C.R.A.S. - Centri Recupero Animali Selvatici

I Centri di Recupero per gli Animali Selvatici in difficoltà sono identificati dalla sigla C.R.A.S. e si trovano in tutta Italia.
Sono gestiti da associazioni ed enti tra i più disparati, come per esempio WWF, LIPU, ENPA, Parchi Nazionali, Riserve Naturali, Corpo Forestale dello Stato, Regioni, Province, Federcaccia e chi più ne ha, più ne metta...

Normativa di riferimento
Purtroppo non esiste a tutt'oggi una normativa di riferimento chiara ed univoca a livello nazionale, ma sono le Regioni e le Province che con ampia discrezionalità emanano leggi, decreti e regolamenti in merito.
L'intricata situazione attuale è chiaramente illustrata in questo Pdf .

Efficienza, organizzazione,competenza
Riguardo all'effettiva efficienza e validità di queste strutture è bene fare alcune precisazioni.
Per esempio ci sono CRAS specializzati in ungulati, altri nel recupero di rapaci, altri ancora si occupano di fauna acquatica e via dicendo.
Nessuna meraviglia quindi se il privato che si rivolge ad un centro pressoché monospecialistico si vede rifiutare l'accoglienza di un animale d'altro tipo con la motivazione che il centro si occupa di altre specie.
Altre volte viene rifiutata l'accoglienza con la giustificazione che non c'è posto disponibile o il personale è numericamente insufficiente.
Altre volte ancora viene chiesto al privato di sobbarcarsi il compito di portare l'animale al centro, in quanto momentaneamente non hanno la possibilità per motivi vari di effettuare la presa in consegna al domicilio del richiedente.
Succede anche di ricevere l'invito a tenere temporaneamente l'animale con l'assicurazione che si verrrà contattati a breve per decidere il da farsi, invece passano le ore, i giorni, ma nessuno più si fa vivo...

I CRAS inoltre accettano solo animali che provengano dalle Province convenzionate.

Quando invece l'animale viene accolto, questo fatto non è garanzia che sia davvero capitato in buone mani.
Solo per fare uno dei tanti esempi possibili, è già successo che persone che a fine autunno chiedevano il ricovero di un piccolo riccio di peso decisamente insufficiente per poter affrontare il letargo venissero consigliate di liberare subito l'animale perché l'istinto l'avrebbe guidato sul da farsi, condannandolo invece così a morte certa.
Purtroppo il personale di questi Centri non è sempre all'altezza del compito che deve svolgere e ciò è grave, perché non hanno per le mani sassi, ma esseri viventi!

Ci sono anche Centri che quanto ad igiene lasciano molto a desiderare; locali di prima accoglienza sporchi, disordinati, dove si viene investiti dal puzzo di feci e urina stantìa... per non parlare poi dei trasportini usati per ricevere l'animale, talmente incrostati di feci secche che è legittimo pensare che non vengano puliti e disinfettati da tempo immemore...

E c'è il problema dell'animale dichiarato non più reinseribile in natura, vuoi per handicap fisici, come potrebbe essere la mancanza di un'ala nel caso di un uccello, vuoi perché definito "imprintato".
Quale destino lo aspetta?
Certo nel caso di un animale in rarefazione (classico esempio il Barbagianni) pur se divenuto inadatto alla vita libera, verrebbe tenuto in cattività a scopo riproduttivo, ma se si trattasse di un comunissimo allocco gli sarebbe riservato lo stesso destino o lo attenderebbe l'eutanasia?
Domande che già racchiude una risposta...

Trasparenza
Un altro tasto dolente è quello della trasparenza.
Chi consegna un animale può anche desiderare di avere notizie sull'andamento della permanenza al Centro, ma non essendoci una normativa chiara in merito si passa dalla struttura che impronta i rapporti col pubblico alla massima trasparenza, per giungere a quella che sceglie la totale segretezza, neanche fosse Fort Knox...dove addirittura dopo aver firmato il foglio di consegna, al primo abbozzo di richiesta di poter avere in seguito notizie dell'animale si viene raggelati dalla comunicazione che da quel momento la bestiola è in parole povere in loro unica disponibilità.
Addirittura quando un Ente Pubblico come una Provincia desidera informazioni sull'animale consegnato dai suoi stessi Agenti, deve produrre una formale richiesta firmata dal dirigente del settore competente, ecc. ecc...

Pertanto non si meravigli nessuno che sovente la prima esperienza di un privato con un CRAS sia anche l'ultima e che egli preferisca per future evenienze fare da solo, spesso con risultati talmente buoni che qualcuno più "titolato" avrebbe solo da invidiare.








Volpacchiotto



Gabbiano



Scoiattolino






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Né a Pasqua, né mai!


Articolo di Beatrice Montini (Corriere della Sera)
Investigazioni di Animal Equality Italia






Malata di sclerosi multipla e contraria alla sperimentazione animale
Dottor Stefano Cagno

Clicca la foto per l'articolo del dott. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero dell'Az. Osped. Desio e Vimercate (MB)
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