Il letargo del riccio

Come già visto in "Letargo o Vita Latente" i fattori che inducono un animale ad entrare in una fase di "vita sospesa" sono plurimi: temperatura del luogo in cui vive, durata del fotoperiodo e "consapevolezza" della sua fase decrescente, disponibilità di cibo, quantità di riserve di grasso bianco e bruno accumulate nel corpo e molto probabilmente anche ulteriori fattori a noi sconosciuti, scritti nel DNA dell'animale, una sorta di controllo computerizzato che recepisce le varie sollecitazioni, le elabora e di conseguenza decide se avviare o meno la fase di letargo.

Ogni fattore, preso singolarmente, non basta a indurre nell'animale un mutamento tanto radicale come il passare dallo stadio di vita attiva a quello di vita latente.
Tutti i sopra citati fattori fanno parte del cosiddetto "orologio biologico" di questo animale.

Alcuni affermano che il riccio europeo è un animale che va in letargo trascorrendo un ininterrotto periodo di "sonno invernale" commettendo così una grossolana inesattezza; sì, perché il riccio può avere un sonno ininterrotto, come può intervallarlo con brevissimi periodi di debole attività, come può saltare ambedue questi stadi ed essere attivo, mangiando e bevendo, anche se in minor quantità rispetto alla norma e addirittura uscendo ogni notte dalla tana per espletare i bisogni fisiologici più elementari, non disdegnando affatto di girovagare, seppur brevemente.
Se il freddo non è eccessivo e trova ancora cibo in quantità adeguata, può capitare di osservare ricci belli grassottelli e in attività anche d'inverno.

Sono quindi plurime le variabili che concorrono a determinare il comportamento del riccio.
Infatti un riccio che con l'avanzare della stagione fredda, caratterizzata da giornate con temperature sotto i 10°C, breve fotoperiodo in ulteriore diminuzione e grave carenza di cibo, non sia ancora riuscito ad accumulare sufficienti riserve di grasso bianco e bruno, non entrerà nella fase di letargo propriamente detta.
Si limiterà ad avere una riduzione dell'attività, trascorrerà più tempo del solito appallottolato nella tana, ma ogni notte, e talvolta anche di giorno, si dedicherà a cercare qualcosa da mangiare.
Questo perché il suo "sesto senso" gli dice che se cadesse in letargo in quelle precarie condizioni le scarse riserve di grasso accumulate si esaurirebbero prima del tempo e il suo metabolismo non riuscirebbe più a mantenere l'organismo nelle condizioni minime indispensabili per farlo vivere fino a primavera.
Purtroppo però anche continuando a cercare cibo per metter su grasso il suo destino sarà pressoché inevitabilmente segnato, in quanto il poco alimento che troverà non gli consentirà nemmeno di mantenere il peso raggiunto in autunno; il dimagrimento e il deperimento fisico sarebbero inevitabili e quasi certamente morirebbe già nel corso dell'inverno.

Un'altra osservazione è relativa al comportamento del riccio in primavera, dopo il risveglio: in caso di ritorno del freddo, anche per un periodo abbastanza prolungato (il cosidetto "inverno di ritorno") il riccio non rientra in letargo, forse perché durante l'inverno ha avuto il naturale dimagrimento, quindi sa che deve darsi da fare a tutti i costi per ingrassare di nuovo, o forse perché si rende conto che le giornate si stanno allungando e presto la stagione sarà più favorevole...o forse ancora perché dentro di lui già si scatena una tempesta ormonale che gli dice che si sta avvicinando il momento della riproduzione...

Si comprende quindi come non sia corretto generalizzare e inserire il comportamento animale in rigidi schemi.



Si può capire se e quando un riccio andrà in letargo?
A dire il vero, è un azzardo pensare di stabilire se e quando il riccio andrà in letargo.
Il rallentamento della normale attività che si verifica in autunno è fisiologico ed è un comportamento che non appartiene solo al riccio o a quegli animali che vanno in letargo.
Le giornate che si accorciano e l'aria più fresca portano anche gli altri animali a diventare un pochino più tranquilli, a cercarsi un posticino riparato dove rintanarsi al calduccio.
Anche i nostri animali domestici staranno più volentieri in casa, avranno meno voglia di correre, di saltare e di giocare; gli uccellini saranno meno vivaci, i pesci dell'acquario nuoteranno un poco più pigramente e l'uomo stesso con l'approssimarsi dell'autunno forse che non gusta maggiormente il piacere di stare in casa, di alzarsi, se può, un po' più tardi del solito, restandosene al calduccio sotto il piumone?

Quello che qualcuno definisce impropriamente preletargo del riccio in realtà è solo una normale fase del ritmo annuale della vita di ogni animale.



Organo del letargo!?
Si legge spesso in rete che il riccio riesce ad andare in letargo grazie alla presenza dell'organo del letargo.
Per l'esattezza bisogna dire che non esiste alcun "organo del letargo".
Si tratta semplicemente del grasso bruno; definirlo "organo" è del tutto erroneo e fuorviante.

Il grasso bruno è importantissimo per tutti gli animali che vanno in letargo, perché attiva un processo metabolico che permette di mantenere costante la temperatura del corpo anche quando quella ambientale scende sotto lo zero.

Attenzione! Il grasso bruno è molto innervato e per questo motivo dovendo praticare iniezioni al riccio si deve evitare la zona interscapolare, per l'alto rischio di lesionare queste terminazioni nervose e compromettere la capacità dell'animale di entrare ed uscire dal letargo.






Osservando i ricci in giardino
Il mio giardino è frequentato dai ricci oramai da molti anni e alcuni hanno anche deciso di prendervi dimora stabile.
L' ambiente, tipico della zona prealpina, è caratterizzato da temperature invernali che mediamente scendono di alcuni gradi sotto lo zero fra dicembre e febbraio, pur con qualche possibile abbassamento sporadico più marcato, ma comunque entro i -9°C.
Provvedendo a marcare ogni riccio con colori acrilici atossici, è stato agevole seguirne il comportamento nel corso degli anni.
Questi ricci, sani e ben nutriti, con abbondanti riserve di grasso, pur avendo sempre alla loro portata il cibo fresco che lasciavo a loro disposizione, immancabilmente cadevano in un sonno profondo dopo la prima decade di ottobre e tornavano in attività nell'ultima decade di marzo, senza aver mai toccato il cibo o le bevande.
Questo l'ho potuto osservare non oltre l'anno 2005, allorché mi sono accorta che un bel ricciotto grasso continuava a gironzolare nottetempo, nonostante il freddo pungente e consumava regolarmente il cibo che gli mettevo a disposizione.
Addirittura dopo una nevicata ho scoperto le sue tracce, segno inequivocabile che anche quella notte aveva fatto la consueta passeggiata.
Da quell'anno ogni anno è stata la stessa cosa: ricci che a Natale sono in attività, a volte addirittura a fine gennaio.

Come capire se il riccio esce dalla tana
Nulla di più semplice, se il riccio vive nel nostro giardino o se sappiamo dove ha la tana.
E' sufficiente mettere uno stecco o il gambo di un fiore appoggiato davanti all'ingresso; se il riccio esce, la farà cadere.



Gemma e Carletto
Il febbraio 2013 sta per concludersi con un paio di ricci che ogni notte bevono acqua e anche il latte Accadì che lascio a loro disposizione, mangiano un poco di formaggio emmentaler o pezzetti di carne cotta o fettine di mela, ma soprattutto girano per l'orto dove sono ancora in attività piccole lumache; il volume delle feci che lasciano sul loro cammino è segno inequivocabile che si nutrono con regolarità, e non solo di quel poco che lascio a loro disposizione, ma certemente di insetti o piccoli invertebrati che trovano durante la notte.

Con tutta probabilità i cambiamenti climatici che anno dopo anno si rendono più evidenti potrebbero aver provocato inconvenienti e intoppi all'orologio biologico dei ricci in generale, causandone di conseguenza comportamenti che si discostano da quelli di un decennio addietro.

Beatrice
Dall'autunno ospito in casa una femmina di riccio, che per motivi di salute non avrebbe potuto trascorrere l'inverno all'aperto, come i suoi consimili.
Guarita e ingrassata a dovere, ora vive in un locale a lei dedicato, in attesa della buona stagione, quando potrà tornare in giardino, dove è nata.
In questo locale la temperatura è compresa fra 13 e 15°C.
Ha una bella tana accogliente che ama moltissimo, ha sempre a disposizione cibo e bevande, tuttavia ha rallentato parecchio la sua attività e si nutre meno del solito.
I primi tempi usciva per mangiare già verso le ore 20 e faceva un paio di spuntini durante la notte; al mattino, verso le ore 9 era nuovamente in giro alla ricerca di cibo.
In seguito ha cominciato a farsi viva solo verso le 23, ripetendo il pasto intorno alle 3 del mattino.
Da qualche giorno però sta riprendendo l'attività: a sera cerca da mangiare di nuovo verso le ore 20 e ripete il pasto 2 o 3 volte durante la notte.
Verrebbe proprio da pensare che la tempesta ormonale scatenata dall'incipiente primavera giochi un ruolo fondamentale nel risveglio dal letargo.
Sarebbe indubbiamente molto interessante che molte persone persone potessero fare osservazioni dirette sul comportamento di questi simpatici animaletti, per poter incrociare i dati rilevati da ogni osservatore.








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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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