BIBERON e TETTARELLE

Per somministrare l'alimento al riccetto l'ideale sarebbe procurarsi una tettarella in lattice di gomma naturale; zigrinata, morbida ma resistente, non sfugge dalla bocca del piccolo, simula bene il capezzolo della mamma e può essere calzata sul collo di una piccola bottiglietta di plastica.
Sul fondo della bottiglietta va praticato un forellino, in modo da permettere all'aria di entrare, man mano che il piccolo succhia fuori il latte.

Questa tettarella può anche venir calzata ad una delle estremità di un tubetto di plastica di diametro adeguato ed in questo caso necessita il posizionamento di una seconda tettarella all'altra estremità del tubetto; il foro di questa seconda tettarella sarà molto piccolo ed avrà la stessa funzione del forellino nel fondo della bottiglietta.

Se non abbiamo il tubetto possiamo utilizzare una siringa, alla quale toglieremo l'ago e anche il pistone, poi procederemo a posizionare le due tettarelle come già detto per il tubetto.
Il riempimento del tubetto o della siringa ovviamente vanno fatti per mezzo di un'altra siringa che abbia il pistone.

Dobbiamo anche provvedere a tagliare una piccola porzione del beccuccio della tettarella che verrà presa in bocca dal riccetto; bisogna far attenzione alle dimensioni del foro, perché se troppo piccolo il cucciolo faticherà e uscirà poco latte; se invece fosse troppo grosso, ci sarebbe il rischio che il latte esca in quantità eccessiva e possa andargli nelle vie respiratorie, con gravi e talora irrimediabili conseguenze.




Al giorno d'oggi si trovano in vendita anche apposite siringhe con tettarella in silicone, realizzate proprio per piccoli animali, che sono reperibili in farmacia o nei migliori e più forniti negozi di articoli per animali.



Evitate invece i biberon giocattolo e anche tutti quei tipi similari anche se purtroppo a volte sono in vendita nei negozi di articoli per animali; se il commesso ve li consiglia vivamente...rifiutateli altrettanto vivamente...

Mai schizzare in bocca il latte premendo con forza il pistoncino di una siringa, perché il getto potrebbe facilmente essere irregolare o troppo violento e soprattutto non coincidere con il respiro del piccolo; in tal caso il rischio che il liquido gli finisca nelle vie respiratorie sarebbe alto, con conseguenze a volte mortali.



Succhiare o "mungere"?
Contrariamente a quel che comunemente si pensa, qualunque lattante non succhia fuori il latte dal capezzolo materno, bensì opera una "mungitura", utilizzando la lingua in un particolare modo per cui il latte viene spremuto fuori, finendo così in bocca al piccolo che lo inghiottirà.
Pensiamo un po' a come si svolge la mungitura manuale di una mucca: l'operatore non aspira nulla, ma spreme i capezzoli del bovino utilizzando le mani, in modo che il latte fuoriesca; il vitellino fa la stessa cosa, ovviamente utilizzando la lingua.
Gatti, cani, ricci, bambini e qualunque altro mammifero si comportano allo stesso modo del vitellino.

Invece il biberon richiede che il lattante aspiri letteralmente il latte e questa sostanziale differenza nel movimento da fare è quella che sovente causa il rifiuto del biberon stesso in un bambino che era abituato all'allattamento al seno, semplicemente perché ha difficoltà ad imparare il nuovo sistema da usare, che gli risulta innaturale, faticoso ed estraneo.

Il bambino, il gattino, il riccetto...non si limitano ad usare la bocca, ma con le manine "impastano" il seno della mamma, stimolando in tal modo la fuoruscita del latte, operazione logicamente impossibile se il biberon è rigido.
Pertanto se evitiamo di calzare la tettarella troppo a fondo, otterremo una specie di sacca che si riempirà di latte e faciliterà l'operazione di "mungitura" da parte del piccolo, che inoltre con le zampine "impasterà" come farebbe con il seno della mamma; anche questo movimento innato faciliterà l'uscita del latte.



Come dare il biberon
Riguardo alla posizione che deve avere il riccetto durante la suzione si leggono indicazioni di esperti che raccomandano di tenere il piccolo nel palmo di una mano, appoggiato sulla schiena, mentre il pollice della stessa mano gli cinge la pancia.
In questo modo il piccolo si ritroverà per forza di cose in posizione pressoché supina, a pancia in su...

Ovvio che il pericolo che il liquido gli entri accidentalmente nelle vie respiratorie sarà alto e l'operatore per evitarlo deve avere un'ottima manualità e padronanza della situazione.

Non si capisce perché si continuino a fornire indicazioni di questo tipo.
Osserviamo ciò che succede in natura: la mamma che allatta i cuccioli non ancora autosufficienti, come per esempio riccetti o gattini, sta sdraiata e i figli prendono in bocca i capezzoli restando in posizione prona, cioè a pancia in giù.
In tal modo hanno anche facilitato il movimento di "impastare" che provoca una migliore fuoruscita del latte e, cosa importantissima, proprio per la posizione che tengono non andrà loro di traverso.

Come possiamo fare per simulare tutto ciò?
Mettiamo un panno morbido sulle ginocchia o sul tavolo ed appoggiamoci sopra il riccetto a pancia in giù; con una mano gli cingeremo il corpo sorreggendogli gentilmente la testolina fra pollice e indice, mentre con l'altra, armata di biberon, avvicineremo la tettarella alla sua bocca.

In alternativa, per chi lo preferisse, si può tenere il riccio in mano, in modo che la sua schiena poggi nell'incavo tra pollice e indice e la pancina ovviamente sarà rivolta in avanti.
Le zampine anteriori verrano a trovarsi l'una sopra il nostro indice e l'altra sopra il nostro pollice e le gambine penderanno giù; anulare e mignolo serviranno a far sì che il piccolo non possa sfuggirci di mano.
Il riccetto sarà dunque in posizione pressoché verticale, o al limite leggermente a pancia in giù.
In questo modo potremo dargli il biberon servendoci della mano libera e saremo certi che non gli andrà nulla per traverso.





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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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