STRATEGIE DIFENSIVE E SOCIALITA'

Strategie difensive
Grazie alla sua corazza di spine il riccio in natura ha pochi predatori, pur se pericolosi: tassi, ma anche volpi e grossi rapaci notturni.
Quando avverte per tempo il pericolo, si nasconde o fugge; tuttavia se viene colto alla sprovvista adotta un'altra strategia difensiva: si immobilizza e si appallottola drizzando e incrociando gli aculei in modo da formare un'impenetrabile palla spinosa.
Questo è reso possibile da una robusta fascia muscolare che contraendosi gli consente di nascondere le parti del corpo più vulnerabili: muso e pancia.
Solo quando sarà certo che il pericolo sia passato, lentamente si spallottolerà.

Riccio investito Purtroppo questo comportamento innato, che porta il riccio ad immobilizzarsi, ogni anno causa indirettamente la morte di migliaia di esemplari, investiti dalle automobili, contro le quali nulla può questa strategia difensiva.

L'Italia ha una rete stradale molto estesa, superiore a quella della Germania e seconda solo a quella della Francia, che però ha un territorio che è quasi doppio di quello del nostro Paese.
Questo, unito al fatto che da noi la densità di abitanti per kmq è la più alta di tutta Europa (220 contro 114) ben si comprende come tutto ciò influisca in modo determinante sulla vita di molti animali selvatici, come ad esempio proprio il riccio.



Certo non tutti i ricci hanno lo stesso carattere; ci sono i timidi e gli intraprendenti, quelli più remissivi e quelli che non si lasciano intimorire tanto facilmente.
Se vi capiterà di incontrare uno di questi ultimi e tenterete di toccarlo sulla testa, oltre a rizzare gli aculei e iniziare la procedura di appallottolamento, cercherà anche di colpirvi, spingendo repentinamente con le zampe anteriori contro il terreno e nel contempo sollevando bruscamente il capo, accompagnando tutto questo con sonori sbuffi.
Ovviamente vi basterà allontanare la mano per evitare le punture, ma non è così per tutti gli animali.

gatto e riccio selvatico


Un gatto sarà naturalmente portato ad avvicinarsi per annusarlo o toccarlo con la zampa.
La sua tipica curiosità gli farà dimenticare per un attimo la prudenza e il riccio ne approfitterà per pungergli il naso.
Il micio farà senz'altro tesoro della pungente esperienza e non ripeterà lo stesso errore.


Decisamente peggior sorte avrebbe invece un cane, che come tutti i suoi simili è irresistibilmente attratto dai ricci.
Senz'altro tenterebbe di prenderlo in bocca, di morderlo, di afferrarlo e stringerlo fra i denti e più si sentisse punto, più si ostinerebbe nel suo intento.
Talvolta i cani riescono ad uccidere i ricci, ma altre volte la peggio è proprio del cane, nonostante il riccio esca anche lui piuttosto malconcio dalla sgradevole esperienza.
Qualcuno si chiederà come sia possibile che gli aculei del riccio restino conficcati sulle labbra e nella bocca del cane.
Dipende da vari fattori; in primo luogo dalla forma degli aculei, che sono più sottili alla base e in punta, mentre la parte centrale è leggermente rigonfia.
Quando il cane morde il riccio o si avvicina per afferrarlo, il riccio cerca di pungerlo con la manovra più sopra descritta; a quel punto il cane sempre più eccitato e dolorante morde e stringe maggiormente e gli aculei penetrano oltre il rigonfiamento offrendo maggior resistenza all'estrazione, più di quanto l'aculeo stesso non resista all'esser strappato fuori dalla pelle del riccio.


La socialità
Si dice che il riccio sia un animale solitario, che rifugge la compagnia dei propri simili, ad eccezione del periodo degli amori, e questa affermazione la si può leggere un po' dovunque.
Tuttavia dopo anni di osservazione diretta posso affermare che invece molti ricci amano condividere la stessa tana, maschi e femmine insieme e non solo quando sono cuccioli, ma anche da adulti.
La femmina, durante la gestazione e dopo il parto, quando deve prendersi cura dei figli, rifugge per ovvie ragioni la compagnia dei propri simili.

””
Ecco un esempio di vita in comune in questa foto scattata in pieno giorno, nel mese di luglio.
Questi ricci hanno preso possesso di una tana artificiale dotata di zona notte e di portichetto, dove amano stendersi a riposare durante il giorno.

Si tratta di due maschi e di una femmina (in secondo piano, a destra).
Anche durante l'inverno ci sono quelli che trascorrono il letargo insieme, stretti uno all'altro, ma ci sono anche quelli meno socievoli, che preferiscono far sempre, o quasi, vita da eremita; ciò fa parte della normale diversità comportamentale sempre rilevabile fra individui della stessa specie, in ogni specie animale, uomo compreso.






Appello urgente!!





    


Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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