PARASSITA: origine del vocabolo

Il termine parassita deriva dal greco parà=presso, a fianco, unito e sìtos=cibo, alimento.
In ambito scientifico indica chi vive mantenendosi strettamente vicino o in costante contatto fisico con la sua fonte alimentare; questa è la modalità utilizzata dai parassiti che vivono sopra la superficie corporea del loro ospite o che si infiltrano appena sotto la pelle (es: pidocchi, zecche, acari della scabbia).
Se invece la fonte alimentare nonché l'ambiente ideale di vita si trovano all'interno di un organismo vivente (es: sangue, cellule nervose), il parassita si introduce nel corpo dell'ospite, sia per potersi cibare, sia per espletare altre funzioni organiche e riproduttive (es: tenie, virus, batteri).

Nell'antichità il vocabolo "parassita" indicava i ministri ai quali spettava una parte dei raccolti agricoli, prodotti che avrebbero dovuto utilizzare per fare pubbliche offerte agli dei.
Quel sistema parassitario aveva una connotazione positiva; chissà chi l'aveva ideato e chissà se l'agricoltore, che si era spaccato la schiena per far fruttare la terra, in cuor suo la pensava allo stesso modo.
E chissà se tutto quel cibo veniva utilizzato per l'uso a cui era destinato o piuttosto non veniva in parte dirottato altrove.

A ben pensarci, sembra (è) ancora così attuale; basterebbe sostituire qualche vocabolo: "tasse" invece di "raccolti agricoli" e "rubarizi" invece di "offerte agli dei".
Oggi la parola "parassita" ha significato negativo, stando a designare chi vive ricavando profitto per sè e arrecando danno a coloro che gli danno profitto.
Vengono pertanto definiti parassiti gli animali o i vegetali che traggono il nutrimento necessario alla propria vita sfruttando fisicamente altri esseri viventi.
Ovviamente il parassitato alla lunga può venir così pesantemente danneggiato da morirne, ma lo scopo del parassita non è quello di uccidere, ma di sfruttare il più a lungo possibile la sua vittima; per il parassita la morte della vittima è solo una malaugurata conseguenza dell'averlo sfruttato.
Tra questi parassiti mettiamoci pure anche l'uomo: le schiavitù, antiche e moderne, ne sono esempi più che evidenti e si manifestano principalmente nel campo del lavoro.



SIMBIOSI PARASSITARIA

Spesso si è portati a pensare ai parassiti come se fossero una particolare specie di animali; così come ci sono i cani, le pecore, gli uccelli, gli insetti, i pesci, i rettili e tutti gli altri animali... ci sono i parassiti!
Niente di più errato.
Come esposto più sopra, i parassiti sono semplicemente degli esseri viventi (animali, ma anche vegetali) che conducono la loro esistenza strettamente vicini ad altri esseri viventi, dai quali dipendono per poter vivere; sono cioè in simbiosi con essi.

Ci sono due tipi di simbiosi parassitaria: quella mutualistica (più rara) e il parassitismo (più frequente).

Simbiosi mutualistica
Si verifica quando i soggetti traggono reciproco vantaggio dalla convivenza.
Tipico esempio di simbiosi mutualistica è il connubio tra il Neucrates ductor (pesce pilota) e lo squalo.
Pesce pilota
I Neucrates adulti sono soliti nuotare a fianco degli squali, cibandosi di ciò che ad essi sfugge e nel contempo restando protetti da attacchi di altri pesci, che non si azzardano ad avvicinare gli squali.
Invece i giovani esemplari di pesce-pilota, essendo ancora di taglia assai modesta, entrano regolarmente nella bocca degli squali e nutrendosi degli avanzi di cibo impigliati fra i denti del grosso predatore, gli fanno un ottimo servizio "dentistico" e vi trovano rifugio sicuro quando sono insidiati da altri predatori.


Parassitismo
Si verifica quando un soggetto ne trae unicamente vantaggi, mentre l'altro ne ricava unicamente un danno biologico.
Afidi o pidocchi delle piante Nel mondo vegetale è ben noto il parassitismo praticato dagli afidi (popolarmente chiamati "pidocchi delle piante") che si insediano su molte specie, pungendone i tessuti teneri per succhiarne la linfa.
Gli afidi ne ricavano solo vantaggi, nutrendosi e svolgendo il loro ciclo riproduttivo, mentre il vegetale non solo non ne trae alcun beneficio, ma anzi ne ricava un grosso danno, perché viene indebolito dalla privazione di linfa; si pensi alle foglie di insalata o alle piante di fagiolo letteralmente infestate da afidi, in tal numero che nascondono addirittura il colore delle foglie, facendole apparire nerastre.

Il parassitismo fra animali (uomo compreso) può essere di tipo esterno e in questo caso generalmente è decisamente appariscente; si pensi ad esempio a pidocchi o zecche, decisamente ben visibili.

Quando invece il parassita si insedia all'interno dell'ospite, non risulta visibile, pur danneggiando anche pesantemente l'organismo.
taenia soliumClassico, macroscopico esempio, è la Tenia o verme solitario, dal caratteristico aspetto "a tagliatella", che vive nel lume intestinale dell'ospite; questo parassita sottrae preziose sostanze nutritizie e generalmente si notano solo gli effetti appariscenti della parassitosi, come ad esempio disturbi gastointestinali e dimagrimento.
Tuttavia, dal momento che questi sintomi non sono esclusivi delle parassitosi, la tenia generalmente viene scoperta casualmente, allorché si riscontra la presenza delle sue proglottidi mature o delle uova, nelle feci o intorno alla zona anale e, nel caso degli umani, anche nella biancheria intima o nei sanitari.

Ci sono anche parassiti talmente piccoli, da risultare invisibili ad occhio nudo: i batteri (visibili con il microscopio ottico) e i virus (visibili solo con il microscopio elettronico).
Sono i parassiti più pericolosi, perché altamente patogeni e resistenti.



Gli animali, uomo compreso, possono ospitare parassiti sia interni che esterni.
Se i parassiti ospitano a lor volta parassiti patogeni come virus e batteri (patogeni=che provocano malattie), vi è l'alta probabilità che questi ultimi siano causa di patologie anche molto gravi.
Le malattie provocate da parassiti patogeni trasferiti da animale ad uomo e viceversa prendono il nome di Zoonosi.

La presenza, sul corpo o al suo interno, di parassiti che non provocano zoonosi (es: il pidocchio del capo) è detta parassitosi.

Il parassita che passando da un essere vivente ad un altro lo infetta con gli organismi patogeni che ospita, è detto vettore, cioè colui che trasferisce.
Generalmente i vettori non vengono danneggiati, ma sono semplicemente il mezzo con il quale l'agente patogeno che ospitano riesce a passare in un altro individuo.
Tipico esempio è la zecca che ospita dentro di sè il batterio patogeno Borrelia burgdorferi che causa la "Malattia di Lyme".
La zecca non è malata e non si ammala; essa è solo il mezzo di trasporto di cui il batterio si serve per potersi trasferire da un organismo vivente ad un altro.



I PARASSITI...DEI PARASSITI

I parassiti possono venir parassitati a loro volta?
La risposta a questa domanda è un SI' inequivocabile.
I parassiti, anche quelli che ci sembrano più terribili, hanno la loro vulnerabilità; in quanto esseri viventi sono esposti al pericolo di essere attaccati da parte di altri esseri viventi.
In agricoltura uno degli aspetti della lotta biologica consiste nel favorire la presenza di insetti che per loro natura sono inclini a parassitare determinate specie di altri insetti.

Un esempio di lotta biologica di notevole attualità prevede la liberazione nei castagneti di Torymus sinensis, piccolo insetto imenottero assai indicato per la lotta contro Dryocosmus kuryphilus (chiamato comunemente Cinipide del castagno).

Cinipide del castagno
Il Cinipide del castagno è una piccola mosca di color nero lucido, con le zampine giallo-arancio, di provenienza cinese; è un pericoloso parassita introdotto nel nostro Paese tramite l'importazione di piantine di castagno e da parecchi anni sta danneggiando gravemente i castagneti.


Cinipide che depone
In estate punge le gemme e vi depone l'uovo; in quel punto si andrà formando una galla, escrescenza carnosa ben visibile nella foto qui sotto, che mostra le sommità di un rametto di castagno in fase di fioritura pesantemente infestato.
Le uova di Cinipide resteranno ben protette nelle galle, dove giungeranno a maturazione liberando poi piccole larve che, una volta compiuta la metamorfosi e trasformatesi in insetti completi, foreranno la parete della galla e usciranno all'aperto.
galle di cinipide




Un fattore che rende ulteriormente grave l'infestazione è il fatto che il Cinipide si riproduce per partenogenesi telitoca (assenza di maschi; dalle uova nascono solo femmine già fertili).






Nell'immagine a fianco:
1) femmina di Cinipide adulta, su gemma;
2) larve;
3) pupe;
4) galle su foglia.

Passa il mouse sulla foto per ingrandirla



(Foto di Giovanni Bosio-Settore Fitosanitario Regione Piemonte)





TORYMUS SINENSIS: il parassita...del parassita

Thorymus sinensis

Torymus sinensis è ben riconoscibile dal colore verde-blu metallico del dorso.
La femmina, per mezzo del lungo ovodepositore ben visibile in foto, fora la parete della galla del Cinipide e vi depone il proprio uovo; la larva che nascerà si nutrirà delle larve dei Cinipidi.




Larva di Torymus sinensis




Una fase della metamorfosi di un esemplare di Torymus, oramai allo stadio di pupa dopo essersi nutrito della larva di cinipide.





Dove viene attuata questa lotta biologica si è assistito ad una forte riduzione dei Cinipidi con conseguente riduzione dei danni ai castagneti.

ATTENZIONE: l'utile Torymus uscirà dalla galla solo nella successiva tarda primavera, quindi si raccomanda vivamente di non distruggere e non bruciare subito i rami delle potature dei castagni.
E' indispensabile attendere almeno la fine di maggio per farlo,
altrimenti si ucciderebbero questi utilissimi insetti.



Nel caso di Torymus, l'uomo non lo chiama parassita, ma "parassitoide" o "insetto utile", perché gli porta un vantaggio; oggettivamente però si tratta comunque di un parassita.
Non dobbiamo pertanto dare sempre una connotazione negativa alla parola "parassita".
In natura non esistono forme di vita utili, inutili o nocive; ogni vivente ha semplicemente la sua ragion d'essere.
Solo la visione antropocentrica del mondo porta l'uomo a suddividere le forma di vita in "buone" o "cattive".




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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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