a cacciare insetti o quali mangiare oppure come prepararsi una tana, dove e con quali materiali.

Quindi niente paura: il suo naturale istinto lo porterà a fiondarsi senza esitazione sul cibo.
E' sufficiente che gli mettimo a disposizione ciò che fino a quel momento gli abbiamo dato, quindi croccantini o umido per gatti o ciò che gli fornivamo di solito.
Per insetti, larve, lumachine e lombrichi non dobbiamo preoccuparci; si accorgerà indubbiamente della loro presenza e ci penserà da solo a scovarli, anche se a noi pare che non ci sia nulla di nulla.
Del tutto inutile quindi star a nascondergli insetti qua e là e restare lì ad osservare l'andamento della "caccia al tesoro".
Sarà indubbiamente interessante osservarlo, per noi umani, ma togliamoci l'illusione di essere stati noi ad insegnargli a cacciare...lui non ha proprio bisogno di maestri!
Le stesse considerazioni valgono per il prepararsi una tana; qualcuno dice che il riccetto prima della liberazione deve essere in grado di dimostrare di sapersi preparare una tana...
Se richiamiamo alla memoria il comportamento del cuccioletto nel tempo in cui è stato in casa con noi, ricorderemo certamente che si preparava già da solo la cuccia con il materiale ammucchiando il materiale che aveva a disposizione; in natura non troverà pile o stracci, ma erbe e foglie e siccome da millenni il riccio ricorre a questi materiali naturali, state pur tranquilli che non avrà un attimo di esitazione nel farlo!
Quelle della tana e del cibo non devono quindi essere nostre preoccupazioni.

Teniamo invece ben presente una sola cosa e cioè che un giovane riccio, per forza di cose ancora inesperto della vita e fisicamente più vulnerabile di un adulto (pur tralasciando la possibilità di ammalarsi) avrà comunque maggiori probalilità di cadere vittima di qualche predatore; è un aspetto della legge di natura, quella legge che fa sì che solo il 30% circa dei nuovi nati riesca a raggiungere l'età adulta.
I giovani, di qualsiasi specie animale, sono i più inesperti della vita e di conseguenza i più indifesi; poi ci si mettono anche la fortuna o la sfortuna; non possiamo pensare di poter fornire il lieto fine sempre e comunque...
Possiamo però cercare di dargli una chance in più adottando qualche accorgimento, per esempio evitando di liberarlo subito nell'ambiente naturale.
L'ideale è avere un giardino, dove il giovane riccio correrà meno pericoli e avrà tempo di crescere e diventare più robusto e scaltro; ovviamente anche in un giardino potrà sempre arrivare un predatore e non pensiamo solo a quelli che camminano; ci sono gli uccelli da preda notturni...il posto sicuro al cento per cento proprio non esiste!
Dal giardino sarà libero di andarsene se e quando lo vorrà, potrà non tornare mai più o farci peridiche visite, o addirittura potrà decidere che quella sarà la sua terra.

Chi non ha a disposizione un giardino potrà far ospitare il giovane riccio da un conoscente, da un parente, da un amico fornito di giardino; il riccio è un animaletto schivo e che non disturba nessuno e non dovrebbe essere difficile trovargli un posticino adatto.

               Il recinto all'aperto
Taluni predispongono nel giardino (o se l'hanno a disposizione anche in un terreno vicino a casa) un recinto a prova di fuga, dove ospitare temporaneamente il riccio, in attesa della liberazione definitiva.
L'area del recinto deve esser come minimo di un paio di metri quadrati, meglio ancora se maggiore, perché dovrà ospitare una tana, ciotole per cibo ed acqua e dovrà restare sufficiente spazio libero perché il riccio possa fare passeggiare un po'.
La zona sarà delimitata da una recinzione realizzata con pannelli di plastica liscia o con qualsiasi altro materiale liscio, in modo che il riccio non possa arrampicarsi e fuggire.
L'altezza dovrà essere come minimo di 50 centimetri; bisogna prestare molta attenzione ed evitare di posizionare la tana o altri oggetti vicino alle pareti, altrimenti il riccio vi salirà sopra e potrà agevolemnte scavalcare la recinzione e lasciarsi cadere giù dall'altra parte.
Non bisogna mai realizzare il recinto con reti e simili, perché oltre a potervisi arrampicare, rischierebbe di farsi male seriamente, spezzandosi le zampe dopo essere rimasto impigliato nelle maglie, oppure potrebbe tentare di passar oltre infilando la testa se la rete è a maglie grandi; non riuscendo a far passare poi tutto il corpo, potrebbe morire schiacciato o restare soffocato.

Le pareti del recinto devono anche essere interrate di circa 20-30 centimetri, poiché il riccio è in grado di scavare e al mattino potreste avere la sgradita sorpresa di non ritrovarlo.
Trattandosi di uno spazio assai limitato, va da sè che non ci potranno essere abbastanza insetti perché riesca a saziarsi, quindi in questo caso dovremo procurargliene noi, acquistando quelli da pasto vivi presso qualche centro specializzato.

In definitiva non si tratta per niente di una buona soluzione; è solo l'illusione di mettere in atto chissà quale sistema superlativo...mentre la miglior soluzione resta sempre quella di liberarlo in giardino.
Se proprio vogliamo tenerelo d'occhio per un certo periodo, perché siamo molto apprensivi nei suoi confronti, non resta che far in modo che temporaneamente non possa allontanarsi, provvedendo quindi a chiudere eventuali varchi da cui potrebbe uscire.

L'ora giusta per tornare libero              
Il riccio è un animale che conduce vita prevalentemente crepuscolare e notturna, quindi è ovvio che siano queste le ore più idonee alla sua liberazione, sia in giardino, ma soprattutto se essa avviene nell'ambiente naturale esterno.
Sarà così in grado di sentirsi più a suo agio e comincerà subito ad esplorare e cacciare ed anche a individuare un posto adatto per il riposo diurno.
Portatevi una pila per rendevi conto bene del posto in cui lo lascerete

Prima della liberazione però è opportuno procedere ad un attento un sopralluogo durante il giorno per accertarsi che non ci siano pericoli che di notte ci potrebbero sfuggire, come tombini aperti, pozzi o buchi a filo del terreno, reti, recinti elettrificati del tipo di quelli usati per il bestiame o che il luogo non sia frequentato abitualmente da cani; bisogna far attenzione che non ci siamo corsi d'acqua a forte corrente o rogge e canali d'irrigazione a bordi cementati o verticali; se dovesse cadere in acqua, le sponde dovrebbero essere digradanti in modo da consentirgli di riguadagnare la riva; il riccio è un abile nuotatore, ma se le sponde non gli consentissero di arrampicarsi ed uscire, alla fine morirebbe annegato, perché non potrebbe certo continuare a nuotare per lungo tempo, si stancherebbe come qualsiasi altro nuotatore.
Cerchiamo quindi di scegliere un posto il più possibile idoneo.
Non va nemmeno lasciato in un campo o in una zona esclusivamente prativa; è adatto un posto al limitare del bosco o dove ci siano delle belle siepi naturali selvatiche in modo che possa trovarvi subito rifugio e possibilità di farsi una bella tana e che durante il giorno non sia esposto sempre ai raggi diretti del sole.

Nel web circolano filmati che mostrano la liberazione dei ricci e nella stragrande maggioranza dei casi si vede che ciò avviene proprio in pieno giorno, sovente sotto il sole, magari semplicemente in mezzo ad un prato, dove mancano foglie e anfratti in cui nascondersi in attesa del calar del sole, per cui il riccio potrebbe venir predato facilmente o a causa del troppo caldo potrebbe addirittura disidratarsi.
Immaginate anche il suo disorientamento nel trovarsi all'improvviso in un luogo tanto luminoso in un momento della giornata nel quale era solito dormire tranquillo nella penombra...

Questi filmati sovente sono girati da Associazioni che si occupano di recupero di fauna selvatica e chi li guarda è portato a prenderli come esempio, mentre invece è una procedura non corretta.
Probabilmente effettuano il rilascio degli animali di giorno, semplicemente per poter fare delle belle riprese, che servono per pubblicizzare e quindi dare visibilità al lavoro svolto.
Sarebbe però molto opportuno che questi filmati fossero corredati da qualche parola che spiegasse il motivo delle riprese diurne e quale dovrebbe invece essere l'orario più opportuno per procedere alle reimmissioni in natura.

Liberatelo quindi solo al crepuscolo o meglio ancora di notte e mettete da parte la vostra naturale curiosità, lasciandolo in pace, senza disturbarlo puntandogli addosso la pila per vedere dove va.
Da qual momento sarà di nuovo solo figlio della natura; il vostro compito sarà terminato.





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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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LA MARCATURA

Si tratta di una velocissima e semplicissima operazione.
Abbiamo bisogno solo di un pennellino e di un flaconcino di colore acrilico atossico, di quelli che si usano per dipingere e che sono in vendita in ogni bricocenter o nei negozi di articoli per belle arti (per esempio i colori Pébéo).
Basterà fare una macchia del diametro di due o tre di centimetri sugli aculei del dorso dell'animale, senza esagerare col colore, evitando di farlo colare fino alla pelle.
Questi colori acrilici sono resistentissimi anche allo sfregamento e la marchiatura resisterà fino all'anno successivo, quando potremo dare una bella "rinfrescata" .
Non c'è nessun problema di asciugatura per questi colori, è sufficiente attendere qualche minuto; una cosa da non fare mai è usare l'asciugacapelli, perché gli animali e soprattutto i selvatici sono letteralmente terrorizzati dal suo rumore.
Alcuni utilizzano lo smalto per le unghie, tuttavia non è molto resistente allo strusciamento e resisterebbe poco addosso al riccio.


Con la marcatura riconosceremo sempre il nostro riccio e sarà utile anche per tenere il conto della sua età.
Se ci sono più ricci, naturalmente bisogna che ogni marca sia diversa; possiamo utilizzare tutti i colori che vogliamo, oppure possiamo anche fare un paio di macchie di colore diverso; se i ricci sono molti, è inevitabile.

C'è chi dice di usare colori scuri, in modo che il riccio non sia visibile ai predatori, tuttavia è una cosa che lascia il tempo che trova.
Indubbiamente non dobbiamo dargli una spennellata tale da ricoprirlo, però una macchia limitata, o anche due o tre, che siano di colori chiari o scuri non comporterà problemi.
Teniamo presente che i predatori non si basano solo sulla vista.
Basta il rumore (e il riccio ne fa davvero tanto quando cammina fra l'erba secca, le foglie e i ramoscelli oppure quando soffia e sbuffa) e il predatore saprà esattamente dove si trova la sua potenziale preda; lo stesso odore gli darà un'ulteriore importantissima informazione.

I colori acrilici, a differenza dello smalto per le unghie, una volta asciutti sono del tutto opachi e anche quelli chiari, nella notte sono davvero poco visibili, si fatica a distinguerli persino usando una pila.


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