Prendersi cura di un lattante
ALTERNATIVE AL LATTE MATERNO


L'allattamento artificiale di qualsiasi mammifero dovrebbe essere fatto con un latte che sia il più simile possibile a quello della madre naturale e certo non è cosa semplice.
Il non osservare questo accorgimento in alcuni casi non comporta grossi problemi o addirittura non ne comporta affatto, quando la specie animale sia per sua natura meno delicatata o più tollerante e adattabile.
Differenze di risposta all'allattamento artificiale, a volte notevoli, si hanno comunque anche all'interno della stessa specie, perché ogni individuo ha caratteristiche sue proprie e purtroppo non è dato di conoscerle finché il suo organismo non venga "messo alla prova".

Influiscono sulla buona riuscita dell'allattamento artificiale anche la durata di tale fase, che quanto più è avviata precocemente, tanto più espone a potenziali problemi il cucciolo, in quanto l'alimento artificiale è privo di un importantissimo ed insostituibile fattore di protezione immunitaria, presente invece in qualsiasi latte materno e che oltre a protegge il figlio nelle prime fasi della vita, consente il graduale e corretto sviluppo del suo sistema immunitario.



Il latte più facilmente reperibile è indubbiamente quello di mucca, che però può dare problemi a quelle specie animali che non hanno l'enzima lattasi, o che ce l'hanno in misura ridotta; questo enzima è preposto a scindere il lattosio nei due zuccheri semplici galattosio e glucosio, facilmente digeribili.
Tuttavia ciò non significa che non sia possibile allevare con successo un neonato ricorrendo al latte vaccino.

Per esempio, consideriamo un animale domestico molto diffuso come il gatto; si è sempre detto che i cuccioli di questo felino non possono essere alimentati con latte di mucca, a causa della percentuale di lattosio in esso contenuta, che non venendo digerito causerebbe gravi e letali diarree al cucciolo.
Molti lattanti orfani in un tempo in cui non c'erano i vari tipi di latte a ridotto contenuto di lattosio e men che meno esisteva o era conosciuto e facilmente reperibile il latte specifico per cuccioli di animale, sono invece stati allevati proprio con il latte vaccino, senza che per altro sorgessero problemi di sorta; sono cresciuti forti e sani e hanno fatto vita davvero molto lunga, in alcuni casi addidittura ben oltre l'aspettativa normalmente prevista per un gatto.

D'altra parte da che mondo è mondo ci sono sempre state persone che hanno allevato cuccioli orfani di ogni specie ricorrendo al latte che avevano a disposizione, certo riportando successi ed insuccessi e comunque non è detto che le cause di questi ultimi fossero necessariamente ed unicamente dovute al latte usato; ci sono un'infinità di altre variabili, intrinseche ed estrinseche, che condizionano la possibilità di vivere, non ultime le caratteristiche del patrimonio genetico di un individuo, con tutto quel che ne consegue.



Oggigiorno che la tecnologia mette a disposizione surrogati industriali del latte materno di ogni tipo o quasi, non si creda però che il successo sia garantito.
Si tratta di prodotti studiati con metodo scientifico nella loro formulazione e che in molti casi hanno poco in comune con il latte vero e proprio, contenendo di tutto e di più; funzionano bene, anche se non sempre.




Latte Esbilac®
Il latte per cuccioli di cane Esbilac® assai raccomandato per l'allattamento dei piccoli ricci, non è quindi la panacèa universale come qualcuno ritiene; non è un latte adatto al cento per cento, avendo caratteristiche che non eguagliano quelle del latte di riccia, tanto che ne viene raccomandata la somministrazione nella quantità del 25% del peso corporeo del riccio, contro il 20% che è il quantitativo che normalmente assumono dalla mamma.
Viene anche raccomandato di anticipare il prima possibile lo svezzamento del cucciolo, aggiungendo carne e uovo convenientemente frullati, per integrare Esbilac.
E' quindi implicito che questo prodotto da solo non è all'altezza del latte materno di riccia, ma è semplicemente una validissima soluzione alternativa, che richiede però l'adozione di alcuni accorgimenti supplementari.

In rete si trovano in abbondanza e con facilità tutte le indicazioni complete per l'utilizzo di Esbilac, con tanto di tabelle con il corretto quantitativo da somministrare a seconda del peso e dell'età del riccetto, gli alimenti con cui eventualmente integrarlo per sopperire alle sue carenze, nonché il numero delle poppate giornaliere e il modo di suddividerle nell'arco delle 24 ore.

Non è indispensabile attenersi strettamente alla grammatura indicata; non si possono dare dosi esatte "da farmacista" perché non tutti i cuccioli mangiano nella medesima quantità.
Alcuni mangeranno meno di altri eppure saranno sazi e faranno registrare un regolare incremento di peso; altri avranno necessità di un quantitativo leggermente maggiore di cibo.
Un po' come per i bambini, per i quali il pediatra indica il quantitativo di latte per ogni poppata, ma alla fine è la mamma che meglio di lui sa di quanto latte necessiti il suo piccolo; se dopo aver mangiato quanto prescritto dal medico il bimbo è insoddisfatto e ancora affamato, fa benissimo la mamma a dargli più latte.
Per il cuccioletto che stiamo allevando è la stessa cosa.



Ciò non significa però che non esistano altre soluzioni altrettanto valide.
Il fatto che ci siano testimonianze di persone che hanno allevato con successo i ricci ricorrendo al latte vaccino e altre testimonianze di insuccesso con l'utilizzo di Esbilac dimostrano come non possano esistere certezze assolute.
Solo la cieca ignoranza porta ad arroccarsi su posizioni granitiche, con la più totale preclusione verso la possibilità che esistano strade alternative, rifiutando quindi a priori l'idea di un confronto costruttivo; si preferisce negare l'evidenza, mettendo in campo banali spiegazioni per cercare di dimostrare che si è trattato della proverbiale "eccezione che conferma la regola"...oppure dell'altrettanto proverbiale "fortuna del principiante".





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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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