UCCELLI: QUANDO SOCCORRERLI

Innanzi tutto teniamo ben presente che l’animale selvatico per sua natura cerca sempre di sfuggire il contatto con gli esseri umani; pertanto se si lascia catturare è sicuro indice che si trova in seria difficoltà.

La maggior parte degli animali selvatici che ogni anno vengono soccorsi è costituita da uccelli di ogni specie.
Durante la stagione primaverile, ma soprattutto nel corso dell'estate, che si abbia la fortuna di vivere in ambienti naturali o che si ami frequentarli nel fine settimana o nel periodo di ferie, è piuttosto frequente imbattersi in qualche pennuto in difficoltà.
Anche chi vive in città può tuttavia trovarsi di fronte ad un volatile bisognoso d’aiuto.
Per non essere colti totalmente alla sprovvista è quindi buona cosa aver le idee chiare in anticipo.

Spesso capita che si raccolgano da terra uccellini ancora troppo giovani per poter volare, talvolta tanto piccoli da essere ancora implumi e addirittura con gli occhi chiusi e quasi sempre in questo caso si tratta di piccoli caduti dal nido durante temporali o venti forti.
Lasciarli dove sono equivale per loro a morte sicura, perché mamma e papà uccello non sono in grado di riportare i loro piccoli nel nido e a terra le condizioni climatiche e i predatori avrebbero il sopravvento, quindi vanno raccolti e accuditi.
Altre volte sono già discretamente impiumati, ma non hanno ancora formate le penne timoniere della coda o le penne remiganti, quelle lunghe che crescono sulle punte delle ali.
Sovente si tratta di piccoli caduti accidentalmente dal nido mentre si agitavano freneticamente per ricevere l’imbeccata dai genitori.
Se nei dintorni non vi sono pericoli (solitamente predatori come gatti o corvidi) è meglio lasciare l’uccellino dov’è, allontanarsi almeno di 5 o 6 metri e osservare tranquilli, senza far rumore e senza agitarsi, per vedere se i genitori arrivano a nutrirli attirati dai richiami del piccolo affamato.
Se dopo un’oretta non si sarà ancora visto nessuno, sarà indice che l’uccellino è rimasto orfano, quindi è corretto prestargli soccorso.

Alcuni uccelli come i merli lasciano il nido quando non sono ancora in grado di volare, ma al massimo fanno qualche timido e impacciato svolazzo raso terra.
Le loro alucce non sono ancora sufficientemente forti per farli volare in alto con sicurezza e rapidità; dovranno trascorrere alcuni giorni durante i quali faranno esercizio di volo e man mano che la forza muscolare e la destrezza aumenteranno, riusciranno a reggersi bene sulle zampine e a darsi la spinta per aiutare le ali nel compito di farli sollevare da terra.
In questo periodo che durerà circa una settimana i genitori scenderanno ad alimentarli al suolo o sui rami bassi degli arbusti che i piccoli saranno riusciti a raggiungere.
Se in questi giorni saranno fortunati e non incontreranno condizioni meteo particolarmente avverse e soprattutto se sfuggiranno all’attenzione dei predatori, avranno ottime probabilità di diventare adulti.
Anche nel caso dei merlotti è sempre buona norma, se non ci sono pericoli immediati, allontanarsi e attendere l’arrivo dei genitori e solo quando sarà trascorsa almeno un’ora o anche più senza vedere nessuno si potrà propendere per l’uccellino davvero in difficoltà e quindi da aiutare.

Naturalmente qualsiasi uccellino trovato sulla strada andrà spostato di qualche metro lontano dal bordo della strada stessa, in modo da evitare che possa essere schiacciato dai veicoli in transito.
Il suo forte richiamo farà capire ai genitori dove si trova.
Se nonostante l’attesa non li vediamo sopraggiungere, allora potremo raccogliere il piccolo e allevarlo per poi rimetterlo in libertà una volta divenuto autosufficiente.

Gli uccelli predati dai gatti vanno indubbiamente soccorsi, anche se adulti.
Stessa cosa per quelli che troviamo nelle strade cittadine; se li lasciamo dove sono di sicuro faranno una brutta fine, non solo per il pericolo di essere schiacciati da qualche auto o di essere predati da gatti, cani o ratti, ma anche perché potrebbero incontrare qualche umano pronto a far loro del male.
La cronaca è piena di casi del genere, dove esseri umani imbecilli, bambini, ragazzi o adulti che siano, si divertono a far del male a poveri animali indifesi, fino ad ucciderli.

Rondini, balestrucci e rondoni
Un discorso a parte va fatto per rondini, balestrucci e rondoni: sono animali con esigenze del tutto particolari che vedremo in seguito e devono essere raccolti perché da soli non potrebbero assolutamente cavarsela.

Rapaci diurni e notturni, Aironi, Gabbiani...
Sono animali che richiedono attenzioni e cure particolari ed hanno anche necessità di cibo specifico.
Il soccorritore per evitare di ricevere ferite dai potenti artigli e dai becchi talvolta affilati come rasoi, deve assolutamente prendere determinate precauzioni per la propria salvaguardia.
Evitare per esempio di avvicinare il volto a portata di becco di un airone o, meglio ancora proteggetevi con una visiera di plastica trasparente di tipo antinfortunistico.
In ogni caso è anche sempre opportuno indossare un paio di robusti guanti da lavoro in pelle spessa.
Fate attenzione che un rapace non cercherà di colpirvi con il becco, come si potrebbe supporre.
Le sue armi d’attacco sono invece i robustissimi artigli; il becco gli serve per lacerare le carni della preda o sbriciolarne le ossa e cibarsene.
Appare quindi evidente che questi animali vanno trattati da persone esperte; pertanto, a meno di non possedere adeguate capacità o di aver già avuto esperienze in merito, è caldamente auspicabile che questi volatili vengano affidati al più presto a strutture specializzate.
Se trovate questi uccelli, contattate la Polizia Provinciale del luogo del rinvenimento e attendete sul posto che sopraggiungano gli agenti per prelevare l’animale.
Se riuscite a prenderlo voi stessi, mettetelo in una scatola di cartone di dimensioni adeguate, ma non troppo grande.
L’animale possibilmente non deve poter sbattere le ali, perché rischierebbe di farsi ancora più male.
Questi animali dotati di mezzi di offesa-difesa così efficaci non devono però farvi desistere dal proposito di soccorrerli; ricordate che sono in pericolo ed è giusto aiutarli.
Se cercheranno di rivoltarsi contro di voi sarà solo perché hanno tanta paura e si rendono conto benissimo di non essere in grado di fuggire lontano.
La loro sarà semplicemente un’istintiva reazione di difesa.
Pertanto anche se non proverete per loro la stessa sensazione di tenerezza che vi potrebbe fare un passerotto, non fate finta di niente, prestate il soccorso che siete in gradi di dare e chiamate al più presto la Polizia provinciale o il Corpo Forestale dello Stato o qualche Ente di cui avete conoscenza.

Uccelli acquatici e palustri
A chi frequenta zone lacustri o fluviali sarà senz'altro capitato di vedere una nidiata di germano reale, con la mamma attorniata dai suoi piccoli.
Questi uccelli sono caratterizzati dall'essere precoci, cioè sanno camminare, nuotare, alimentarsi da soli fin dalle prime ore di vita, anche se hanno comunque bisogno della protezione della mamma per un paio di mesi
Molte persone raccolgono piccoli germani appena nati scambiandoli per orfani, mentre si sono semplicemente allontanati un po' troppo dai fratelli.
Non dimentichiamo che anche tra gli animali ci sono i più intraprendenti che vanno in esplorazione del mondo oppure quelli disobbedienti o che si lasciano distrarre da ogni piccola cosa e perdono temporaneamente il contatto col gruppo; la mamma tuttavia se ne accorgerà e tornerà a cercarlo, oppure sarà il piccolo stesso che comincerà a chiamarla a gran voce.
Pertanto a meno di non essere assolutamente certi che nei dintorni non ci sia la madre, evitate di raccogliere i piccoli germani.
A volte mamma anatra, intimorita dalla presenza di esseri umani vocianti, non osa avvicinarsi.
Questo succede ovviamente durante il periodo delle covate, che corrisponde alla stagione estiva, quando nugoli di bagnanti affollano le rive di laghi e fiumi, disturbando non poco la fauna selvatica.





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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia




Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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